Gnammo

È il “Facebook” delle buone forchette e dei bravi cuochi. Nell’era dei social network chi ama la tavola ha trovato pane per i suoi denti con Gnammo, il social eating che consente, attraverso la passione per i fornelli, di conoscere nuovi amici. Colazione, brunch, pranzo, aperitivo e cena a casa con sconosciuti, con i quali potrebbe nascere un inseparabile rapporto.
Assaggiamo Gnammo insieme a Gian Luca Ranno, uno dei tre fondatori.
Com’è nato Gnammo?
“Sia io sia due ragazzi di Bari abbiamo avuto la stessa idea e, dato che i progetti erano simili, abbiamo unito le esperienze per dare vita a Gnammo. Gli altri due fondatori sono Cristiano Rigon e Walter Dabbicco”.
Un utente cuoco cosa deve fare per organizzare una cena a casa?
“Sul sito Gnammo crea l’evento (cena, pranzo o aperitivo), scrive il menu, stabilisce il prezzo a persona, posta le foto della location e del cibo (se preparato già qualche altra volta), indica il numero massimo degli ospiti e, infine, comunica la data e il luogo, però non l’indirizzo esatto, ma il raggio di 1 km nel quale è collocata l’abitazione. A questo punto l’evento è creato. Lo staff di Gnammo prima lo verifica, nel caso fornisce al cuoco un’assistenza per ottimizzare l’annuncio, e poi lo pubblica sulla piattaforma”.
E gli altri utenti come possono andare a questa cena?
“Gli gnammers – così vengono chiamati – se sono interessati devono cliccare su ‘partecipa all’evento’ e pagare la cena. Però l’invito deve essere accettato dal cuoco. In caso di esito positivo allora la transazione economica avviene concretamente: il pagamento è possibile con carta di credito o carta prepagata. A questo punto all’utente viene comunicato l’indirizzo dell’abitazione”.
Il cuoco prima di accettare gli inviti e quindi far entrare in casa perfetti sconosciuti come può stare tranquillo?
“Può guardare i profili Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram degli utenti con cui possono collegarsi a Gnammo e dalla scorsa settimana c’è la novità dei feedback: esprimere un giudizio sugli ospiti, per esempio se sono stati di compagnia, simpatici, corretti, e questi ultimi potranno commentare la persona che ha cucinato”.
Gnammo consente di far guadagnare soldi sia ai cuochi sia a voi. Qual è il modello di business?
“Il cuoco incassa la cifra totale dell’evento meno il 10% di ogni transazione, questa va a noi. Per esempio se una cena costa a persona 10 € noi guadagniamo 1 euro per ogni ospite”.
Come si sviluppa la partneship con Emergency?
“È una rassegna di foodraising. Più di cento eventi sono stati creati dalla stessa Emergency nelle sue sedi territoriali, e sempre più spesso gli utenti organizzano cene per destinare tutto o parte del ricavato all’associazione umanitaria italiana”.
Sono solo semplici utenti a proporre cene o pian piano anche i ristoranti hanno fiutato l’affare e pubblicizzano gli eventi?
“Sempre più ristoratori ci chiedono di interagire con la nostra community. E presto lanceremo il social eating anche nei ristoranti”.
Così Gnammo diventerà come Groupon?
“No, perché non ci saranno i coupon e solo saltuariamente si vivrà la tavola condivisa al ristorante, con un minimo di 7 e un massimo 15 persone che non si sono mai incontrate prima. Sarà soprattutto un’operazione di marketing”.
L’app non è ancora disponibile?
“Stiamo lavorando e presto sarà possibile scaricarla”.
Che cosa rappresenta Gnammo dal punto di vista sociologico?
“È un passo indietro e un salto avanti. Si torna al concetto dell’economia condivisa, come facevano i nostri nonni: ognuno portava qualcosa quando mangiavano con gli amici. È anche un salto avanti perché abbiamo trasformato questa abitudine in scala globale. Come diciamo noi la tavola è il più antico social network e con Gnammo le persone s’incontrano davvero. Poi da cosa nasce cosa. Per esempio la nostra collaboratrice Monica, alla prima cena organizzata con la piattaforma, ha incontrato l’uomo che poi ha sposato e col quale ha concepito un figlio”.

Luigi Garofalo
media2000@tin.it

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Luigi Garofalo
Giornalista di 31 anni. Dal 2011 al 2013 è stato cronista e conduttore del telegiornale per l'emittente locale di Roma "T9 Tv". Con Giampiero Gramaglia ha pubblicato il libro: "Complici. La relazione pericolosa tra l'Italia e il regime di Gheddafi" (Editori Riuniti, marzo 2011). Ha conseguito, con il massimo dei voti, la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" con la tesi dal titolo: "Il giornalista multimediale e multipiattaforma".