Maurizio Costa foto per sito

A seguire riportiamo il discorso integrale che Maurizio Costa (Presidente FIEG) ha tenuto all’incontro: “L’Italia cambia, cambia il giornalismo?”.

“Partiamo dal focus del panel: come uscire dalla crisi. L’editoria è stretta in una morsa, tra crisi e conseguenze della rivoluzione digitale, investita com’è da una velocissima trasformazione dei prodotti e dei processi produttivi. E la crisi è vasta e profonda: negli ultimi cinque anni i ricavi da vendita delle copie sono scesi del 40%, quelli da pubblicità del 50% e si è assistito al crollo dei ricavi da prodotti collaterali. Un’onda che ha travolto le imprese editrici, con una caduta vertiginosa dei risultati economici, e l’intera filiera, con una forte contrazione del numero delle imprese di distribuzione ed una riduzione significativa di quello delle edicole. È quindi necessario e urgente uscire dalla crisi. Necessario perché l’editoria è un settore industriale peculiare, parte integrante e costitutiva di ogni processo di avanzamento culturale e presidio di democrazia. Urgente perché nessun settore industriale sopravvive a lungo con questi numeri.
Come “affrontare” questa crisi? La crisi si affronta favorendo lo sviluppo di un’editoria di qualità, assecondando la mutazione in atto nei prodotti e nei processi produttivi e garantendo un contesto che, considerate le criticità, sostenga un progetto di sistema. Ci sono quindi cose che si possono fare da soli e cose che vanno fatte “insieme”. Le imprese editrici, dopo un periodo di “spaesamento” dovuto alla radicalità della trasformazione, stanno reagendo con impegno, dimostrando di credere nell’innovazione sentita come un’opportunità e una sfida. Non lesinano investimenti (negli ultimi mesi sono stati assunti oltre 250 giornalisti), finalizzati a mantenere vivo l’interesse per il prodotto/mezzo più tradizionale (la carta stampata) e per promuovere lo sviluppo dei nuovi media digitali. In altre parole: lo sguardo è rivolto al futuro, ma i piedi sono saldamente piantati per terra. Questi sforzi stanno producendo risultati importanti: a gennaio 2013 si vendevano 229mila copie di quotidiani digitali al giorno e le vendite digitali costituivano solo il 4,9% del totale della diffusione; a. gennaio di quest’anno le copie digitali di quotidiani sono state 511mila (un incremento in due anni di oltre il 120%) e costituiscono il 14,6% del diffuso.
Ora, le Parti Sociali direi che stanno gestendo con grande senso di responsabilità le ricadute della crisi nel settore editoriale. Il consolidato assetto di relazioni industriali esistente e l’appoggio offerto dal Governo hanno evitato i fenomeni di conflittualità sociale che si sono manifestati invece in altri Paesi europei. Il rinnovo del contratto di lavoro giornalistico, l’accordo sul lavoro autonomo e il Protocollo di intesa con il Governo siglati nel giugno 2014 testimoniano la volontà di affrontare la crisi in uno scenario di regole condivise. Molto è stato fatto, ma molto rimane da fare, con un profondo ripensamento dell’organizzazione del lavoro delle aziende editoriali che punti su tecnologia e formazione. Ed è fondamentale che prosegua il percorso di stretta collaborazione con le Istituzioni, già avviato anche con le disposizioni sul Fondo Straordinario per l’editoria, che sta producendo i primi frutti in termini di nuova occupazione e di ricambio generazionale. L’apertura, la scorsa settimana, da parte del Governo, di un “tavolo per l’editoria”, fortemente voluto e sollecitato dalla FIEG, che vede la partecipazione di tutte le componenti del mondo editoriale, rappresenta un ulteriore passo per approntare strumenti di superamento della crisi.
