La relazione del presidente Pietro Altieri all’apertura del Centro di ricerca ITS a Torre Annunziata

Non è mai semplice, non lo è stato neanche questa volta, mettere insieme autorità, istituzioni e imprese, per questo non può andare persa l’occasione per sviluppare alcune considerazioni, a mio giudizio molto importanti per lo sviluppo del territorio e delle aziende ICT che vogliono investire e crescere.

Certamente il momento attuale di crisi, che nelle aziende si legge con una carenza di ordini e fatturato, non è dei più propizi per l’avvio di nuove iniziative; tuttavia, poiché riteniamo che anche le crisi vanno gestite, e, se ben gestite, possono anche rappresentare occasione di razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse di un’azienda in vista dei suoi obiettivi di sviluppo, eccoci oggi a presentare l’ultimo investimento in casa ITS, il più impegnativo ad oggi, il nuovo Centro tecnologico di Torre Annunziata.

Il Centro ben si inquadra nel progetto industriale dell’ITS che fin dalla sua nascita si è sviluppato con una precisa strategia: i piedi a Napoli e la testa in Italia e nel mondo; il che, tradotto in strategia operativa, altro non è che portare lavoro a Napoli frenando l’esodo che conosciamo bene dei giovani analisti e programmatori da Roma in su.

Possiamo dire che tutto l’investimento del Centro tecnologico (con i laboratori, il centro di ricerca, l’università, il centro di formazione) si basi sulla nostra ferma convinzione che Torre Annunziata possa proporsi come moderna software factory e centro di servizi tlc per clienti nazionali ed internazionali. Per quanto ci riguarda non potrà essere altrimenti, altrimenti avremmo fatto una lodevole operazione di recupero urbanistico dell’area, rilancio culturale anche(con il sindaco stiamo organizzando una stagione di musica da camera, da parte nostra offriamo al territorio l’auditorium), ma di certo un bel fallimento sotto l’aspetto industriale.

Per realizzare l’obiettivo di portare lavoro nei suoi laboratori, l’ITS fina dalla nascita ha impostato la sua azione su due fronti: forti professionalità (attraverso un raccordo fortissimo con l’università) e mercati nazionali, tecnologicamente avanzati, che di fatto hanno imposta all’azienda un elevato livello tecnologico (Telecom Italia, Alenia, Telespazio, Ericsson, Accenture, ecc.).

Il rapporto con l’Università si è sviluppato in tutte le forme consentite (stage, borse di studio, dottorati di ricerca, consorzi di ricerca), per dare un’idea di quanto ci crediamo nella sinergia con l’Università: in ITS si sviluppano oltre 50 stage all’anno.

Nel consorzio CRIAI, l’azienda ha investito da sola oltre 1,5 milioni di euro salvandolo di fatto da morte sicura e rilanciandolo su grandi progetti di ricerca, con la soddisfazione di suscitare l’interesse di Telecom Italia, tant’è che a metà 2008 è entrata nel consorzio con l’obiettivo di spostare a Napoli le proprie attività di ricerca.

Il rapporto con l’università, all’azienda costa molto: risorse economiche e fatica da un punto di vista strettamente lavorativo. Senza l’Università però si fa ben poca strada, nello sviluppo tecnologico dell’azienda, del territorio e del Paese.

Dal canto suo, oggi l’Università è sempre più attenta al rapporto con le imprese e col territorio; occorre allora lavorare per la messa a punto di strumenti organizzativi e normativi più semplici (hanno ancora molte limitazioni come dipendenti pubblici) e principalmente per dare più risorse economiche pretendendo ovviamente risultati.

Non esistono ricette, però: quanto spendono gli enti pubblici nazionali e locali per pseudo progetti di formazione e ricerca? Perché non concentrarli in pochi, ma grandi, progetti, affidando magari il coordinamento, anziché a singoli docenti o società di consulenza, all’intera struttura universitaria in collegamento con grandi aziende, provando nel contempo a coinvolgere le PMI del territorio? Queste sarebbero per le imprese reali opportunità di crescita e di apertura al mercato. Nel suo centro di ricerca, la ITS, in virtù di una convenzione approvata da tutti i senati accademici ha assegnato ad ognuna delle 5 università della Campania un proprio ufficio collegato ai rispettivi Atenei per permettere alle stesse di poter seguire i gruppi di ricerca misti impegnati si singoli progetti (lo avrete letto nell’invito, a fine mattinata ci sarà la firma della convenzione e l’avvio delle 5 borse di studio).

Per la nostra sede torinese abbiamo chiesto ospitalità al Politecnico di Torino e siamo lieti di avere avuto dal Rettore, Prof. Profumo, che ringrazio pubblicamente, il pieno consenso.

Il mercato nazionale ed internazionale è il secondo (non meno importante)pilastro su cui ITS ha basato il proprio successo.

Scegliendo di non muoversi sul mercato locale, povero e tecnologicamente arretrato, ITS ha puntato a collaborare con partners nazionali ed internazionali (Ericsson, Telecom, Alenia, Telespazio,…) che ha significato innanzitutto crescere professionalmente.

