Il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione Europea dovrebbe essere adottato da canadesi, americani e tanti altri paesi. Lo afferma a Ideacity  Diane Francis,  famosa giornalista e sostenitrice dell’etica di Internet nel mondo occidentale Canada e Usa,durante il dibattito sui pericoli della tecnologia che lei elenca e contrappone a tutte le positività di Peter H. Diamandis, cofondantore di Singularity  University e autore del libro “Abundance – The future is better than you think”.

“Questo è il primo, e atteso, regolamento della tecnologia da parte di un governo e si occupa di hacking, attacchi informatici, scandali elettorali, notizie false, falsi odi, diffamazione e manipolazioni sociali di massa”. Tutte pratiche che Diane Francis associa all’uso dei dati personali venduti.

Ha il sospetto che il Canada sia stato vittima di manipolazione russa indirizzata a fermare oleodotti e progetti sulla diffusione del gas naturale della Columbia Britannica.

“Anche le aziende canadesi – continua – devono permettere di far capire agli utenti cosa significa rilasciare il consenso e quindi devono sapere come i dati saranno riproposti o venduti e agli utenti bisogna concedere il diritto di disattivare immediatamente il consenso senza perdere servizio. L’Europa ha sostanzialmente spostato il controllo dei dati privati ​​dalle aziende che li raccolgono agli utenti”.

Diane Francis ha un atteggiamento positivo verso la Francia, attaccata durante le sue elezioni presidenziali lo scorso anno che ha risposto chiudendo qualsiasi sito Web colpevole di notizie false, propaganda o attacchi diffamatori durante le elezioni. Ed anche verso la Germania, che ha la legge più draconiana “anti-odio” nel mondo.

“Noi abbiamo il parlamento canadese che non sa come affrontare la privacy e gli altri problemi relativi a Internet mentre la California si muove da sola e si avvia verso leggi simili a quelle europee. Queste nuove pratiche portano conseguenze nei ricavi – conclude – . Google, per esempio, ha il 90% del mercato di ricerca dell’UE ed è già stato multato per 2 miliardi di euro per comportamenti anticoncorrenziali. Sono certa che qualsiasi inibizione alla raccolta di dati privati ​​danneggerà i ricavi pubblicitari di questi siti. A causa delle normative europee Secondo il gigante di Wall Street Goldman Sachs, le entrate pubblicitarie di Google potrebbero scendere del 2% e quelle di Facebook fino al 7%. Se americani e canadesi seguiranno l’esempio, i declini saranno proporzionati. Ecco perché i giganti della tecnologia sperano di evitare che questa norma venga esportata”.

 

Articolo precedenteBianco (Federmanager): più manager per sfruttare le opportunità digitali in Italia
Articolo successivo(In)formare in digitale. Verso una relazione costruttiva per l’editoria
Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.