Non c’è festa che tenga in tempi di pandemia e di confusione sociale. Se il ventaglio delle variabili si allarga, è fondamentale distinguere le vie principali dalle scorciatoie. In un Paese maturo si discute dell’opportunità dei semafori, poi ci si adegua alle scelte più vicine a un largo bene comune pubblico. Nei Paesi immaturi prevale la scarsa disponibilità alla discussione e alla trasparenza. Tendenza oligarchica? Ne segue la sfiducia nelle autorità, le pratiche individualiste e la protezione dei desideri privati. E’ il caso delle democrazie imperfette del mondo industriale capitalista e del socialismo statalista di altri Paesi. Al momento, in una situazione di innovazione tecnologica accelerata che si accompagna a uno sviluppo economico disequilibrato, sarebbe utile cercare una convergenza di idee e valori che potrebbero motivare i sacrifici individuali. Morale per buone feste.
145 – CULTURA ALLO SPECCHIO
Il dibattito politico è realizzato perlopiù da professionisti della comunicazione, da professionisti dell’amministrazione pubblica (sempre vincolati da lobbies di potere) e insieme da opinionisti dello spettacolo. Meno frequenti gli studiosi di accademia, gli imprenditori economici e i sindacalisti. Gli opinionisti extra-settore servono a raccogliere ascolti, simpatie e fascino personale; lanciano lamentele o proposte da gente comune, nelle quali il pubblico si riconosce, per claque come a teatro. Argomenti ad personam, spesso fallaci. Mezzi busti che piacciono e farciscono i talk show e i social network di buoni sorrisi e buone parole (qualche volta parolacce e insulti). Personaggi dei quali potremmo fare a meno se la comunicazione mediatica non dovesse tener conto dei numeri degli ascoltatori e dei followers. Anche gli scienziati diventano idoli di una sfida, così che prendono il loro carisma di simpatia e i media contano i ‘like’. I conduttori a loro volta devono consolidare il loro appeal per conservare prestigio, quindi porgono domande ricche di proposizioni subordinate per mostrare la loro intelligenza; anticipano i distinguo delle risposte. Insomma chi domanda e chi risponde pensa più alla propria immagine che ai problemi sollevati.
146 – PAESE CHE VAI
Divagazioni illogiche e impertinenti. Di fronte a questioni che mettono in dubbio la validità di decisioni, procedure e modalità di gestione della società italiana (per esempio: organizzazione sanitaria, debito pubblico, immigrazione, sicurezza, istruzione), ad evitare imbarazzi l’intervistato di turno chiama in causa come modelli di virtù o di vizio i Governi altrui. ‘La Germania ha detto’, ‘la Svezia ha fatto’, ‘il modello francese’, ‘l’organizzazione coreana’ e via dicendo. Allora si avvia la discussione sul perché e percome all’estero si fa così e cosà e si elude la questione che era basata sul ‘perché in Italia facciamo o non facciamo’. E’ un artifizio della retorica. Ai cittadini italiani oggi serve sapere a chi spetta la responsabilità della gestione delle cose italiane e controllare che cosa succede al nostro prato. Se quello del vicino è più o meno verde, è un’altra questione. Prima sistemiamo il nostro, con responsabilità.
147 – CALCIO TV BUSINESS
Avevamo anticipato a fine ottobre (Pillola n° 121) che le Big Tech sarebbero sbarcate nel nostro mercato calcio. La piattaforma Amazon Prime Time proporrà al pubblico italiano 16 grandi partite di Champions League, ogni anno fino al 2024. Uno smacco per la televisione classica, che non è riuscita finora a valorizzare gli investimenti nei diritti. Si dice che Amazon spenderà 80 milioni di dollari a stagione, ovvero una media di 5 milioni a partita. Stimando, prudentemente, una media di ascolto di 2,5 milioni di devices accesi per partita, per Amazon la spesa sarà di 2 dollari a video per ogni volta. A stadi chiusi o semiaperti o aperti, comunque gli appassionati di calcio in tv accorreranno come api sui fiori. Successo molto probabile. A parte ci sarà pubblicità e sfruttamento di vari diritti indotti, non solo televisivi. Amazon ha già sperimentato il business del calcio quest’anno con la Premier League in UK e con la Champions in Germania. Positive sinergie ed economie di scala tra big dell’e-commerce, sport, spettacolo e telecomunicazioni. Presto toccherà alla nostra Serie A. Buon anno!
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it