googleLe regole sulla privacy utilizzate da Google in Italia si allineano, per prime in Europa, ai principi recentemente fissati dalla Corte di Giustizia Ue in materia di diritto all’oblio. Infatti, nella scia della sentenza, il Garante per la privacy italiano ha fissato un nuovo regime di tutele per gli utenti che usano i servizi del motore di ricerca di Google, che non potrà più utilizzare i loro dati se non ne avrà prima ottenuto un consenso specifico e dovrà dichiarare esplicitamente di svolgere questa attività a fini commerciali.
Ne ha scritto in dettaglio su EurActiv.it Giuseppe Latour. La decisione del Garante è arrivata dopo una lunga istruttoria, che ha avuto una svolta dopo la decisione con la quale la Corte di Giustizia Ue ha invitato Google a rivedere le regole sul diritto all’oblio. Si tratta del primo provvedimento in Europa che non si limita a richiamare al generico rispetto dei principi della disciplina della privacy, ma indica nel concreto le possibili misure che il colosso statunitense deve adottare per assicurare la conformità alla legge.
Funzionalità multiple
La questione riguarda l’unificazione in un unico documento della gestione dei dati relativi alle numerosissime funzionalità offerte da Google: posta elettronica, social network, gestione dei pagamenti on line, diffusione di filmati, mappe on line, analisti statistica. Nel corso dell’istruttoria delle autorità italiane, è emerso “il permanere di diversi profili critici relativi alla inadeguata informativa agli utenti, alla mancata richiesta di consenso per finalità di profilazione, agli incerti tempi di conservazione dei dati”.
Sistema su più livelli
Così il Garante ha prescritto a Google l’adozione di un sistema di informativa strutturato su più livelli, in modo da fornire in un primo livello generale le informazioni più rilevanti per l’utenza: l’indicazione dei dati oggetto di trattamento e dell’indirizzo presso il quale rivolgersi in lingua italiana per esercitare i propri diritti. In un secondo livello, più di dettaglio, andranno le specifiche informative relative ai singoli servizi offerti. Ma soprattutto Google dovrà spiegare chiaramente, nell’informativa generale, che i dati personali degli utenti sono monitorati e utilizzati, tra l’altro, a fini di profilazione per pubblicità mirata e che essi vengono raccolti anche con tecniche più sofisticate che non i semplici “cookie”, come sono chiamate le tracce digitali della nostra navigazione.
Dati sensibili
Per utilizzare a fini di profilazione e pubblicità personalizzata i dati degli interessati, Google dovrà acquisire il previo consenso degli utenti e non potrà più limitarsi a considerare il semplice utilizzo del servizio come accettazione incondizionata di regole che non lasciavano, fino ad oggi, alcun potere decisionale agli interessati sul trattamento dei propri dati personali. In proposito, l’Autorità ha anche indicato una modalità innovativa e di facile impiego che, senza gravare eccessivamente sulla navigazione dell’utente, gli consenta di scegliere in modo attivo e consapevole se fornire o meno il proprio consenso.
Conservazione delle informazioni
In aggiunta, Google dovrà definire tempi certi di conservazione dei dati sulla base delle norme del codice privacy. Per quanto riguarda la cancellazione di dati personali, il Garante ha imposto a Google che richieste provenienti dagli utenti che dispongono di un account (e sono quindi facilmente identificabili) siano soddisfatte al massimo entro due mesi. Per quanto riguarda, invece, le richieste di cancellazione che interessano l’utilizzo del motore di ricerca, ha ritenuto opportuno attendere gli sviluppi applicativi della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sul diritto all’oblio. Google avrà 18 mesi per adeguarsi alle prescrizioni del Garante.

Articolo precedenteL’enzima dell’immortalità. Colloquio con Fossel
Articolo successivoNumero 301
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.