Donald Trump abbatte la sua “palla da demolizione” – il copyright è del Washington Post – su un’America più polarizzata che mai, ma anche su alleanze un tempo solide, e fa macerie dei valori tradizionali di un Occidente ormai smarritosi nei fanatismi e nell’oscurantismo della generazione Maga.
Ci sono macerie figurate. E ci sono macerie insanguinate, come quelle della Striscia di Gaza, dove l’esercito israeliano trasforma una città in detriti da rimuovere per costruire la Riviera che non è solo nei sogni dello ‘speculatore immobiliare in capo’, ma pure dei perversi leader dell’esaltata destra ultra-religiosa israeliana.
Dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, il 10 settembre, alla Utah Valley University di Orem, gli Stati Uniti hanno vissuto 10 giorni profondamente divisivi, persino più di quelli cui Trump l’aveva assuefatta. L’apoteosi è stata domenica la cerimonia funebre.
Dopo l’uccisione di Kirk, Trump e i suoi hanno sollevato un polverone, ergendosi a campioni della libertà d’espressione e dipingendo la sinistra come portatrice dell’odio e della violenza, nonostante l’assassino, Tyler Robinson, 22 anni, sia un giovane cresciuto in un ambiente fortemente conservatore, nel culto delle armi.
Il discorso di Trump pronunciato martedì di fronte all’Assemblea generale dell’Onu è stato un panegirico di se stesso e un anatema contro l’Europa e “le inette” Nazioni Unite. Sull’Ucraina, c’è stata una inversione di marcia: sorprendendo Volodymyr Zelensky, Trump è passato dal “non avete le carte”, e quindi arrendetevi, al “potete vincere questa guerra e riprendervi tutti i vostri territori”. Resta da vedere quanto durerà la nuova postura stile “armatevi e partite”.
Sulla guerra condotta da Israele nella Striscia di Gaza, invece, gli Stati Uniti non cambiano linea, nonostante che, dall’inizio della settimana, molti Paesi abbiano riconosciuto lo Stato della Palestina: Gran Bretagna, Canada e Australia, domenica; Francia, Belgio, Lussemburgo, Portogallo e altri lunedì.
Attualmente, sono circa 150 i Paesi dell’Onu che riconoscono la Palestina, quattro su cinque dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, tre su sette dei Paesi del G7, molti Paesi Ue e Nato. Per un sondaggio, sempre più americani pensano che Israele sia andata troppo lontano nella reazione agli attentati del 7 ottobre e sono allarmati per la situazione umanitaria nella Striscia.