Ma come si può “uscire” dalla crisi? Dalla crisi si esce producendo giornali di qualità, che sfruttino pienamente tutte le diverse piattaforme e i canali disponibili (carta, web, tablet, smartphone, ecc.): tutti “contenitori”, che costituiscono i canali di distribuzione delle notizie e il controllo dei quali non è assolutamente secondario, senza mai perdere di vista tuttavia il “core” dell’attività degli editori, che sono i “contenuti” di un’informazione di qualità. E per poter produrre giornali di qualità occorrono risorse adeguate. Il prodotto informativo, anche quello digitale, per essere di qualità deve “attirare” risorse sufficienti a remunerare i fattori della produzione e, in prospettiva, a compensare la declinante redditività dei prodotti cartacei. E in questo circolo virtuoso, per poter “attirare” risorse occorre migliorare la qualità del prodotto e del servizio di informazione, adattandolo alle caratteristiche e specificità del canale, ma anche del nuovo lettore; tutelare e valorizzare i contenuti editoriali di qualità nella Rete; aumentare l’efficienza della rete di distribuzione e promuovere lo sviluppo.
Nel dettaglio, per migliorare la qualità del prodotto e del servizio occorre sicuramente rivedere i modelli di organizzazione del lavoro: nuove figure professionali, maggiori competenze digitali, più elevati livelli di professionalità dei giornalisti e degli altri operatori dell’informazione, maggiore apertura alla multicanalità. Il ruolo della formazione e dell’aggiornamento degli operatori, e quella dei giornalisti in particolare, non è stato fin qui, forse, sufficientemente considerato. La consapevolezza della necessità di produrre contenuti di qualità sempre più elevata, per rispondere alle esigenze di un pubblico di lettori che è cambiato e che cambia, anzi di più pubblici di lettori, impone di cambiare tono. E gli editori intendono farsi parte attiva nel favorire e promuovere iniziative di aggiornamento e di formazione, in sintonia con gli altri soggetti del settore, FNSI e Ordini dei Giornalisti in primo luogo, ma anche università e altri istituti specializzati. L’obiettivo è individuare validi percorsi formativi, senza creare necessariamente strutture ad hoc, ma sfruttando le tante opportunità offerte dalle strutture già presenti e partendo delle esperienze già realizzate da alcuni editori. In quest’ottica auspico una nuova stagione nelle relazioni industriali con il sindacato dei giornalisti che conduca ad una ridefinizione radicale delle caratteristiche e della normativa del lavoro giornalistico e dei relativi modelli organizzativi verso una modernizzazione dei processi produttivi.
Un punto mi sta a cuore e finalmente, anche oggi, sento che c’è su di esso una consapevolezza più diffusa: tutelare (e valorizzare) i contenuti editoriali di qualità nella Rete. Lo sviluppo del sistema di diffusione dei contenuti online richiede un aggiornamento costante e attento degli strumenti di tutela e valorizzazione dei contenuti editoriali di qualità. Alla luce della crescita tecnologica esponenziale dell’era digitale, occorre non solo una lotta senza quartiere contro i fenomeni di vera e propria pirateria e le utilizzazioni “clandestine” di contenuti altrui, ma soprattutto la concreta esplicitazione della regola per cui anche gli operatori del mercato digitale che liberamente diffondono contenuti editoriali protetti siano tenuti al riconoscimento dei diritti d’autore in favore di chi (gli editori) investe ingenti risorse per produrli. C’è la necessità, anche in Italia, di una normativa che consenta l’effettivo esercizio dei diritti di utilizzazione economica degli editori nei confronti di questi soggetti, favorendo il raggiungimento di accordi commerciali tra editori ed “over the top”, attraverso la definizione vincolante del perimetro entro cui le parti sono chiamate a confrontarsi per definire natura, modalità di determinazione e misure del compenso dovuto. Nei diversi Paesi europei, la posizione dominante di un solo soggetto (Google) determina per gli editori effetti rilevanti e preoccupanti in tema di diritto d’autore e di raccolta pubblicitaria, incidendo negativamente sulla possibilità degli editori di poter continuare a fornire contenuti editoriali professionali, con la conseguenza sì, di vedere aumentare la diffusione delle notizie da parte di motori di ricerca ed aggregatori, ma a spese di un depauperamento della fase di generazione della notizia stessa. Il dibattito sviluppatosi in Europa ha portato a misure di natura diversa, accomunate tutte però dalla medesima considerazione di fondo: solo un intervento deciso dei governi nazionali può riequilibrare un settore, quello della Information Society, oggi caratterizzato da profonde disparità.
