Le Postille di Paolo Lutteri – 18 giugno 2026
Le informazioni e il giornalismo politico navigano tra le onde conflittuali dei governi statali. Ci sono tre tipicità rilevanti: gli stati liberali, gli stati con un forte intervento statale sull’economia, gli stati ‘assolutisti’ (ad esempio, rispettivamente: Usa, Russia, Paesi Arabi) nei quali la democrazia, il mercato e la verità sono interpretati in modo discorde.
• Negli Usa, dove l’iniziativa capitalista privata sembra essere il fondamento della nazione, il governo di fatto sostiene i privati che l’hanno finanziato, investe e specula senza badare a conflitti di interesse, chiede quote di ricavi, coinvolge l’élite tecnocratica nella scelta dei percorsi di sviluppo. In sostanza: non lascia ai privati funzioni di mercato libero, ma impone interessi di stato, e interferisce anche sui diritti civili. Di più: vuole giornalisti adulatori ad esaltare il suo operato. Non è tanto diverso in altri Stati ‘liberali’. Meno male che il potere giudiziario e il giornalismo d’inchiesta sopravvivono.
• In Russia, dove l’economia di stato, se funzionasse, potrebbe avere il merito di ridurre le disuguaglianze e di far convergere risorse e produzione nell’interesse della comunità, il rispetto dei cittadini sembra secondario (vedi i morti nell’aggressione all’Ucraina). Per contro la casta degli oligarchi agisce come in un mercato libero, accumulando ricchezze private. Il potere giudiziario è controllato dall’esecutivo, il giornalismo è fatto di portavoce. Il popolo vota secondo moduli prefissati. Non è tanto diverso in altri Stati classificati come ‘socialisti’, con variabili di interpretazioni autoritarie o di culture specifiche.
• In Arabia vigono per lo più monarchie assolutiste, non democratiche. Il mercato dei ricchi privati e dei fondi statali fa colossali investimenti internazionali di tipo capitalista. Ogni forma di opposizione è repressa. I diritti civili sono controllati. I governi dispongono di risorse naturali al momento inesauribili e possono anche pianificare investimenti tecnologici quasi senza limiti di spesa. La contrapposizione al mondo occidentale non esiste sul piano ideologico e di mercato. L’affinità religiosa con l’Islam fa sì che i governi (e giornalisti) sostengano movimenti popolari musulmani, secondo modalità di intervento contraddittorie tra loro (vedi Sudan). La professione di giornalista è molto difficile.
Questa sintesi è parziale e semplificata, dovrebbe essere approfondita con analisi di situazioni locali molto diverse tra loro. Non può essere estesa pari pari a Stati d’Europa, Africa, India e Asia orientale; occorre tener conto della situazione e della cultura storica originale dei popoli. Ma il mercato della produzione di ricchezza è globale e ramificato ovunque e certe tendenze si incontrano.
Quel che voglio evidenziare è che, democrazia o no, certe etichette ideologiche non tengono più. Chi sta al potere, sempre più personalizzato, vuol tenerselo, controllare l’economia, trarne profitto personale e maneggiare i media, i costumi e i consumi commerciali come più gli conviene. Gli ideali del libero mercato o del socialismo di una volta sono svaniti. Le motivazioni di sviluppo, alleanze internazionali e guerre di egemonia geopolitica guidano le innovazioni tecnologiche e l’accumulo di risorse e ricchezza. Impersonate dai leader. Come secoli fa. Queste sono le onde del mare dove naviga il giornalismo politico.
Paolo Lutteri
(Nell’immagine Henry Avery, XVII sec,)
