I clienti dei principali operatori telefonici e di pay tv, avranno visto recapitarsi in questi giorni nella posta o tramite mail e sms, una comunicazione riguardante l’ormai prossimo cambiamento della modalità di tariffazione da parte del proprio gestore.
Cos’era successo? In pratica, sul finire del 2016, molti operatori avevano deciso di cambiare la consueta fatturazione mensile (a 30 giorni) con una nuova, più breve, a 28 giorni: questo portava le mensilità dovute da 12 a 13, con un incremento medio delle tariffe dell’8,6%.
La cosa, naturalmente, non era piaciuta ai consumatori, e si erano levate grida di dissenso e di protesta, tanto da raggiungere le istituzioni e le aule del Parlamento, che si erano attivate per intraprendere l’iter normativo necessario a risolvere il problema.
Sulla questione era intervenuto anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda affermando che la pratica delle fatture a 28 giorni “è una cosa che va messa a posto il più rapidamente possibile, perché è inaccettabile”.
Detto fatto, il 14 novembre 2017 la commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento che prevede il ritorno alla fatturazione su base mensile per compagnie telefoniche, pay tv e servizi di comunicazioni elettroniche: il 6 dicembre l’emendamento è diventato legge, tramite il DL 148/2017 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Con quest’ultimo si stabilisce che i gestori di servizi telefonici e pay tv dovranno adeguarsi al metodo di fatturazione a fine mese entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge,
pena l’applicazione di sanzioni da parte dell’Authority delle Comunicazioni, con importi previsti da un minimo di 240 mila euro ad un massimo di 5 milioni.
Vittoria, dunque: mica tanto. Se da una parte, infatti la fatturazione torna a 30 giorni, e quindi torna la fatturazione a 30 giorni e quindi a 12 mensilità, dall’altra l’importo totale da corrispondere nell’anno rimane invariato.  Citando l’sms di Vodafone, come esempio: “La tua spesa complessiva annuale non cambia. Il numero dei rinnovi mensili della tua offerta si riduce da 13 a 12 e di conseguenza l’importo di ciascun rinnovo aumenterà dell’8,6%”. Sembra venga data, comunque, la possibilità di recedere dal contratto senza penali.
Resta ancora da chiarire, quindi, la possibilità o meno, da parte dei consumatori, di richiedere rimborsi o indennizzi per gli importi pregressi maggiorati: l’aumento delle tariffe si è creato, infatti, nel momento del passaggio alla fatturazione a 28 giorni, e adesso viene “trascinato” diluito nella fatturazione a 30 giorni. Anche in questo caso ci si aspetta una pronta risposta da parte delle istituzioni, per chiudere in maniera definitiva una questione che ha evidenziato la necessità di una vigilanza concreta dello Stato su un mercato, altrimenti, troppo libero di autodeterminarsi.

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