“Senza una politica migratoria umana ed un’Europa federale, non c’è futuro”: né per i migranti, e neppure per gli europei. E’ il titolo e il senso di un appello pubblicato sul sito ‘Europa in movimento’ ed indirizzato alle Istituzioni e ai cittadini europei
L’obiettivo è che l’Unione europea sospenda l’accordo con la Turchia negoziato nel Vertice dei capi di Stato e di governo dei 28 del 17 e 18 marzo, insieme al premier turco Ahmet Davutoglu, appena entrato in vigore dopo due settimane di preparativi ed esitazioni. L’Ue deve tenere conto dei dubbi sulla legalità dell’intesa espressi dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati.
Sulla base dell’intesa, la Grecia può dichiarare “inammissibili” le richieste di protezione internazionale fatte da richiedenti asilo (siriani e non) provenienti dalla Turchia perché la Turchia è considerata “Paese terzo sicuro” e “Paese di primo asilo”, due qualifiche contestabili. Anche i fondamenti giuridici dell’accordo, oltre che quelli etici e politici, appaiono fragili e discutibili: Amnesty International e la stampa internazionali ne hanno denunciato le gravi lacune e le drammatiche conseguenze, senza contare i vantaggi finanziari ricavati da Ankara nella trattativa e l’accelerazione, almeno dichiarata, dei negoziati di adesione della Turchia all’Ue.
L’appello, inizialmente redatto dalla Gioventù federalista europea di Pescara, ha trovato un ampio e rapido consenso nel mondo dell’associazionismo e del federalismo europei e fra coloro che si battono ogni giorno per i diritti di migranti e rifugiati e per un’Europa federale, multietnica e solidale. Le voci di critica all’intesa sono numerose: la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha esperienza di assistenza e accoglienza, la boccia perché “é una soluzione che difficilmente funzionerà e ha già creato una macchia sulla reputazione dell’Ue come terra dei diritti umani. Mai e poi mai avrei pensato che si sarebbe arrivati a questo punto”.
Il documento rivolge una serie di richieste alle Istituzioni europee e agli Enti locali: dalla sospensione dell’attuazione dell’accordo al rafforzamento delle competenze dell’Unione per creare un vero e proprio sistema di accoglienza e di asilo comune, fino alla prospettiva di un’Europa solidale, multietnica, federale.

Articolo precedenteIl gusto della prevenzione a tavola. La cucina italiana, la ricerca negli Usa 21 aprile Roma
Articolo successivoBanda Netflix versus Chili.TV: usare al meglio quella che c’è!
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.