Eric McLuhan parla di avanguardie culturali, di trend utili a sconfiggere questa asincronia inquietante fra la velocità della Tecnologia e quella della Cultura, come azzerarla? Oppure, come prevedere gli impatti della prima sulla seconda?
“Potremmo dire di avere fatto un reale cambiamento nella vita e nella dottrina quando la cultura sarà tecnologia. Sono convinto del fatto che non c’è differenza fra l’una e l’altra, o almeno non ci dovrebbe essere. In questi giorni convulsamente impregnati di tecnicità come non essere d’accordo sul fatto che la cultura è la tecnologia. È poi così difficile comprenderlo?”.
Derrick de Kerckhove, che prende parte al colloquio da lui organizzato, precisa: “Ha ragione Eric perché vede Tecnologia e Cultura come una coppia indivisibile ed in co-evoluzione. Tra le parti (organica e biologica) di ogni coppia c’è sempre necessità di riequilibrio, di aggiustamento, di negoziazione, psicologica e sociale. E non cito il lato puramente tecnico utile ad usare nel migliore dei modi le tecnologie psicologico-fisico. The Electric Language”, mai tradotto in italiano, tratta e puntualizza il ruolo degli archivi nella modernità… spiare, come ci insegna Obama, è diventa una moda e le banche dati sono il miglior serbatoio del nostro mondo…”
“Oggi la privacy non esiste più, questo è chiaro. Quella è una battaglia che dovevamo fare una generazione fa, oggi è persa. La Privacy è andata, non esiste più. Lo Tsumani è già arrivato, ci ha travolti. Identità privata fondamentale per la privacy è direttamente collegata al concetto di proprietà privata”.
Facebook ha fatto la differenza?
“Assolutamente si, l’identità con i social network è diventato business. L’identità non è più privata, ma condivisa con il gruppo (si possono definire amici?), in un certo senso appartiene alla comunità. Sono loro a sapere chi sei, cambiare identità è un’azione pubblica. Il tuo profilo deve essere modificato. Ed ecco che l’identità si trasforma in business..”
“L’idea del privato è la base del nostro essere occidentale – sottolinea De Kerckhove – . Quando impariamo a leggere interiorizziamo il nostro essere, è quello il momento in cui non sei più esclusivamente coinvolto con l’altro. Sei coinvolto solo con te stesso. I social network cambiano questa prospettiva, la capovolgono”.
La parola informazione, oggi è esplosa. Nel recente passato era legata alla lettura del giornale, al mondo delle notizie. Si può considerare una key word del presente?
“Da quando il popolo, noi stessi siamo informazione evidentemente è tutto cambiato. Rispondendo al telefono, andando a prendere un aereo, il corpo è fermo e nello stesso tempo viaggia perché nostre informazioni vengono trasferite. Oggi e domani ancor più renderà protagonista l’informazione dematerializzata. Ecco un genere d’identità ancora totalmente sconosciuta. Credo che il business più consistente dei prossimi anni sarà legato a questa sfera di identità e se non proprio alla costruzione di nuove identità. Identità come prêt-à-porter. L’identità digitale può significare la maschera che tu indossi in un contesto, mentre l’identità personale è chiaramente definita dalla separazione fra me a te. Oggi tutti richiedono coinvolgimento. Le notizie arrivano quasi prima che succedano, l’imperativo è essere informato, costantemente coinvolto. Orribilmente coinvolto, totalmente coinvolto. Devi per forza essere parte di una situazione. Tutta la società oggi richiede “to be in touch”. Il contrario è rappresentato dall’identità privata: il distacco è protagonista. Mi chiedo dunque se l’identità privata abbia ancora un ruolo”.
“Siamo nell’era del Reputation Capital. Tutti raccomandano tutti e tutto – precisa de Kerckhove. La raccomandazione degli amici diviene preghiera quotidiana”.
È ancora possibile immaginare il futuro?
“Il futuro è qui, fra noi non è più altrove”.
“Anche se – dice de Kerckhove – Bill Gibson afferma che sfortunatamente il futuro non è distribuito equamente in tutti nel mondo”.
“La realtà è uguale per tutti, il ruolo di Media Duemila è proprio questo fare capire che il futuro è obsoleto perché già presente, come avete ben sottolineato con il titolo The future of the future is the present, scelto per il convegno dedicato al centenario dalla nascita di mio padre”.
L’etimologia di ogni parola viene da chi produce un oggetto e chi lo usa. L’accesso al media permette di conoscerlo. Nelle ultime parti del libro Understanding Media si parla di questo. Anche se sono solo due o tre pagine in tutto il libro, sono fondamentali. L’estensione del corpo umano attraverso i media è ancora solo un’ idea, non ci si è arrivati ancora ad un approfondimento costruttivo.
“In effetti il contrario dell’etimologia è l’invenzione. Comprendere un contesto, un mezzo dall’interno all’esterno e viceversa: questa è la chiave della creatività dei nostri tempi”.

Maria Pia Rossignaud
media2000@tin.it

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".