Gabriele Elia può dirsi un ‘senatore’ di Tim, ex Telecom, essendo entrato in azienda nel 1994.
Da allora, si è occupato ininterrottamente di Internet e di applicazioni e servizi, gestendo vari progetti e gruppi di ricerca e innovazione sui servizi IP, IPTV, mobile TV, Wireless Sensor Networks e Mobile & Social Internet. Insomma, uno specialista ai massimi livelli.
Racconta con nonchalance: “Ho sviluppato parte del mio dottorato di ricerca presso il Politecnico di Torino, dove mi ero anche laureato, e parte negli Stati Uniti, in Illinois, ad un’Università che, prima fra tutte, istituì la Facoltà in calcolatori elettronici, Urbana Champaign.”
Immediatamente, mi metto a caccia di notizie. L’Università statunitense ospita il National Center for Supercomputing Applications (NCSA), che è in collaborazione con la IBM e la National Science Foundation per costruire il supercomputer più veloce del mondo. Questo supercomputer, nominato come “Blue Waters”, sarà capace di eseguire un quadrilione di operazioni al secondo.
Questo lo renderà il supercomputer tre volte più veloce dei quelli in uso oggi.
Undici ex allievi e nove professori (due dei quali erano anch’essi ex allievi) di Urbana hanno vinto il Premio Nobel. Gli ex studenti e la facoltà hanno creato numerosi prodotti e società, tra le quali: Mosaic e Netscape Communications, Advanced Micro Devices, PayPal, Playboy, la National Football League, Siebel Systems, Mortal Kombat, YouTube, Oracle Corporation, Lotus Software, Black Entertainment Television, il transistor, i circuiti integrati, il LED, l’Imaging a risonanza magnetica, Mozilla Firefox, e lo schermo al plasma.
Insomma, l’Olimpo dei cervelloni, tanto da meritare una battuta del film: “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder. L’aneddoto ce lo racconta lo stesso intervistato: “Marilyn Monroe, rivolgendosi a Jack Lemmon che le sembra aver detto qualcosa di particolarmente acuto, sbotta: “Ma quanto sei intelligente, hai studiato a Urbana?”.

– Dunque, un alumnus di Urbana Champaign. Qualche aneddoto?
“Nel 1993 ero lì quando è nato il primo browser grafico moderno. Marc Andersen fondò Netscape e scoppiò una guerra spietata da parte di Microsoft. Apparentemente la perse, ma negli anni si è riconvertito, diventando uno dei più importanti venture capitalist.”

– Di ritorno dagli USA, cosa fece?
“Entrai in Telecom, che allora era di dimensioni ben più ampie delle attuali, immediatamente reclutato per il Centro Ricerche. Fui assegnato al primo gruppo che si occupava di Internet.
Era una materia così innovativa che non c’erano manuali al riguardo, dovevamo collazionare capitoli da altri libri, naturalmente statunitensi.
Ho assistito anche in questo caso ad un vero e proprio lieto evento, l’esordio delle prime infrastrutture di servizi Internet in Italia, in collaborazione con Università e Centri di ricerche. E poi la posta elettronica, Telecom on line e, successivamente, Tin.it.
Possiamo vantare di aver lanciato il primo servizio da operatore telefonico in Europa che permetteva l’accesso alle rete. Era proprio come lavorare in una startup, ogni sviluppo era in progress.
A quei tempi, pur operando in una grande azienda, vi erano dirigenti audaci che sapevano comportarsi da corporate venture capitalist. Fu uno di loro che finanziò al 50% la nascita di Matrix, che poi creò Virgilio, il primo portale italiano partito come motore di ricerca.
I tre soci startupper, Gualandri, Aino e Benatti potevano mettere insieme 1 miliardo di lire – Gualandri ipotecando la casa dei genitori – ma ce ne volevano 2. Cosicché Telecom divenne socio e non se ne pentì, dato l’incremento esponenziale di valore. Pensate che alla vendita della sua quota, Gualandri incassò 650 milioni di euro.”

– Insomma, Telecom è stata una buona ‘finestra sul cortile’ delle startup?
Il nostro imprinting pionieristico è stato una marcia in più, perché ci ha dato una mentalità in grado di comprendere quella degli startupper.
Sappiamo come costruire un team che si avvalga di diverse competenze, il che facilita la comunicazione del progetto ai potenziali clienti. Bisogna dimostrare di saper risolvere problemi ed è questo a creare opportunità. E’ un’esperienza in cui mi sono imbattuto più volte nella mia vita lavorativa, allorché la democratizzazione dell’accesso a Internet ha lanciato nuove imprese.
Lo stesso meccanismo vale qui a EIT Digital, di cui Telecom è partner: facilitiamo le startup ad entrare anche nella rete virtuale di finanziatori e di clienti, contribuendo così al loro successo.

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