Dalla cultura del Mediterraneo vengono i due medici che hanno ideato il meccanismo del vaccino (Sahin e Tureci, da Alessandretta e Istanbul) per il virus Sars-CoV-2. I laboratori però da loro frequentati sono in Germania, dove hanno potuto condurre i loro esperimenti in laboratori pubblici e privati bene attrezzati. Ma solo la potenzialità enorme dell’industria farmaceutica USA, con Pfizer, è stata fattore decisivo per la realizzazione con costanti di tempo rapide della “bomba atomica” – che tutti speriamo tale, nel caso di specie – contro il virus e le sue terribili conseguenze fin qui tristemente sperimentate. Così dovrebbe terminare questa “guerra”. Questa circostanza ha richiamato alla mia mente l’epilogo della II Guerra Mondiale: allora nel Mediterraneo fu l’Italia, con Enrico Fermi, ad avere l’idea vincente e la Germania aveva i laboratori attrezzati guidati da Verner Karl Heisenberg e altri scienziati, ma solo gli USA furono in grado di mettere a punto in modo concreto il progetto Manhattan con costanti di tempo rapide per porre fine in modo decisivo alla II Guerra Mondiale. Si potrebbe dire che gli USA, in tempi recenti, ci abbiano “salvati” due volte. Forse la teoria di Giovanni Battista Vico ha qualche fondamento. Gli USA hanno dimostrato ancora una volta “di essere i primi”. Sono un Paese con molti problemi, ma certamente possiedono una coesione tra industria (grande e piccola), ricerca scientifica, innovazione in tutti i campi, forza militare e finanziamenti privati e governativi invidiabili da tutti. Moderna ha ricevuto $2.5 billion dal governo USA. E’ un investimento considerevole per molti Paesi, ma Moderna esisteva già e stava lavorando a un vaccino simile. Abbiamo un’azienda delle dimensioni di Moderna in Italia, dove un investimento simile possa creare un prodotto che impatti tutto il mondo? Credo di no. Stesso discorso per le grandi industrie. L’Italia vanta marchi di spicco, invidiati da tutti, come Ferrari, ma la Germania ha Mercedes e BMW e gli USA Ford e GM. La Ferrari è bella da vedere ma poco serve all’economia del nostro Paese. Mentre in Italia si pensa a come fare per pagare il carburante dei mezzi militari, gli americani pensano a come fare la guerra non oggi o domani ma la guerra fra 100 anni. Se togliessimo gli USA dal mondo (no Amazon, no Google, no Apple, no NASA, no NIH, no Tesla, no GM, no GE, no Boeing, etc.) cosa rimarrebbe? Va detto che gli USA non sarebbero tali se non fosse per una policy sull’immigrazione pensata e capace di adeguarsi alle necessità del Paese: dopo la II Guerra Mondiale, c’era bisogno di forza lavoro, ora si scelgono persone che un domani possano far parte dell’economia del Paese. Persone indispensabili per far crescere e per far nascere dream teams. Esiste un sistema viscerale che plasma lo straniero, non a caso chiamato alien fino a quando non prende la green card. Un’integrazione non casuale, ma voluta con un preciso obiettivo: quello di mantenere viva la diversity culturale di alto livello. Si potrebbe osservare, più in generale, che l’Occidente vince ancora una volta sull’Oriente: Cina e Russia sono ancora troppo indietro per tante ragioni storico-culturali: ma fino a quando? Non può essere scordata la guerra del Peloponneso: se i Greci di Leonida non si fossero sacrificati alle Termopili, alla fine i Persiani avrebbero sfondato e non avremmo avuto neppure il concetto di un’alternativa al sovrano assoluto. A livello letterario e culturale è l’Iliade di Omero e quella macchina del pensiero che è la Grecia e che Virgilio re-impianta a Roma, la genesi della storia di un Occidente che, pur con tutti i suoi limiti, vince ancora una volta, non per i dollari e le armi ma per la sua potente ricchezza creativa.

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Professore Ordinario di Bioingegneria all’Università degli Studi di Genova. È stato Visiting Scientist alla Temple University di Philadelphia, USA, dal 1977 al 1979. Ha poi operato come delegato MIUR per il settore ICT nel III, IV e VI Programma Quadro dell’Unione Europea. Dal 1996 al 2002 è stato delegato del MIUR al Dipartimento di Scienza, Tecnologia e Innovazione dell’OCSE, per la costituzione della facility internazionale sulla Neuroinformatica, oggi operativa con sede al Karolinska Institute di Stoccolma. Dal 2005 al 2009 è stato Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del MIUR sulla Ricerca Industriale. Dal 2006 al 2010 è stato Direttore del Dipartimento ICT del CNR e, dal 2010 al 2013, Presidente di DigitPA, l’Ente Nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e capitoli di libri e di un brevetto industriale.