di FORTUNATO PINTO

“I caratteri della stampa uccidono la cattedrale”
Con questa citazione di Victor Hugo il prof. Derrick de Kerckhove ha introdotto il suo discorso nell’incontro “Dal giornale al Pixel e ritorno”. “ Nella grande battaglia tra lo schermo e la carta stampata, la carta ferma la parola e crea le condizioni per l’attività cognitiva ed è l’unico modo per controllare l’informazione”.

La Rete ci ha riportati in una cultura dell’oralità:   “l’accelerazione delle culture è stata straordinaria: ci sono volute oltre 300 generazioni orali prima della stampa e dopo poco meno di 100 generazioni si è passati alla cultura dell’elettricità, ma in solo 10 generazioni si è arrivati alla cultura digitale”. Avvolti nella cultura della condivisione e dell’annullamento del sé per essere parte del tutto, gli individui fanno sì che la  memoria personale sia la memoria di tutti: caricare on line le proprie esperienze di vita, foto, video, umori e stati d’animo oltre alla conoscenza (vedi Wikipedia) alimentano una grande memoria condivisa e partecipata. “Si può avere democrazia in queste condizioni? – ha chiesto de Kerckhove – . Può l’individuo continuare a essere parte del processo decisionale della sua società in queste condizioni di annullamento d’identità?”. La carta allora è l’unico mezzo che può fermare  il pensiero e  aiutare l’uomo a ragionare.

Nel suo Wall l’ex direttore del McLuhan Program dell’Università di Toronto ha mostrato alcuni dati interessanti estrapolati da una ricerca che ha effettuato con i ragazzi del suo corso di studi dell’Università degli studi di Napoli Federico II. Questi dati aiutano a capire quanto ancora siano importanti i quotidiani nella vita degli individui: il 40% degli intervistati, infatti, legge off line, il 32 % on line e il 28 %, purtroppo, non li legge affatto. Inoltre si è riscontrato che sono le donne a leggere di più, “ interessante dato da approfondire” ha detto il professore.

“ E’ stato semplice per i ragazzi passare dai fumetti ai tablet, la portabilità e la semplicità di utilizzo sono i motivi principali ma – ha continuato de Kerckhove – la carta ha dei vantaggi che non possono non essere presi in considerazione: si legge più velocemente su carta che sullo schermo, con lo stampato non si ha l’effetto flickr (la luminosità dello schermo mette in continuo movimento i caratteri che anche se impercettibilmente non sono mai fermi come quelli stampati), è migliore la leggibilità e la comprensione è più profonda. Inoltre la carta diversamente dallo schermo fa assimilare di più e separa il chi fa da quello che si sa”. Con la carta, per il professore, non si è immersi  nel contenuto e l’informazione non è proiettata in-your-face. Come diceva McLuhan se la luce cade su un foglio o un pannello (stampa, cinema) allora c’è possibilità per la creazione di un intervallo di indipendenza dove l’individuo può ragionare, quando la luce è emanata dal mezzo (lo schermo) si è dipendenti del mezzo.

La parola scritta è letta dall’alto a sinistra ed è un processo ragionato, con lo schermo si è avvolti nella sua interezza: la lettura è di tipo iconico. Allora Derrick de Kerckhove si chiede e ha chiesto “perché leggere on line? E perché off line?” Ciò che ne è emerso è che in entrambi i casi il formato è la spinta promotrice della scelta del tipo di lettura ma ciò che fa la differenza è, nel caso della Rete,  la convenienza (l’on line è gratis) e  il tipo di navigazione. Per questa risposta però il professore ha posto l’accento sulla libertà: “si è veramente liberi in un mondo semplificato?”. Nel caso della carta stampata, invece, emerge che i motivi che spingono la lettura sono la necessità di poter interagire evidenziando e commentando quanto è scritto, “ non si sa perché – ha detto de Kerckhove –  ma la gente raramente interagisce in questo modo on line.” Inoltre la comodità e la tangibilità favoriscono la carta. Infine la portabilità è uno dei motivi per cui la lettura avviene prevalentemente off line, “ iPad, Kindle o altri dispositivi simili non sostituiscono né  libri né quotidiani, accompagnano l’individuo ma egli continua portare con sé i caratteri stampati”.

Il prof. de Kerckhove ha poi proseguito affermando che la carta non è interattiva ma è l’uomo ad esserlo: “la carta stampata è un medium personale e non personalizzato, ci protegge dall’Alzheimer digitale teorizzato da Roger Fiedler e rallenta l’informazione alla velocità critica per permettere agli individui di ragionare.” Ha poi risposto alla domanda del famoso articolo di  Nichola Carr “Google ci rende stupidi?”: per il professore non bisogna più pensare di essere parte della cultura della scrittura che creava conoscenza, Google ci permette di non sforzarci a ricordare, ma di sicuro non ci rende stupidi. “ Si perde la profondità del pensiero ma viene fuori un nuovo modo di essere sulla e nella rete, un profilo pubblico: la nostra sensibilità è parte della cultura della comunità non del sé.”

“Siamo nell’illusione di libertà dal medium di massa ma restiamo legati al medium on line, la carta invece produce coscienza, non è possibile sostituirla con lo schermo.” Nonostante la velocità, l’immediatezza dei contenuti su schermo, la carta, ne è convinto il professore, sarà l’unico luogo dove il pensiero si ferma, il luogo dove si crea e si sostiene l’identità privata. “Il ruolo del libro è quello di postare la mente nella testa del lettore.” I contenuti on line, però, si adattano alle percezioni visive, i web designer eliminano tutto ciò che è superfluo per facilitare la fruizione, eliminano il pensiero dell’utente, che non deve pensare deve cliccare. De Kerckhove ha presentato alla sala il Visual Syntactic Text Formatting (VSTF), una tecnica che sostituisce la linearità dei testi on line (formattati di solito con il giustificato) e dispone i contenuti in decomposizione semantica. L’off line è continuamente sfidato dall’on line che elabora modalità di lettura sempre più semplici per il lettore, come avviene con gli aggregatori di notizie on line (ad esempio paper.li ).“ Ma gli aggregatori potranno veramente i sostituire i giornali?” ha chiesto il professore, in attesa che si sviluppino ancor di più nel Web.

Derrick de Kerckhove ha poi voluto chiudere con una presentazione di figure professionali che potrebbero lavorare on line per la produzione di un buon quotidiano: l’ottimizzatore del titolo, figura già presente on line ma anche off line “ma- sostiene il professore – “deve essere più incisivo perché è il titolo che spinge il lettore a scegliere l’articolo da leggere”; il giornalista che trae notizie dai social media e dagli aggregatori, che coglie i segnali deboli nella Rete; lo scienziato di narrazione, attento alla struttura degli articoli;il detective di dati, che colleziona informazioni on line e off line; il curatore capo, supervisore di contenuti e formattazione; il giornalista esplicativo, che semplifica i contenuti; lo specialista di presentazioni, come documenti power point e slide shows in quanto “i contenuti visivi sono i più apprezzati on line” sostiene  de Kerckhove; il viral meme checker o anche video maker virale, capace di creare e trovare i contenuti virali nella Rete; l’ engager o anche detto networker, che crea una rete intorno alla notizia; l’e-book creator, che fa dell’e-book il suo unico mezzo di comunicazione; ed infine il web developer, che sa sceglie come meglio condividere i contenuti prodotti.

Fortunato Pinto

fortunatopinto@hotmail.com

FOTO TECNICO ANSA

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