digital veniceUna volta, si cantava ‘Venezia, la luna e tu’. Adesso, s’intona –in inglese, naturalmente- ‘Venezia, il digitale e noi’. Ma mi sa che la laguna si presta più a farci morire i sogni che a cullarceli, specie quando sono nutriti da belle (e tante) parole più che da fatti e sostanza -anzi, i fatti e la sostanza smentiscono le parole-.
Al Digital Venice, manifestazione appena svoltasi e legata alla presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, il premier Matteo Renzi ha proposto di escludere gli investimenti in infrastrutture digitali dal Patto di Stabilità europeo. Ad ascoltarlo, c’erano la commissaria uscente Neelie Kroes, oltre ai ministri Federica Guidi e Marianna Madia, responsabili di Sviluppo economico e Semplificazione.
“Se vogliamo creare posti di lavoro – h ancora detto il presidente del Consiglio – dobbiamo investire in innovazione”. Giusto: l’Ue ce la ripete da anni, questa solfa.
Ma, mentre Digital Venice andava in scena, una ricerca del Censis rilevava che il divario digitale ci costa 10 milioni di euro al giorno di minori investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi. Dati che fanno stridere le parole del premier: gli investimenti in infrastrutture digitali ad ora non ci sono. E l’Agenzia per l’Italia digitale resta senza direttore: la nomina del successore di Agostino Ragosa, attesa durante la kermesse all’Arsenale, è slittata.
Il Censis –nota su EurActiv.it Alessandra Flora- conferma i dati messi in luce da alcune ricerche già note, prima fra tutti il Digital Scoreboard della Commissione europea: in Italia, le persone d’età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale, contro il 90% del Regno Unito, l’84% della Germania e l’82% della Francia (la media europea è del 75%). Di questi, in Italia solo il 34% interagisce via web con la Pubblica Amministrazione, contro il 72% della Francia, il 57% della Germania e il 45% del Regno Unito (la media europea è del 54%).
Siamo in ritardo anche sul fronte degli investimenti in reti di nuova generazione. In Italia le famiglie di età compresa tra 16 e 74 anni con accesso alla banda larga sono solo il 68% del totale, contro l’87% del Regno Unito, l’85% della Germania e il 78% della Francia (la media europea è del 76%).
I laureati in discipline scientifiche e tecnologiche con meno di 30 anni sono solo 13,2 ogni mille abitanti della stessa età, contro i 22,1 della Francia, i 19,8 del Regno Unito, i 16,2 della Germania (la media europea è di 17,1). E le start-up innovative, cui la normativa riconosce agevolazioni fiscali, faticano a muoversi: delle 2.254 imprese iscritte nell’elenco ufficiale, il 60,9% non ha ancora attivato il proprio sito.
Al Digital Venice, che ha goduto di un’eccezionale copertura mediatica, certo non proporzionata alla ‘notizia’, le politiche digitali in Europa sono state discusse con gli attori dell’industria globale, come amministratori delegati di alcune delle grandi telco europee, i responsabili europei di Google e Facebook, i rappresentanti europei di grandi multinazionali. Presente anche Roberto Viola, vice direttore generale della Dg Connect della Commissione europea.
Dal meeting è emersa la volontà di rafforzare il mercato unico digitale, che non è ancora stato completato, e di creare un’autorità comune competente per il settore. Solo dal 2010, alcune attività sono regolamentare dal Berec (Body of European Regulators for Electronic Communications).