L’Italia è all’ultimo posto nell’Ue per numero di laureati nella fascia di età 30-34 anni. È quanto emerge dall’indagine Eurostat sul raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di istruzione. Ecco un altro di quei primati di cui faremmo volentieri a meno e che la crudezza delle statistiche mette a nudo: ne scrive su EurActiv.it Viola De Sando.
Lanciata nel 2010 per favorire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva nell’Ue, la strategia Europa 2020 prevede due obiettivi specifici nel campo dell’istruzione: aumentare il numero dei cittadini europei con un titolo di studio universitario e ridurre il numero di coloro che abbandonano un percorso di formazione o istruzione.
In base all’ultima indagine Eurostat sul tema, l’Ue sta progressivamente raggiungendo gli obiettivi definiti nella strategia. Dal 2002 al 2014, infatti, il numero dei cittadini europei tra i 30 e i 34 anni con un titolo di studio universitario è aumentato in media del 14,3%, raggiungendo quota 37,9% e avvicinandosi al target Ue del 40% previsto per il 2020. L’aumento più significativo è stato registrato tra le cittadine europee, con il numero di laureate passato dal 24,5% del 2002 al 42,3% del 2014. Il numero dei laureati tra gli uomini, invece, è cresciuto a un ritmo più lento, dal 22,6% del 2002 al 33,6% del 2014.
I risultati migliori sono stati raggiunti in Lituania (53,3%), Lussemburgo (52,7%), Cipro (52,5%) e Irlanda (52,2%), mentre agli ultimi posti della classifica Ue si collocano Repubblica Ceca (28,2%), Slovacchia (26,9%) Malta (26,6%), Romania (25%) e Italia (23,9%). Inoltre, 12 stati membri – Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia e Ungheria – hanno già raggiunto o superato i target nazionali in materia di istruzione stabiliti nella strategia Europa 2020.
Anche sul fronte dell’abbandono scolastico l’Unione ha registrato dei miglioramenti: dal 2002 al 2014 l’incidenza del fenomeno è passata dal 17% all’11,1%, avvicinandosi all’obiettivo del 10% fissato dall’Ue per il 2020. Tra i cittadini europei sono gli uomini ad essere più interessati da questo fenomeno rispetto alle donne.
Gli stati membri che nel 2014 hanno registrato il tasso più alto di abbandono scolastico fra i cittadini di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono Spagna (21,9%), Malta (20,4%), Romania (18,1%), Portogallo (17,4%) e Italia (15%) –anche qui, abbiamo una classifica non brillante-. Le cifre più basse, invece, sono state registrate in Croazia (2,7%), Slovenia (4,4%), Polonia (5,4%), Repubblica Ceca (5,5%) e Lituania (5,9%).
L’Italia, comunque, insieme ad Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia, ha già raggiunto il target nazionale previsto dalla strategia Europa 2020 in materia di contrasto alla dispersione scolastica.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.