Ci sono parole che fanno bene. Sono belle. Crescono ogni giorno, anche in un tempo si svela con le sue incertezze e perde punti di riferimento, e si posizionano sul foglio, prendendo vita anche con i colori con cui le scrivono i bambini. Ad oggi, sono 20mila e stanno per arrivare a Firenze. Sono quelle mandate dai bambini per i grandi come un dono inatteso alla mail abc@costruiamogentilezza.org  le hanno consegnate, nei pomeriggi nelle scuole del capoluogo toscano durante la nostra pratica di gentilezza.

Questo mondo si chiama alfabeto della gentilezza, un’idea semplice, a cui pensai il 2 ottobre del 2021 per ringraziare i nonni e le nonne, nel giorno della loro festa, con le parole gentili dei nipoti. Dai primi e piccoli passi, l’iniziativa ha camminato e ha raggiunto tante città italiane, oltrepassando anche i confini nazionali.

Ad ogni lettera si associa una parola che ha il sapore della gentilezza e che la alimenta. Si scrive in tutte le lingue del mondo.

“Essere gentili è un atto di coraggio. Ed io voglio essere gentile”. Queste sono le parole di un bambino quando mi ha consegnato il suo alfabeto della gentilezza.

L’ alfabeto della gentilezza sarà  protagonista anche dei Giochi nazionali della gentilezza, promossi dall’Associazione Cor et Amor guidata da Luca Nardi, che prenderanno il via da Firenze e si svolgeranno in più città d’Italia dal 22 settembre al 2 ottobre.

È una tappa di un percorso che vede impegnati ogni giorno gli oltre 1900 costruttori di gentilezza, donne e uomini, che ogni giorno traducono in gesti l’ascolto del cuore. Sono impegnati in progetti, attività ed azioni che sostengono la gentilezza con la consapevolezza che la gentilezza è una goccia, che se si unisce ad altre, può scavare la roccia di un tempo in salita.

Il coraggio, una parola che racchiude al suo interno un cosmo, una forza, un’anima. Mi sono incrociata tante volte con il coraggio. Pensavo di doverlo rincorrere, di vederlo andare via nella sua corsa irrefrenabile.

Il coraggio è stata la linfa vitale di un percorso di vita, il mio, che come un filo, si è intrecciato a quello di altre cinque madri. Abbiamo scritto lettere ai nostri figli volati via. Raccontiamo loro, utilizzando ancora i tempi verbali al futuro, il dono che sono stati e quanta forza ci danno per continuare a vivere.

Ci siamo riprese per mano la vita, quando sembrava un filo spezzato. Le nostre lettere, custodite nel nostro libro, “Lettere senza confini”, sono state un supporto per altre mamme ed altri padri, che come noi sono stati chiamati ad affrontare una prova troppo dura dell’esistenza.

* Gaia Simonetti, ambasciatrice alla gentilezza e ideatrice dell’alfabeto della gentilezza