In un anno si è assistito a disastri ambientali di portata catastrofica, con gli incendi boschivi fuori controllo che hanno investito aree vastissime del Pianeta, come i 12 milioni di ettari dell’Amazzonia, 4 milioni nella grande foresta del Nord della Siberia, 3 nella Australia, per citare alcune stime generali, per non parlare dell’Artico, del Canada, della foresta pluviale del Bacino del Congo (27 mila ettari) o dell’Indonesia.

Anche alla luce dell’aumento indiscriminato dell’abbattimento arboreo, i vantaggi che il rimboschimento potrebbe fornire rispetto al contrasto delle emergenze climatiche sono di certo di primissimo ordine, sia nel contenimento del CO2, causa principale del surriscaldamento terrestre, ma anche sul fronte della siccità, delle inondazioni, del dissesto idrogeologico o del miglioramento delle qualità dell’aria e acqua.

La ricerca scientifica tuttavia, evidenzia che un’azione globale di forestazioni non sarebbe una soluzione definitiva per la riduzione a zero delle emissioni prodotte dall’attività antropica, in quanto la biomassa arborea necessaria sarebbe così ingente da richiedere costi, anche ambientali, insostenibili, per non parlare dell’uso dei fertilizzanti o delle risorse idriche. Di certo una delle misure da attuare energicamente sarebbe non soltanto la de-carbonizzazione dell’energia, ma altresì l’impedimento tassativo delle deforestazioni, in Amazzonia (negli ultimi 50 anni è stato distrutto circa il 17% della foresta amazzonica) come in Africa e Asia.

A tal proposito l’organismo internazionale CDP (ex Carbon Disclosure Project) ha evidenziato che circa 5 milioni di ettari di foreste vengono abbattuti ogni anno per molteplici cause, come la trivellazione di pozzi petroliferi, estrazione dei minerali,  forsennati tagli boschivi o incendi selvaggi. Le emissioni di gas serra costituiscono una minaccia troppo seria perché possa essere affrontata esclusivamente con l’incremento dell’energia solare.

Gli scienziati rimarcano che per impedire l’aumento della temperatura terrestre è necessario dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Il politecnico di Zurigo (ETH) inoltre, indica come necessità improcrastinabile per i prossimi cinquant’anni, il rimboschimento delle terre marginali, di cui all’oggi più del 50% di terreni totalmente inutilizzati si trovano nei paesi “dominanti” come Russia e Stati Uniti, azione che comporterebbe la cattura di 200 miliardi di tonnellate di anidride carbonica con un minimo costo ad albero di 30 centesimi di dollaro. Il mito dell’albero risveglia le coscienze, ma non riesce a rispondere al grido dall’allarme.