Come è stato possibile? Qualcuno se lo chiederà. ITS, che oggi conta su più di 500 addetti, è infatti un’azienda relativamente giovane, nonostante il titolare. Io rispondo: angeli custodi e il patrimonio di relazioni ed esperienze del sottoscritto, dirigente d’azienda del settore prima di diventare imprenditore. Possibilità (a parte gli angeli) capirete bene, su cui non tutte le PMI presenti sul territorio possono contare. Se si considera l’assenza di grandi aziende e centri di ricerca sul nostro territorio ben si capisce come venendo a mancare un indotto serio (che per noi significa collaborazione su progetti e non mera fornitura di personale) per le PMI il mercato interno risulti ripiegato su se stesso e strozzi ogni possibilità di crescita professionale.

È su questo tema che a mio giudizio dovrebbero impegnarsi le regioni meridionali e la stessa Invitalia. Prima di convincere le multinazionali ad investire al Sud bisognerebbe riequilibrare la presenza al sud dei centri tecnologici delle aziende pubbliche nazionali (Eni, ferrovie dello Stato, Poste, Enel, Rai, Inps, Inpdap, Inail,…).

Agli amici sindacalisti e al sottosegretario Viespoli diciamo che non c’è alcun motivo tecnico che impedisca al sistema informatico degli enti previdenziali di svolgersi a Palermo, Bari, Salerno, Napoli, con tutto l’indotto che ciò determinerebbe (pensiamo che a Roma si lavora in 3°, 4° subappalto).

Esempio virtuoso è quello di Telecom Italia che ha deciso di aprire al sud alcune fabbriche del software muovendosi in rapporto di collaborazione con aziende locali in un rapporto di 1 a 2. Sempre Telecom, attraverso il CRIAI, centro di ricerca con l’Università di Napoli Federico II ha cominciato a spostare al sud attività di ricerca impegnando sulle stesse strutture universitarie e aziende locali.

Ci sono altri positivi esempi: Fiat/Elasis, STM,… , ma occorre lavorare insieme per moltiplicare tali iniziative e realizzare una dorsale di centri tecnologici avanzati, pubblici e privati, che possa sviluppare indotto e occupare i nostri giovani evitando il progressivo depauperamento delle parte migliore del nostro territorio: fior di diplomati e laureati.

Da parte nostra, come impresa, ci impegniamo a conseguire questo obiettivo.

Da soli i nostri sforzi non bastano.

Concedetemi alcune considerazioni su banche ed enti locali.

Non dico niente di nuovo affermando che senza un valido sistema bancario non ci può essere sviluppo delle imprese e del territorio. Purtroppo il sud non ha più un proprio sistema bancario; tranne che per roccaforti locali (una di queste è la BCP di Torre del Greco che ha sostenuto la crescita dell’ITS), il sistema vuole ormai che i centri decisionali siano tutti al nord con la conseguenza che anche una pratica di leasing viene deliberata a Milano!

Anche se non è il più il Banco di Napoli di una volta sembra che l proprietà, Banca Intesa, voglia dare a quest’ultimo nuove autonomie per sostenere il nostro sistema territoriale. La presidenza Giustino va in tale direzione. Speriamo facciano presto.

Agli Enti locali chiediamo di far funzionare i servizi indispensabili: pulizia, trasporti, scuole. Alla sicurezza ci pensano la magistratura e le forze dell’ordine a cui va il nostro ringraziamento per l’impegno già profuso.

E che gli enti si consorzino! Che senso ha parlare di sviluppo individuale per Torre Annunziata, Pompei, Castellammare di Stabia, Torre del Greco? Mancano le risorse. Esiste la Tess, sostenetela tutti economicamente e delegate compiti.

L’invito è poi alla Regione affinché concentri gli sforzi su pochi progetti strategici. Siamo a fine legislatura e di certo non si possono chiedere miracoli ad una Regine che spende per la Sanità il 90% del suo bilancio; ma sarebbe bello avviare un grande piano di formazione professionale finalizzato all’inserimento di giovani nelle aziende, affidato alle università con il coinvolgimento delle associazioni di categoria e dei sindacati.

Le ultime battute per il sistema imprenditoriale.

Agli amici dico: un po’ di coraggio in più! Forse è esagerata la definizione di eroi data dal Presidente Montezemolo agli imprenditori del sud, di certo siamo consapevoli di avere qualche difficoltà in più rispetto a colleghi del nord. È pur vero, e ne andiamo fieri, che possiamo contare su risorse umane di talento e su una fantasia d’ingegno che rappresenta una dote rara.

Siamo corresponsabili dello sviluppo economico del territorio, riprendiamoci in pieno il ruolo di creatori di ricchezza e se serve entriamo massicciamente in politica per dare il nostro contributo. È ancora fresca la memoria della distruzione, per mano della mala politica, di migliaia di posti di lavoro, da Pozzuoli e Castellammare (Olivetti, Italsider, Ansaldo, Dalmine, Deriver, senza considerare il Banco di Napoli con tutte le aziende del Gruppo e la SME… ).

Qualcuno dice che abbiamo perso il treno. Troppo facile. I treni passano continuamente, specialmente nel settore delle tecnologie avanzate. I treni bisogna volerli e saperli prendere.

In quest’area che fino a pochi anni fa sembrava un cimitero si rivedono nuove iniziative imprenditoriali: cantieri navali, marine provate (Marina di Stabia è tra le più importanti del Mediterraneo), iniziative legate alla comunicazione (Metropolis) e nuove società informatiche. Lascio parlare le foto del degrado del centro in cui oggi ci troviamo e dell’area circostante per trasmettere il valore dell’intervento di ITS nel recupero ambientale e rilancio industriale.

Pietro Altieri

Presidente ITS