Cara Sofia V.R.,
non posso che fare un riepilogo breve sulla storia della logica del linguaggio, ma ti sono certamente grato per le basi di filosofia che mi hai insegnato. Qui stiamo aspettando che si evolva un percorso di fisica quantistica anche per il pensiero. E intanto ci si propongono Intelligenze Artificiali a moduli algoritmici non sempre trasparenti, quindi: verità in alto mare.
Aristotele e seguaci definivano corrette le affermazioni che scaturivano da precisi sillogismi deduttivi, poi codificati nel medioevo, che rispondevano a regole categoriche per conoscere il vero e il falso. Solo alcuni esempi, a braccio.
a.In una argomentazione i soggetti devono avere la medesima estensione. Una parte è minore del tutto. Quindi è falso dire che i commercianti sono tutti evasori fiscali.
b.Variazioni concomitanti: un fenomeno che varia in un certo modo ogni volta che un altro varia nel medesimo modo, ha necessariamente una connessione. Quindi è vero che senza carburante le macchine non vanno in moto.
c.La verità o la falsità di una proposizione non dipendono dal dictum (‘nevicare’) ma dal modus (‘possibile, impossibile, necessario, contingente). Quindi è falso dire che in inverno nevica sempre.
d.Due enunciazioni contradditorie non possono essere entrambe vere o entrambe false. Quindi la Terra o è sferica o è piatta.
Oggi abbiamo falsità e illusioni sparpagliate ovunque, anche per mancata identificazione delle condizioni di riferimento o delle eccezioni motivate. Tematiche trattate superficialmente o spacciate con scarse prove. I testi ingannevoli sono numerosi sia sui mass media che sui social, oltre che nelle aule politiche e giudiziali. Con le tecnologie digitali sono frequenti anche gli audiovisivi truccati. Il trucco va bene se fa spettacolo, ma non deve essere mistificatorio.
Non mi dilungo. Gli amanti delle figure retoriche sanno dove trovare i criteri logici della cultura greca e occidentale e le liste delle fallacie informali, dagli equivoci alle provocazioni alle previsioni esoteriche.
In Oriente la logica si è diffusa con altri metodi. Per esempio un’argomentazione deduttiva ricorrente è quella del tipo sorite, dove il predicato della proposizione antecedente è soggetto della proposizione seguente. ‘La benzina serve per le automobili, le automobili servono per i trasporti, i trasporti servono per l’industria, l’industria serve per il benessere, la benzina serve per il benessere’. La comunicazione è fluida, ma difettosa.
Nel passato la verità di molte affermazioni e la correttezza di molti comportamenti, sedicenti scientifici, sono stati attribuiti anche a entità soprannaturali o a individui carismatici e hanno prodotto folle di individui creduloni ostinati. Ce ne sono tanti ancora in giro! Ma si sono sviluppati anche percorsi di dubbio metodico e logica induttiva (Cartesio, Bacone…).
Saltando, di getto, ai giorni nostri, verità ed errore sembra appartengano a teorie della probabilità e pesi stocastici che si confondono in una scenario di variabili, ipotesi, congetture, se non addirittura desideri e ambizioni, confronto di punti di vista discordi, senza precise regole metodologiche.
Mi chiedo se i giovani esperti di digitalizzazione che lavorano alla costruzione delle Intelligenze Artificiali (quelle generative) abbiano conoscenze larghe di filosofia, etica, estetica da infondere negli algoritmi. Mi chiedo come sappiano trattare quelle espressioni di similitudine, paradosso, ironia, satira, iperboli, componenti emozionali della letteratura e della storia. Mi chiedo se all’intelligenza abbiano aggregato esperienze di galateo o di diplomazia per risolvere dilemmi o proporre compromessi, e con quali valori.
Dal momento che non c’è una cultura globale, né un’Intelligenza Artificiale unica e che le iniziative nascono da imprese industriali, non di beneficienza, diversificate da un’origine culturale occidentale o orientale, cristiana o musulmana o buddista, consumista o socialista, democratica o autocratica (il ventaglio delle circostanze è ben vasto), mi auguro di non dover obbedire ciecamente a nessuna Intelligenza Artificiale, ma di poterla sfruttare come strumento utile, ma non invadente, forse imperfetto, quindi da prendere con cautela.
Cara Sofia, mio amore dal Liceo! Ho trovato la tua ricetta della torta al cioccolato, vera libidine non artificiale!
Paolo
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it