Chi scrive ha almeno tre padroni. Il primo è il suo ego, carico di propria storia passata, di emotività per il presente, di intenzioni future in buona fede di se stesso. Il secondo padrone è il suo editore, che normalmente appartiene a una fazione di società organizzata per potere economico e convenienza culturale, incline al consenso oppure alla contestazione. Il terzo padrone è il suo lettore, sia che taccia sia che parli; può far parte di un quieto gregge di pecore o di un inquieto branco di carnivori. Così lo scrittore non può che destreggiarsi tra la propria genialità, la richiesta del mercato e le turbolenze del mondo. Che almeno abbia coscienza che i punti di vista sono molteplici, che la verità non ha una sola strada, che i comportamenti umani hanno percorsi tortuosi. Nella bufera delle idee, chi scrive costruisca o faccia buona manutenzione, bando alle ciance.
289 – DEMOCRAZIA MEDIATICA?
La verità sta nei fatti. Le intenzioni non palesate e le storie ‘dietro le quinte’ non sono fatti, sono perlopiù fake news e depistaggi. Purtroppo le indagini e i giudizi fanno uso più delle interpretazioni che dei fatti oggettivi. I media (mass e social), sempre più coinvolti nei processi come spettacolo mediatico, ricamano e infiorano spesso facendo leva su emozioni e opinioni soggettive, attenuanti o aggravanti messe in bocca a star incompetenti. Esempi nei talk show televisivi: il più straziante è il commento alle vittime di stupro; il più intrigante è l’esame etico dei comportamenti politici; il più superficiale è quello delle opinioni sulla pandemia; il più scontato è il processo agli arbitri delle partite di calcio. Il popolo italiano è stato alla ribalta di un Paese di santi e navigatori, poi sono stati tutti allenatori di calcio, adesso siamo diventati giudici di cronaca nera, di cronaca rosa e delle competizioni canore come il Festival di Sanremo. Audience, like, upvote, downvote e televoti fan democrazia?
290 – MEDIA NEL MONDO
Area Studi Mediobanca ha pubblicato la scorsa settimana un interessante Rapporto finanziario ‘Media&Entertainement’ sui grandi gruppi mediatici nel mondo. I dati raccolti si riferiscono al 2018-2020, con qualche aggiornamento 2021; quindi sono soggetti a novità a causa della pandemia e dei nuovi intrecci operativi tra big. L’analisi si occupa dei 21 Gruppi internazionali a controllo privato con un fatturato 2020 superiore a 1 miliardo di euro. Media e intrattenimento comprendono tra i ricavi: abbonamenti PayTv e Vod, TLC networks, pubblicità, produzione e distribuzione di contenuti e anche parchi tematici.  La classifica per fatturato vede in testa Comcast con 84,4 miliardi di euro, poi Disney (53,3), WarnerBrosDiscovery (33), ViacomCbs (20,6), Netflix (20,4), Fox (10). In Italia, nel 2021, primeggiano Sky-Comcast (2,8 miliardi di euro), Rai (2,4), Mediaset (1,8). La Rai è sempre l’emittente più seguita dagli italiani nel 2021, raggiungendo il 36% delle quote di ascolto nel giorno medio. Seguono Mediaset (31,9%), Discovery (7,4%), Sky (6,2%), La7 (3,7%) e ViacomCBS (1,9%). https://www.areastudimediobanca.com/it/product/report-mediaentertainment-ed-2022
291 – DIGITAL ADV
Secondo il Digital Market Outlook di Statista, il fatturato mondiale della pubblicità digitale è stimato in 465,5 miliardi di dollari nel 2021 e dovrebbe crescere fino a raggiungere 683,1 miliardi di dollari nel 2026. La pubblicità digitale utilizza Internet per fornire messaggi: pagine dei risultati dei motori di ricerca (‘search advertising’), pubblicità nelle reti di social media sotto forma di post sponsorizzati, banner pubblicitari di vario formato, pubblicità all’interno di video e annunci digitali a pagamento (‘classifieds’).  Per via di una continua innovazione tecnologica e dell’evoluzione delle abitudini dei consumatori, gli inserzionisti hanno dovuto adeguarsi a posizioni, formati, condizioni commerciali e legali, nonché all’utilizzo di devices diversi (computer, tablet, phone). Gli Stati Uniti sono stati il mercato più grande nel 2021 con 190,4 miliardi di dollari e rappresentano oltre un terzo della spesa mondiale per la pubblicità digitale; la Cina e l’Europa hanno quote rispettivamente del 22,5% e del 18,9%. Tenendo conto dei tassi di crescita, la Cina guida la corsa con un tasso annuale di crescita dell’8,6% entro il 2026, seguita dagli Stati Uniti con l’8,2% e dal mercato europeo con il 6,8%. https://www.statista.com/study/42540/digital-advertising-report/

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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it