“Innovare, proteggere, diffondere”: il 16 dicembre, in quello che sarebbe stato – e nessuno poteva immaginarlo – il suo ultimo discorso al Parlamento europeo, David Sassoli richiamò l’attenzione sulle lacune dell’integrazione e prospettò ai deputati tre linee d’azione “per guidare il rinnovamento del nostro progetto europeo”.

Sassoli parlava all’Assemblea di Strasburgo e al presidente francese Emmanuel Macron, venuto nell’emiciclo a illustrare il programma del semestre di presidenza di turno francese del Consiglio dei Ministri dell’Ue, avviatosi poi il primo gennaio. E riscontrava una sintonia tra la sua visione e quella sintetizzata nel motto della presidenza francese, “Rilancio, potenza, appartenenza”, “perché non possiamo rilanciare senza innovare, perché la potenza che vogliamo per la nostra Unione deve servire ad affermare la nostra visione del mondo e a proteggere quindi i cittadini europei; e infine perché i cittadini europei sentiranno di appartenere all’Europa soltanto se il suo modello politico funge da esempio e attrae”.

Il presidente del Parlamento europeo così concludeva: “Mi compiaccio che queste diverse visioni del futuro si incontrino. Spetta ora a noi tradurle in azioni concrete, in modo che l’Europa mantenga il suo rango e le sue promesse al servizio di tutti i suoi cittadini”.

Quel discorso, già suggello del suo mandato alla presidenza del Parlamento europeo, che si sarebbe concluso la prossima settimana, è diventato il suo lascito all’Europa e agli europei, col suo esempio di uomo gentile, giornalista affidabile, politico coerente, legato all’Europa “modello di democrazia” di cui parlava e che i contagi anti-democratici, i rigurgiti nazionalistici, gli egoismi individualistici rischiano di mettere in pericolo.

“Da diversi anni ormai – disse – sentiamo parlare di resilienza: l’Europa deve diventare resiliente agli shock economici, ai conflitti alle sue frontiere, alla crisi ecologica, alle crisi sociali, ecc. E’ ovvio che dobbiamo superare le crisi e affrontare le sfide: ma la resilienza è davvero l’unica finalità della nostra azione? Puntare sulla resilienza significa già in un certo qual modo dichiararsi sconfitti, definirsi vittime e vulnerabili. Più che la resilienza, l’Europa deve quindi ritrovare l’orgoglio del suo modello democratico … e fermamente desiderare che questo modello di democrazia, libertà e prosperità si diffonda, che attiri, che faccia sognare non solo i nostri stessi concittadini europei, ma anche al di là delle nostre frontiere. Far risplendere il nostro modello democratico significa dimostrarne il successo, dimostrarne l’efficacia nelle sue politiche pubbliche e la capacità d’ottenere risultati tangibili grazie a una ferrea determinazione”.

David Sassoli s’è spento nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, all’ospedale di Aviano: era ricoverato dal 26 dicembre per gravi complicazioni dovute a una disfunzione del sistema immunitario. Negli ultimi mesi, Sassoli aveva sofferto diversi malanni, a cominciare da una bruttissima polmonite, non per Covid, che già a settembre lo aveva costretto all’ospedalizzazione e ad una lunga convalescenza. Nel clima di virulenta esasperazione dei giorni nostri, la sua morte è stata l’occasione di immotivati e insensati deliri ‘NoVax’: un oltraggio alla natura mite e cortese della persona, del professionista dell’informazione, dell’uomo pubblico impegnato nelle Istituzioni europee; e un lacerante contrasto con le testimonianze di profonda stima e sincero affetto venute dall’Italia e dall’Europa, da autorità e sa semplici cittadini, senza distinguo di nazionalità e di appartenenza politica.

David Sassoli è il primo presidente del Parlamento europeo morto nell’esercizio delle sue funzioni e, in oltre quarant’anni di Parlamento eletto a suffragio universale – si cominciò nel 1979 – è stato solo il secondo presidente italiano: prima di lui, immediatamente prima di lui, Antonio Tajani, presidente dal 2017 al 2019. Due presidenti italiani, due giornalisti votati alla politica, uno venuto dal gruppo popolare, l’altro dal gruppo socialista e democratico.

Da presidente, Sassoli ha dovuto garantire l’operatività del Parlamento europeo nell’era Covid: una prova senza precedenti, un test d’efficienza e competenza affrontato con serenità e consapevolezza e superato con grande equilibrio, ma anche con coraggio innovativo. L’Assemblea di Strasburgo fu la prima al mondo a introdurre, fin dal marzo 2020, dibattiti e votazioni a distanza.

Da volto familiare del Tg1 a presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli è stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, fra Firenze dov’era nato il 30 maggio 1956, Roma dove si trasferì molto presto a causa del lavoro del padre, Domenico, giornalista, e Bruxelles.

A Roma, David frequentò il liceo classico Viriglio, dove conobbe Alessandra Vittorini, la donna che avrebbe sposato anni dopo e dalla quale ha avuto due figli; cattolico in una famiglia cattolica frequentò l’Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani. Dopo avere iniziato a frequentare Scienze Politiche, Sassoli mosse i primi passi giornalistici: a Il Tempo e all’Asca, prima di passare, nel 1985, a Il Giorno. Nel 1992 fu assunto in Rai: fu inviato del Tg3 e divenne poi popolarissimo alla conduzione del Tg1 delle 20.

Il percorso giornalistico si chiuse nel 2009, quando decise di dedicarsi alla politica e fu candidato alle europee come capolista del neonato Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale: eletto con oltre 400 mila preferenze, forte di tale successo diventò subito capo della delegazione Pd al Parlamento europeo. Fu rieletto nel 2014 e nel 2019: convinto che la scelta della politica fosse “un biglietto di sola andata”, è sempre stato uno dei più assidui frequentatori dei luoghi di lavoro dell’Assemblea comunitaria ed era ormai divenuto uno degli eurodeputati più esperti.

Durante la sua seconda legislatura, ricoprì la carica di vice-presidente per l’intero mandato. Il 3 luglio 2019, all’inizio del suo terzo mandato, fu eletto presidente. Nel discorso di apertura Sassoli ribadì l’importanza di agire per contrastare il cambiamento climatico e la necessità di una politica più vicina ai cittadini – soprattutto ai giovani – e ai loro bisogni e l’urgenza di rafforzare e promuovere la democrazia e i valori europei. La stessa urgenza espressa il 16 dicembre, “Innovare, proteggere, diffondere”.

Articolo precedenteParola di scrittore, tra letteratura e giornalismo
Articolo successivoPolitici in vista – Mobility of things – Streaming VOD
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.