Le Postille di Paolo Lutteri – 25 giugno 2026
L’innovazione tecnologica nell’informatica è stata più veloce delle regolamentazioni. Hanno vinto gli ingegni liberi, i mercati liberi, imprenditori e speculatori. Ogni vincolo è sembrato un freno alla fantasia. La difesa di principi etici, diritti d’autore, privacy, trattati internazionali è saltata. Le guerre, perlopiù forsennate, hanno contribuito a trasformare i modelli linguistici e gli algoritmi in armi di comunicazione. L’intelligenza artificiale, a sovranità americana e cinese, ha trascinato tutto il mondo a farsi consumatore di Big Tech, targate con valori di supremazia liberal-capitalista o social-capitalista. Il patrimonio culturale europeo dei diritti è stato superato da un pragmatismo senza regole, da un’egemonia della pratica guidata da un’intelligenza artificiale che ha come base i comportamenti plutocratici, non i valori. E adesso cominciamo a preoccuparci se questi robot multitasking sostituiranno gli umani ….
L’Europa esiste, ma è frammentata da Nazioni orgogliose che fanno fatica a condividere visioni comuni. Nondimeno quel gigantesco apparato burocratico, sito a Bruxelles e a Strasburgo ma teleguidato altrove, si muove per sviluppare una propria identità culturale, in politica e in informatica.
Il documento della Commissione Europea del 3 giugno 2026 (COM-2026 503) proclama i suoi desiderata. Come e quando saranno ‘messi a terra’ ancora è in forse. Comunque i funzionari europei hanno trovato alcuni percorsi da condividere. Il documento è disponibile https://eur-lex. europa.eu.
In sintesi, evidenzio alcunii punti significatici del testo e aggiungo qualche commento.
• L’Unione Europea intende raggiungere una sovranità tecnologica europea attraverso investimenti strategici, interoperabilità, infrastrutture critiche, capacità industriali e un ruolo centrale dell’open source come leva di autonomia, sicurezza e innovazione. Si tratta di ridurre la dipendenza dell’UE da tecnologie extra‑UE, rafforzare la competitività industriale, garantire sicurezza, resilienza e controllo sulle infrastrutture digitali, promuovere un ecosistema europeo aperto, interoperabile e innovativo.
• E’ indispensabile il coordinamento tra Stati membri per procurement pubblico tecnologico.
• E’ opportuno creare un ‘EU Open Source Hub’ per coordinare progetti strategici, comunità e standard, anche per evitare duplicazioni di progetti finanziati più volte in Stati diversi.
• E’ opportuno istituire un ‘European Tech Sovereignity Board’ con Stati membri, attori dell’industria e della ricerca.
Oggi l’UE dipende da fornitori non europei per oltre l’80% di prodotti, servizi digitali e infrastrutture. Queste dipendenze sono ormai passività strategiche in un contesto di frammentazione geopolitica e strumentalizzazioni di catene di forniture.
La Commissione Europea ha capito che la sovranità tecnologica è una questione di potere, non solo di mercato. Del resto l’UE controlla già strumenti giuridici e amministrativi, ma occorre più decisa volontà politica e capacità di implementazione.
Insomma: occorre attivare la potenzialità dell’UE da ‘regulatory’ a ‘tech’. Questo potere deve diventare un bene comune, riutilizzabile da amministrazioni pubbliche, imprese, startup, università, istituzioni di servizio. Come già hanno ribadito alcune personalità super partes, la sovranità tecnologica è vista come condizione per sicurezza, competitività e autonomia geopolitica. E l’ecosistema industriale europeo deve essere competitivo.
Belle parole, adesso vanno trasformate in azioni concrete ed efficaci, con la massima trasparenza e la minima burocrazia.
L’ultima notizia è che ci sarà un modello di AI OpenSource proprio europeo, che l’UE ha affidato al Consorzio Europa, coordinato dalla società italiana Domyn.
Paolo Lutteri
