Intervista a Ferdinando Imposimato che parla di diritti, fake news e democrazia partecipata. Magistrato prestato alla politica, approfondisce questi aspetti, commenta, in particolare, 3 articoli della Costituzione e racconta la sua esperienza di uomo analogico che usa media digitali per promuovere e sostenere le sue idee. Il passato è importante per evitare il ripetersi di errori, secondo l’Imposimato pensiero che lo ha proposto nel libro “La Repubblica delle stragi impunite”.

Disinformazione e verità reale, una storia antica che oggi è esplosa con le fake news?
“La verità ufficiale è quella che è affidata alla disinformazione, non escludo i media e le fonti ufficiali. I mezzi di comunicazione di massa, la stampa, la radio  hanno portato all’asservimento di corpi e anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze, disse Albert Einstein .
Ministeri, uomini politici e altre categorie professionali diffondono delle non verità sulla base delle quali non è possibile adottare strategie utili ad evitare gli errori passati. Ecco perché quando sono andato a New York, alla Unione Cooper University, la più antica Università degli US ove tenne il suo primo discorso Abramo Lincoln, per parlare della strategia della tensione mondiale dei fatti dell’11 settembre, ho cercato con pacatezza, mettendo da parte simpatie politiche, orientamenti e passioni civili, di proporre un’analisi che ha incluso anche quelli che ritengo i miei errori come giudice. Ad esempio per molti anni ho creduto che la strage di Piazza Fontana fosse opera degli anarchici. Ho attaccato i miei colleghi che avevano invece capito chi fossero i colpevoli, i neofascisti e i servizi, fino a quando mi sono trovato davanti documenti fondamentali che non avevo mai visto prima, che mi hanno aiutato a capire la verità su queste stragi collegate alla dinamica politica ed economica del Paese. Le falsità o le notizie costruite sulla non verità esistono ieri come oggi. Purtroppo il 90% dei giornali, come diceva Aldo Moro dalla sua prigione, non sono liberi e non danno né opinioni né notizie. La bellissima lettera che aveva scritto Moro il 18 aprile del 1978 quando tutti i giornali diffusero la notizia della sua morte e della presenza del suo cadavere nel lago della Duchessa fu sconvolgente diceva che in Italia non era stato risolto il problema della libertà di stampa. Egli venne presentato come pazzo, in balia delle BR e vigliacco, perché aveva trascurato la scorta. Menzogne che resistono ancora oggi. Tutte cose nettamente contrarie alla verità e che ormai non è psssibile smantellare.
Ed invece la falsa notizia del corpo di Moro nel lago della Duchessa, diffusa da tuti i media, preparava la sua fine per mano delle BR spinte da agenti segreti italiani, inglesi, tedeschi e americani. Ci sono ormai prove documentali. Possiamo considerare quella del lago della Duchessa una fake news”.

La storia di Imposimato con i social è iniziata 7/8 anni or sono.
“Mi sono imbattuto nel web, più o meno, nel 2005/2006. Ho iniziato con molta diffidenza, ma anche con molta curiosità. Un ingegnere informatico mi ha aiutato a muovere i primi passi in Facebook e Twitter. Ho imparato ad interagire con le persone che non conoscevo e anche con uomini di cultura. Nella prima fase mi sono impegnato a comprendere desideri, sentimenti e opinioni dei cittadini, poi ho provato a diffondere, in maniera semplice, la mia conoscenza dei fatti. In questo modo negli ultimi anni mi sono accorto di aver messo in moto un processo d’interazione con i cittadini non raggiunti dai grandi media e che quest’ultimi hanno imparato da me”.

Quanto ha contato il web nella tua battaglia sul No al Refendum?
“L’ultima campagna del No al referendum, l’ho vinta grazie al web. Respingo l’idea che sul web girino solo notizie false. Ammetto che contiene sì inesattezza più che falsità, ma se non ci fosse stata la Rete non avrei avuto la possibilità di raggiungere milioni di persone e informarle sulla necessità di difendere la nostra Costituzione Repubblicana. Quel 60% di vittoria del No è dovuta al web, perché sono riuscito a diffondere conoscenze corrette con messaggi molto semplici. In otto/dieci minuti di video ho spiegato perché si doveva dire No alla riforma della Costituzione, questo messaggio è stato ascoltato da milioni di persone. Sulla base della mia esperienza riconosco che il contributo del web è fondamentale e positivo. Rispetto il pensiero di Umberto Eco sulle falsità che si leggono in giro su Internet, ma non lo condivido. Del resto lui stesso era disinformato sullo stravolgimento della Costituzione e si era schierato acriticamente a favore del SI alla riforma. Preferisco i cittadini che non hanno la cultura di Eco, ma che dotati di un intelligenza media e di buon senso, sono in grado di recepire dei messaggi affidabili rispetto a coloro che fondano le loro scelte su luoghi comuni. E’ il momento di cambiare”.

