Pagina 63 - modello definitivo 300

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Giugno/Luglio 2014
Supplemento al numero 300 di
A
63
FUB: ricerca ed innovazione al servizio del Paese
Il confronto promosso da FUB all’interno del Comitato dei soci fondatori e con alcune aziende che
a vario titolo interagiscono con la Fondazione, anche attraverso la stipula di convenzioni o protocolli
d’intesa, ha portato all’evidenziazione di alcuni profili di criticità rispetto agli attuali filoni di ricerca
finalizzata.
Da un tavolo di lavoro coordinato da FUB nei mesi scorsi, è emersa una generale sottovalu-
tazione, da parte delle istituzioni e dei decisori, circa l’importanza strategica che la ricerca può
avere per la crescita delle aziende. Troppo spesso queste ultime hanno dovuto fare i conti con
l’incapacità della politica e della burocrazia di intercettare idee ed energie virtuose provenienti
dal mondo industriale e si sono dovute accontentare di portare avanti iniziative autoreferenziali,
alimentate esclusivamente con risorse interne e decontestualizzate da un progetto complessivo
per il Sistema Paese.
Le aziende del settore ICT soffrono la frammentazione delle iniziative di ricerca, sganciate da una
pianificazione di ampio respiro e incapaci di incidere sulle scelte strategiche delle aziende. In più la
mancanza di coordinamento e l’assenza di un “ecosistema dell’innovazione” nell’ambito TLC e IT,
rende di fatto sterili e discontinue molte attività di ricerca, condotte in ordine sparso da alcuni sog-
getti aziendali. Manca una regia nazionale che evidenzi i settori strategici della ricerca e favorisca le
sinergie tra i vari attori, mettendo in atto politiche efficaci e concrete.
Il limite, ormai evidente, della ricerca applicata in Italia risiede nella sua incapacità di di-
mostrare e comunicare la propria efficacia. Non si ha contezza di quanto la ricerca applicata
italiana contribuisca alla creazione del Pil, inteso come indicatore economico ma anche come
parametro di misurazione della qualità della vita. Dire che l’Italia investe in ricerca circa la metà
dei best performer internazionali non è di per sé una buona o una cattiva notizia. Il vero nodo
da sciogliere è quello di riuscire a dimostrare l’efficacia di quell’investimento, attualmente per-
cepito come un costo più che come una leva fenomenale di sviluppo, e la valenza strategica
della ricerca per lo sviluppo delle reti e dei servizi digitali. Ci si trova troppo spesso di fronte a
progetti di ricerca che riempiono scaffali ma non incidono sulla crescita complessiva del Paese.
Propongo un “Ecosistema di innovazione”
per competere sui mercati internazionali
di
Ruben Razzante
|
Professore di Diritto dell’Informazione e della comunicazione all’Università
Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma e Consigliere d’amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni
chiave economica dei risultati e delle competenze della ricerca scientifica e tecnologica
(94,5) e la
diffusione di una cultura imprenditoriale della ricerca per il sostegno alle iniziative di spin-off
(94,5%)
sono i principali macro-obiettivi che caratterizzano la
Mission
degli UTT.
Da un punto di vista del mercato, le aziende guardano con interesse alla nascita delle startup,
spesso portatrici di idee innovative. La legge 221/2012 (Startups Act) è stata pensata con l’obiettivo
di aumentare la competitività, facilitare la mobilità sociale, creare posti di lavoro, puntare sulla meri-
tocrazia, aiutare lo sviluppo e costruire una nuova cultura imprenditoriale. Da allora la registrazione
delle startup segue il ritmo di due al giorno, ma purtroppo hanno scarsa incidenza sul tessuto pro-
duttivo sia per numero di imprese che di addetti, tralasciando i bassissimi fatturati.
Una recente analisi empirica della relazione tra strategie e performance (Istat 2014) mostra che le
imprese “vincenti” sono accomunate da investimenti in capitale umano, attività innovativa e intense
relazioni produttive con altri soggetti: sono quelle imprese che, a prescindere dal settore di attività
economica, hanno puntato fortemente sull’ICT (Figura 6).