Dicevano che la cultura ci salverà, a noi europei e, magari, all’umanità intera. E, infatti, l’Ue riunisce a Bruxelles il Forum della Cultura e s’appresta a lanciare un nuovo programma Europa Creative, presentato ieri a Marsiglia, capitale europea della cultura 2013. Poi, in concomitanza con il Forum e con l’evento di Marsiglia, esce l’EuroBarometro, uno dei periodici rilevamenti del polso dell’opinione pubblica europea, e si scopre che la partecipazione dei cittadini europei alle iniziative culturali sta calando. E l’Italia, il maggior giacimento di patrimonio culturale su questa terra, guida la discesa, insieme a, in ordine alfabetico, Bulgaria, Cipro, Malta, Portogallo e Ungheria.
Sarà che la cultura costa e che c’è la crisi, o sarà pure che la cultura non ti riempie di soldi come una slot machine – quando va bene -, fatto sta che negli ultimi sei anni l’accesso e la partecipazione dei cittadini europei alle attività culturali – dalla lettura di un libro alla visita ad un museo – sono diminuiti in tutti gli Stati membri. Rispetto al 2007, i cittadini europei che hanno aderito a un’iniziativa culturale sono calati del 3%, scendendo a quota 18%; quelli che hanno ascoltato programmi radiofonici culturali o seguito programmi televisivi culturali sono calati del 6%, al 72%. E l’Italia è ben sotto alla media europea: il 60% -e già mi paiono tanti- dichiara di ascoltare o vedere programmi culturali.
Il rapporto di EuroBarometro è stato analizzato, su EurActiv, da Viola De Sando, che rileva come gli Stati del Nord dell’Europa guidano la classifica della partecipazione alle attività culturali – sia in termini di frequentazione che di coinvolgimento -: in Svezia (43%), Danimarca (36%) e Olanda (34%), i cittadini partecipano assiduamente ad eventi ed iniziative culturali, mentre latitano portoghesi e ciprioti (6%), rumeni e ungheresi (7%) e italiani (8%).
E danesi (74%), svedesi (68%), finlandesi (63%) e olandesi (58%) sono i cittadini europei che, quest’anno, sono stati più coinvolti attivamente in iniziative culturali, dalla realizzazione di un film alla scrittura di una poesia. I livelli più bassi sono stati registrati in Bulgaria (14%), Malta (18%), Italia (20%) e Ungheria (21%).
Se c’è una relazione tra la crisi e questi dati, c’è da chiedersi in che senso vada: più crisi uguale meno cultura, oppure meno cultura uguale più crisi. Tra i principali ostacoli che limitano l’accesso alla cultura nei Paesi dell’Ue, vi sono la mancanza di interesse – quando si tratta di andare al teatro (36%), all’opera (50%), in una biblioteca pubblica (43%) o ad un concerto (29%) – o di tempo, per la lettura di un libro (44%), o una visita al museo (37%), o la visione e l’ascolto di programmi culturali (31%).
Rispetto alla media europea, gli italiani sono meno interessati ai concerti (40%) e all’opera (55%) – e dire che la lirica è, ovunque nel Mondo, italiana -. E partecipano di meno ad attività culturali ‘transnazionali’: solo il 21% degli italiani legge un libro di un autore non italiano (-10% rispetto al 2007) e solo il 10% vede o ascolta programmi televisivi o radiofonici non italiani (- 17%).
Insomma, forse la cultura li salverà. Gli altri. Noi italiani, la vedo male, se l’EuroBarometro ha ragione.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.