Web e Movimento 5 Stelle il passo è stato breve?
“Sono grato a Grillo per aver creato un movimento che rappresenta l’alternativa/l’alternanza al regime. Perché prova della democrazia è la libertà. E prova della libertà è l’alternanza.  Aristotele dice: senza alternanza non c’è democrazia. C’è la dittatura della maggioranza che si perpetua. Attualmente abbiamo un governo che dura da anni e che è stato costruito sulla base di un Parlamento illegittimo, secondo quello che dice la Corte Costituzionale (Sentenza del 2 gennaio 2014). Questa maggioranza illegittima che non corrispone alla maggioranza nel paese non vuole lasciare il campo alla vera maggioranza.
La volontà della maggioranza dei cittadini si è espressa contro la riforma ma anche contro il Governo grazie al Referendum del 4 dicembre 2017, strumento che permette alla volontà della maggioranza dei cittadini di prevalere sulla volontà parlamentare quando promuove leggi a sostegno degli interessi dei gruppi di potere, come le leggi a favore delle banche , le leggi contro la dignità del lavoro e contro la libertà e la dignità dei docenti, che sono il pilastro della democrazia, dovendo prepare i giovani che saranno i futuri governnti, politici, professionisti e magistrati.
Il web ha segnato una svolta nel modo di comunicare, certo fa perdere spazio agli organi di informazione ufficiale, ma questo lo considero un fatto positivo. La libertà di informazione deve essere sempre garantita e spesso ho l’impressione che siano in molti a mettersi al servizio del governo qualunque esso sia”.

Alternanza e democrazia significano il Movimento 5 Stelle?
“Il M5S ha sicuramente dei limiti che riguardano proprio la democrazia interna, però questo è un male che si può correggere. Gli aspetti positivi riguardano le iniziative che portano all’uguaglianza, mi riferisco alla proposta di legge che riguarda il reddito sociale di cittadinanza che è previsto dall’articolo 38 della Costituzione. L’Italia ha bisogno di partiti e movimenti, regolati secondo delle norme precise che impongono a tutti la trasparenza e per questo il web da solo non è sufficiente. Occorre una legge”.

I giovani fanatici del web che non sanno parlare l’italiano…
“Per me i giovani sono il futuro, dobbiamo destinare cospicue risorse alla scuola perché se non si salva quest’ultima l’Italia soccombe. La nostra è una scuola umiliata con professori che guadagnano al liceo classico poco più di mille euro al mese dopo 30 anni di servizio in contrapposizione ai grandi burocrati delle società partecipate che guadagnano 40/50/100mila euro al mese. Queste ingiustizie vanno contro la Costituzione il cui pilastro è l’articolo 3 in cui è scritto che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Questo è il cuore della nostra democrazia che viene sistematicamente disatteso, violato dai governi che si sono succeduti da 70 anni fino ad oggi”.

L’Italia può ripartire dalla Costituzione?
“Sì perché un programma attuato su quanto la Costituzione propone salva anche i giovani e quindi il futuro della nostra Italia. Pericle diceva che se tutta la nazione è prospera questo fatto porterà a tutti i cittadini situazioni di benessere e felicità, se invece la nazione è fortunata in alcuni ricchi mentre va in rovina nella stragrande maggioranza dei cittadini nessuno si salverà nemmeno i ricchi e la nazione verrà distrutta dalle ingiustizie e dall’illegalità. Concetto d’attualità secondo le ultime statistiche di Mckinsey sulla ricchezza detenuta solo dall’8% della popolazione mondiale. In Italia, è così, abbiamo una piccola percentuale di cittadini che detiene risorse mentre la stragrande maggioranza vive in uno stato di povertà e di miseria. Così i giovani non hanno futuro e nemmeno presente. Bisogna lavorare contro il modello di università asservita al potere e di stampa imbavagliata”.
Quindi anche l’articolo 21 della Costituzione è poco applicato?
“Non è applicato. Perchè la stampa, fatta eccezione per due giornali , è nelle mani di una oligarchia di 5 o 6 imprenditori che tutelano gli interessi delle banche e propri non il diritto alla informazione che è uno dei diritti inviolabili di cui all’art 2 . L’articolo 21 riporta che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione… La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica… Purtroppo il pluralismo non è più evidente nella stampa tradizionale, il web apre a più voci”.

Ferdinando Imposimato

 

Articolo precedenteCavallaro CISAL: “Sindacato che non forma lascia spazio ai Robot”
Articolo successivoMcLuhan non abita più qui con Derrick de Kerckhove 16 febbraio Milano
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".