‘Donne delinquenti. Il genere e la nascita della criminologia’, Silvano Montaldo, Carrocci editore, Roma, 2019, pp. 356, 32 €.

La piena uguaglianza di genere, giuridica e sociale, è alla base di qualsiasi moderna società civile che intenda definirsi tale. È tuttavia evidente che spesso, dal posto di lavoro fin dentro le mura domestiche, si è ancora lontani dal raggiungere tali obiettivi.

In ‘Donne delinquentiSilvano Montaldo, professore ordinario di Storia del Risorgimento all’Università di Torino e direttore scientifico del Museo ‘Cesare Lombroso’, prende in esame uno degli ambiti in cui, fin dagli inizi del secolo scorso, le disuguaglianze di genere sono apparse in tutta la loro evidenza: gli studi criminologici.

La criminologia moderna, quale riflessione teorica sulle caratteristiche e cause della criminalità, nasce negli anni Venti dell’Ottocento, ma, come ricorda Silvano Montaldo, ‘il concetto di genere, una categoria di analisi storica che intende le differenze tra sessi come costruzione culturale, non era ancora stato scoperto’.

Al contrario, la differenziazione tra la sfera maschile e quella femminile poggiava su presunti dati fisici e qualità mentali che dimostrassero “lo statuto scientifico dell’inferiorità femminile”. E ciò emerge chiaramente nelle due teorie sulla criminalità femminile all’epoca dominanti, entrambe analizzate nel libro con dovizia di particolari.

La prima delle due teorie è riconducibile a Adolphe Quetelet. Lo statista sociale francese considerava le donne poco propense al delitto e moralmente superiori, ma solo se controllate e plasmate da quella stessa società patriarcale che ne limitava le libertà fondamentali. Più influente nel panorama italiano è stata invece la seconda teoria, attribuibile a Cesare Lombroso, medico e giurista torinese. Secondo Silvano Montaldo, sfruttando la crescente criminalizzazione della prostituzione, Lombroso ritenne la donna “non moralmente superiore all’uomo, anzi probabilmente inferiore”.

Fuori dall’Italia, la misoginia del pensiero di Lombroso venne ampiamente criticata, pur riproducendone, mascherandoli, la maggior parte degli stereotipi. Tuttavia, le istanze di emancipazione femminile che per tutto l’Ottocento, fino alla metà del Novecento, emersero in Europa, contribuirono grandemente a ridimensionare quella mentalità patriarcale che anche nella criminalità aveva cercato di imporre una subalternità della donna.

Almeno sul piano giuridico, la Costituzione italiana impone oggi la piena uguaglianza di donne e uomini davanti alla legge. La responsabilità penale, infatti, prescinde dalle caratteristiche esteriori dell’individuo ed è la stessa per ogni criminale, sia donna che uomo.

Sul piano sociale, tuttavia, il libro di Silvano Montaldo, nella sua accurata ricostruzione storica, stimola a riflettere su come ancora oggi si tenda a diversificare un fatto criminale a seconda dell’individuo che lo compie e su come spesso si strumentalizzi tale presunta differenza per imporre disuguaglianze sociali.

L’utilizzo di centinaia di fonti primarie, molte delle quali inedite, accompagnate da alcune interessanti foto d’epoca, contribuiscono a rendere “Donne Delinquenti” uno dei più stimolanti e originali testi apparsi in anni recenti sulla criminologia e, più in generale, sulle questioni di genere.