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Le democrazie contemporanee stanno attraversando una complessa fase di transizione e di ridefinizione del proprio ordinamento. Particolarmente complesso si presenta oggi il rapporto tra lo spazio riconosciuto all’indipendenza, all’autonomia nella partecipazione della cittadinanza alla vita pubblica e le forme di controllo che le istituzioni esercitano su di essa. Il rapporto tra la “cittadinanza attiva” e il controllo pubblico è un tema che chiama in causa e intreccia diversi ambiti: dal diritto, alla politica, all’economia, al giornalismo, alla filosofia. Tutti ambiti, questi, che gli autori che hanno contribuito al volume Democrazia e controllo pubblico dalla prima modernità al web (a cura di G. Allegri, M.R. Allegri, A. Guerra, P. Marsocci), edito da Editoriale Scientifica (euro 14, pp. 186), hanno interrogato alla luce delle trasformazioni intervenute dal momento in cui il Web ha cominciato a configurare una nuova sfera pubblica. Nel tempo del Web 2.0, del citizen journalism e delle smart mobs, il concreto esercizio da parte della cittadinanza dell’attività di informazione e comunicazione pubblica è profondamente mutato. E altrettanto sono mutate le forme di controllo pubblico, che peccano spesso di trasparenza. È, ad esempio, il caso del Cloud computing, che, a dispetto dell’immagine eterea che suggerisce, può nascondere in realtà forme concrete di enclosures. Ed è anche il caso delle criticità causate dal progressivo aumento di domande di brevetti. È anche dal riconoscimento dei nuovi conflitti all’ordine del giorno che si misura il grado di democraticità di un ordinamento politico e giuridico.
Saggi di: G. Allegri, M.R. Allegri, A. Amendola, A. Arienzo, G. Azzariti, G. Borrelli, A. Capocci, C. Galli, D. Gentili, A. Guerra, D. Lametti, M.R. Marella, P. Marsocci, E. Olivito, L. Sgueglia.

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