Daniela De Lisio (Università degli Studi di Napoli Federico II – Adi LeGi), è intervenuta all’incontro dedicato al libro “Trasformazione digitale e Intelligenza Artificiale – Una mappa per le sfide per i media di Servizio Pubblico” organizzato presso l’Università Federico II.
All’incontro hanno partecipato fra gli altri Giorgino, direttore ufficio studi Rai che ha voluto questo libro per raccogliere le visioni di 21 esperti ed esperte. de Kerckhove che ha curato il capitolo “La trasformazione digitale del pubblico” e Pescapé (professore di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni e direttore Digita Accademy Federico II).
La professoressa De Lisio sottolineando che essere in crisi significa esercitare il proprio spirito critico. Questo motivo rende la crisi necessaria nonché vitale per gli umanisti di oggi”.
De Lisio si definisce una tecno-inpegnata perchè né tecno-ottimista, né tecno-pessimista. Semplicemente consapevole che la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale aprono a nuove domande e generano dubbi. Richiedono, dunque, un rinnovato impegno del pensiero critico.
Secondo lei, gli umanisti non devono sottrarsi a questa trasformazione, ma anzi guidarla, rivendicando il valore della formazione umanistica anche nel dialogo con le scienze dure.
Per De Lisio, tuttavia, guidare significa dotarsi di strumenti nuovi. Non si tratta di respingere l’intelligenza artificiale, ma di imparare a conoscerla e a insegnarne un uso consapevole. ChatGPT e le tecnologie affini rappresentano, a suo avviso, un potenziale straordinario: il nuovo linguaggio attraverso cui l’umanità si esprime e si racconta.
L’intelligenza artificiale, ricorda, è una creazione umana — un’intuizione che oggi va governata, sistematizzata e compresa. È dunque compito degli umanisti imparare a dominarla per orientare, con senso critico e responsabilità, il futuro digitale.
De Lisio ha poi raccontato di aver condotto un curioso esperimento: ha preso il suo telefono e ha interrogato Claude, sul libro “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale: una mappa delle sfide per i media di Servizio Pubblico”. L’AI, senza sapere chi fosse l’autore o la casa editrice, le ha restituito un elenco di contenuti perfettamente pertinenti.
In un primo momento questo l’ha spaventata; poi, aggiungendo qualche informazione, ha ottenuto risultati così accurati da poter redigere una recensione scientificamente corretta. Ha così compreso che l’intelligenza artificiale funziona bene solo se guidata da domande giuste e da chi la usa con consapevolezza.
Ricorda anche quando, anni fa, aveva interrogato ChatGPT, che le attribuiva libri mai scritti, persino una biografia di Dante. Allora pensò che non funzionasse. “L’AI — spiega De Lisio — richiede un artificio. Kssia la presenza di persone capaci di orientarla con intelligenza e rigore. Non bisogna temere la trasformazione digitale né demonizzare i nuovi linguaggi dei social: sono le forme della comunicazione contemporanea”.
Oggi, afferma, siamo chiamati a essere intertestuali, interdisciplinari ed eclettici. E per riuscirci, bisogna studiare. Studium, in latino, significa “passione”: studiare è, dunque, un atto d’amore verso la conoscenza.
De Lisio conclude sottolineando come le trasformazioni digitali impongano nuove sfide al giornalismo e alla letteratura: oggi non si scrive più per un semplice “lettore”, ma per un fruitore dell’informazione e della formazione. La vera sfida è comunicare in modo accessibile senza abbassare il livello culturale, guidando invece il pubblico verso una maggiore consapevolezza.
“Solo studiando e accettando la complessità della nuova era digitale — afferma — potremo esserne protagonisti e formatori, non spettatori impauriti.”
