Confini e Conflitti. Dall’impero romano all’Ucraina, Fabrizio Noli, Vallecchi, 20 euro

Dal Reno della Teutoburgo romana al Dombass conteso che da undici anni vive in guerra: in diciassette capitoli Fabrizio Noli prova a restituire chiarezza e risposte a chi è confuso dai 56 conflitti sparsi per il mondo e da come finiranno, o almeno dai due che toccano di più l’Occidente: Ucraina e Medio Oriente.

Così Noli, che nella sua variegata carriera giornalistica si è occupato da vicino di sport, politica e Vaticano, si cimenta con la complessità della geopolitica con la saggezza di Jacques Derrida: “I confini non sono mai certi, sono sempre contesi e instabili, sono per natura provvisori e da decifrare continuamente”. E nonostante ciò è proprio per i confini e per la terra, per la proprietà, che da sempre l’uomo si scontra contro il suo simile: si pensi soltanto ai fratelli che fondarono Roma e a come andò a finire. Confini e conflitti diventa così un volume tra la categoria discorsiva e scientifica, dove il contesto storico di stampo scolastico si accompagna al racconto fatti di e personali e collegamenti con l’attualità, così che anche un abitante di Casale Monferrato noterà che la storia dell’accerchiamento della Francia dai possedimenti asburgici “su cui non cala mai il sole” e del successivo ribaltamento del risiko scorre viva nel suo sangue.

In questo arduo compito Noli non è da solo, in ogni capitolo si avvale del commento esperto di specialisti, come Flavia de Ruberis (Università Ca’ Foscari) per i confini longobardo-bizantini, Giovanni Bernardini (Università di Verona) per le vicende alpine tra prima e seconda guerra mondiale, dal Sudtirolo ai sudeti e i 14 opunti di Wilson, o Andreas Grottsmann (direttore dell’Istituto Storico Austriaco Roma) a sciogliere gli intricati nodi di cos’è Austria e cosa Ungheria nell’accezione storica di “Austria-Ungheria”.

Non solo una carrellata sui conflitti che hanno formato l’Europa e i suoi popoli come oggi li conosciamo, ma anche un utile vademecum per capire cosa si intende, ad esempio, quando si parla di “soluzione tirolese” per risolvere la mattanza di Gaza.

 

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