Infine non è rinviabile aumentare l’efficienza della rete di distribuzione sia fisica (edicole e abbonamenti) che digitale (la Rete), con la piena informatizzazione della rete di vendita e l’implementazione, non la riduzione, del canale distributivo postale; il recente progetto di Poste Italiane, gestore del servizio universale postale, che prevede di recapitare i giornali agli abbonati a giorni alterni nel 65% dei comuni italiani non deve essere certamente autorizzato e attuato.
Andare oltre questa crisi è complesso, senz’altro più complesso di quanto lo è stato affrontare altri, ciclici, momenti di crisi. E va fatto, da parte degli operatori tutti dell’informazione, con una disponibilità al cambiamento e all’ascolto (di un mondo e di un lettore che cambia) che favorisca l’evoluzione del mercato e l’innovazione. Da parte del Governo non servono interventi a pioggia, ma misure ben definite nell’oggetto e nei tempi, che accompagnino il superamento dell’emergenza per imprese che assicurano un servizio essenziale alla vita democratica del Paese e sono parte, nel contempo, di un settore industriale strategico per la sua economia. Gli editori della FIEG hanno indicato al Governo alcune misure possibili e immediatamente realizzabili: l’estensione dell’Iva al 4% ai quotidiani e periodici online – un giornale è un giornale come un libro è un libro –, la promozione della lettura di giornali tramite l’utilizzo della leva fiscale, incentivi fiscali che favoriscano la ripresa degli investimenti pubblicitari sulla stampa, un adeguato riconoscimento del ruolo dei giornali per la salvaguardia della trasparenza nella pubblicità legale e degli appalti, anche e soprattutto a difesa della legalità. Sono solo alcuni degli interventi possibili. Il portavoce del Governo ha parlato oggi di “editoria come laboratorio” per pratiche virtuose esportabili anche in altri settori. Non chiediamo di meglio che essere protagonisti e quando possibile motore del cambiamento”.

Maurizio Costa

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Maurizio Costa è Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali dal 1° luglio 2014. Inizia la propria attività professionale nel Gruppo IRI e matura successivamente un'esperienza nella consulenza direzionale. Dal 1984 nel Gruppo Montedison, ha ricoperto le cariche di Direttore Strategie e Sviluppo di Standa dal 1985 al 1988 e di Direttore Generale del Gruppo Standa dal 1989 al 1992. Costa entra in Mondadori nel 1992 come Direttore delle Società Partecipate e del Business Development. Nel 1994 diventa Amministratore Delegato del Gruppo Elemond, di cui fanno parte Electa, Einaudi ed Elemond Scuola. Nel 1997 viene nominato Amministratore Delegato di Arnoldo Mondadori Editore e dal 2003 ne assume anche la Vicepresidenza, cariche che lascia nel marzo 2013 assumendo quella di Vicepresidente della Fininvest S.p.A. Lascia l'incarico nel giugno 2014, contestualmente alla nomina a Presidente Fieg e successivamente è nominato anche Presidente di Audipress Srl. Dal maggio 2007 Costa ricopre inoltre la carica di Consigliere Indipendente di Amplifon S.p.A. di cui è anche Presidente del Comitato Remunerazioni e Nomine. Nell'ottobre del 2014 entra a far parte del Consiglio di Amministrazione di Mediobanca e del Comitato Remunerazioni della stessa. Dal 23 aprile 2015 è Presidente di RCS MediaGroup. È membro della Giunta di Confindustria e della Giunta di Assolombarda. Nato a Pavia nel 1948, sposato, con un figlio, Maurizio Costa è ingegnere meccanico.