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Basta pensare alla parola follower per evocare il fenomeno di folla, onda di sentimenti condivisi che tocca migliaia di persone istantaneamente. Twitter potrebbe essere uno strumento di populismo. È la parola del tribuno che tocca tutti personalmente ampliando l’effetto folla.

Leggiamo su La Stampa che arriva l’era in cui i politici sono tutti follower (LaStampa.it 23 aprile) e devono seguire il sentimento che sprigiona il popolo attraverso la Rete. Dall’intervista di Valeria Sandei su Rai News24 l’analisi dei tweet rivela statistiche emozionali sui desideri durante la votazione del presidente della Repubblica Napolitano.

Certo l’analisi delle aspettative del popolo degli elettori è oggi più facile ma meno articolata.

La comunicazione liquida ha interrotto un legame secolare fra politici e giornalisti. La lentezza relativa agli scambi tra politici e giornalisti dovuta all’era della stampa cartacea dava tempo di riflessione a tutti, elettori e eletti. Oggi questo intervallo non c’è più. Resta solo l’opinione, la doxa contro quanto già sollevava Platone.

Ci chiediamo se i cardinali nel conclave avevano accesso a Twitter.

Dobbiamo buttare via la Rete durante le votazioni critiche? Forse sì, se vogliamo procedere con il sistema del passato. Questo è forse il momento giusto per ripensare il rapporto elettori/eletti. Nell’era del plebiscito permanente come ripensare il governo?

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