Carlo Corazza (Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia) intervenuto a Nostalgia di Futuro ha sottolineato come l’Europa presenti molti limiti. E soprattutto, come resti una grande incompiuta, alla quale mancano ancora numerose competenze fondamentali.

Ho scelto di commentare l’intervento d Carlo Corazza perché sono nato a Bruxelles, emigrato, poi, in Canada, oggi vivo in Europa e diventerò presto cittadino italiano.

L’Europa siamo noi

Seguo le sfide europee, ed è importante riflettere come ha ricordato Corazza che l’Europa siamo noi: ogni mese ministri italiani partecipano ai Consigli europei, l’Italia esprime 74 parlamentari a Strasburgo e Bruxelles e conta anche un vicepresidente della Commissione europea. Per questo, ha osservato, l’Europa non è qualcosa da cui possiamo permetterci di estraniarci. Ed io ne sono un convinto sostenitore.

Europa sotto attacco

Corazza ha ribadito che oggi l’Europa è sotto attacco; non si tratta di un’esagerazione — ha ricordato — ma delle parole pronunciate dalla Presidente della Commissione europea nel suo discorso più solenne, quello sullo Stato dell’Unione: “L’Europa è in guerra”. La nostra libertà e la nostra indipendenza sono messe in pericolo. In un mondo dominato sempre più dalla logica della forza,  la legge viene spesso soppiantata dalla prepotenza. In questo contesto, ha spiegato, l’Europa rischia di apparire come un vaso di coccio tra vasi di ferro.

Parlo spesso della crisi epistemologica che stiamo vivendo che è effettivamente una crisi di valori.

Tecnologia e libertà

Per Corazza, la tecnologia è oggi strettamente connessa alla libertà europea. Quando si parla di autonomia strategica — che si tratti di microprocessori, intelligenza artificiale, banche dati, satelliti, difesa, sicurezza, sistemi autonomi, supercomputer o terre rare — si parla in realtà della capacità dell’Europa di non essere ricattabile.

Riferendosi al recente negoziato sui dazi con gli Stati Uniti, Corazza ha osservato come non si sia trattato, in realtà, di un vero negoziato: Washington ha semplicemente posto una scelta, ricordando all’Europa che il mantenimento di coperture satellitari, di intelligence e di altre forme di sostegno aveva un prezzo, e che l’accettazione del 15% di dazi andava considerata persino favorevole, poiché più bassa rispetto a quanto applicato ad altri partner.

Il futuro dell’Europa

Secondo Corazza, l’Europa ha oggi due possibilità: seguire piani di rafforzamento — come quello autorevole proposto da Mario Draghi o quello elaborato da Enrico Letta — e diventare una vera potenza capace di non subire ricatti; oppure avviarsi verso il destino delle città greche del IV secolo o degli Stati italiani dopo il Rinascimento, trasformandosi progressivamente in satelliti di potenze esterne. In questo senso ha apprezzato l’intervento introduttivo di Gina Nieri, incentrato sul tema della responsabilità.

Guerra Ibrida

Corazza ha poi affrontato il tema della guerra ibrida, sottolineando come uno dei fronti più caldi sia la disinformazione. Ed oggi le nostre menti sono sotto attacco perché stiamo delegando le nostre capacità cognitive.

Ha ricordato l’esistenza di numerosi rapporti del Parlamento europeo, incluso quello in uscita a dicembre della commissione speciale sullo “Scudo della democrazia”. Ha citato anche la premier estone Kaja Kallas, secondo la quale la Russia investirebbe circa un miliardo di euro all’anno in disinformazione. In questo quadro, Corazza ha definito i giornalisti le prime sentinelle a difesa della libertà, invitandoli a restare indipendenti e a non farsi comprare.

Noi di TuttiMedia siamo pronti a sostenere l’innovazione che non offusca le menti, il mio libro “L’uomo quantistico” edito da Rai Libri è proprio un invito a capire cosa c’è dentro la transizione digitale e dove ci porta.

Alla prossima edizione di Nostalgia di Futuro, devo ammettere di essere stato contaminato da Giovanni Giovannini: ho tanta “Nostalgia di Futuro”!

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Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".