Chi è Fernanda Faini?

Una “giurista digitale”, una studiosa della società digitale che osservo con la lente del diritto: mi occupo, infatti, a livello accademico e professionale, del rapporto tra diritto e tecnologia, snodo ormai cruciale nella formazione dei giuristi, ma anche di tutti coloro che mostrano interesse verso le istanze della realtà in cui vivono. Mi dedico con passione ed entusiasmo a studiare la relazione fra scienza giuridica e tecnologie informatiche, ad esaminare la regolazione della dimensione digitale della vita e ad analizzare l’impatto della tecnologia sulla società nel suo complesso, sulla persona e i suoi diritti, sugli istituti e sugli strumenti del diritto.

La tua vita accademica e professionale è dedicata, dunque, alla trasformazione digitale con particolare attenzione alla tutela dei diritti nell’era digitale. Sei fiera di qualche risultato…

Amo trasmettere la mia passione agli studenti e ai giovani; ciò talvolta significa anche dare consigli sul loro futuro e sui loro percorsi professionali. Penso che, se una persona riesce a trasferire le sue conoscenze e la propria passione, ha già vinto.

A proposito di vittorie concrete, di recente ho ricevuto il VII Premio internazionale Vittorio Frosini in informatica giuridica e diritto dell’informatica e questo riconoscimento mi ha resa particolarmente felice, è un sogno che diventa realtà.

Pensi di essere un “role model” per le giovani di oggi?

Non so, dovremmo chiedere a loro; sicuramente ritengo che sia necessario accrescere il numero di giovani donne che scelgono di occuparsi di professioni giuridiche dedicate alle ICT e alla società digitale; anche in questo settore, infatti, c’è un gap da colmare. Sono stata parte di task force e gruppi di esperti nominati dal Governo a livello nazionale, in cui purtroppo il numero di donne era ridotto; constato spesso che siamo ancora poche ad occuparci di queste tematiche.

Donna e trasformazione digitale, secondo te come questa rivoluzione inciderà o velocizzerà il raggiungimento della parità, la tecnologia aiuterà?

La tecnologia ha un volto ambivalente: la dimensione digitale potenzialmente è inclusiva, ma può anche riprodurre le stesse asimmetrie della vita analogica. Teoricamente, infatti, la tecnologia offre maggiori possibilità a chiunque, ma gli algoritmi possono anche discriminare in base al genere o al colore della pelle, proponendo gli stessi pregiudizi della società analogica a causa di errori e bias. La colpa certo non è delle soluzioni tecnologiche, ma dell’uomo e della sua gestione. Al riguardo, come noto, la normativa e le policy perseguono la neutralità della tecnologia, che in realtà è obiettivo difficile da raggiungere, dal momento che nella sua valenza strumentale la tecnologia acquisisce il significato che gli uomini le conferiscono nell’utilizzarla. Dunque, la tecnologia può riuscire a rendere la società maggiormente paritaria se viene utilizzata in tal senso dall’uomo: per tale motivo i principi etici e giuridici sono determinanti e devono guidare le soluzioni tecnologiche.

Viviamo il momento delle scelte, i valori che caratterizzano il presente e il futuro digitale dipendono da noi. Non a caso, all’inizio dell’anno, l’Unione Europea si è espressa con una dichiarazione sui diritti e sui principi digitali per il decennio. La tutela dei diritti nella dimensione digitale, infatti, è il cuore del problema: l’essere umano ha il potere di governare la società tecnologica e deve riuscire a fare in modo che i diritti digitali abbiano la stessa forza dei tradizionali diritti “analogici” e siano parimenti protetti.

 

Metaverso…

Il Metaverso è un’opportunità, un po’ come tutto quello che è legato alla tecnologia, alle sue espressioni e ai suoi volti; il suo successo dipende molto dalla capacità di governo da parte dell’uomo e dalle nuove geometrie di potere della nostra contemporaneità. Assistiamo da un lato all’erosione del potere statuale e dall’altro all’affermazione dei Big Tech, quali “controllori del pedaggio di accesso alla vita digitale”, perché di fatto da lì ciascuno deve passare per fruire della dimensione digitale, dei suoi servizi e delle sue possibilità, più ampiamente per vivere la propria esistenza digitale.

Sicuramente da questo punto di vista il Metaverso può accrescere ulteriormente il potere di alcuni soggetti. Ma il quadro regolatorio europeo che si sta delineando (mi riferisco ad atti quali il Digital Services Act, il Digital Markets Act, l’Artificial Intelligence Act, il Data Governance Act e il Data Act) incide sulle geometrie di potere e, di conseguenza, anche sui poteri economici privati, destinatari di doveri di trasparenza, obblighi puntuali e specifiche responsabilità: l’Unione europea negli ultimi anni promuove e incentiva l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico, ma allo stesso tempo intende proteggere in modo più efficace la persona e i suoi diritti nel contesto digitale.

Il Metaverso e, più ampiamente, la costruzione della dimensione digitale del futuro costituiscono una sfida perché dovremo riuscire a sanare le asimmetrie che si sono concretamente realizzate negli anni in conseguenza del fatto che i Big Tech hanno legittimamente sfruttato l’autonomia contrattuale privata, la dimensione sovranazionale di riferimento, la libertà di impresa e un quadro normativo spesso inadeguato ad affrontare la trasformazione digitale.

A mio avviso è tempo di recuperare uno spazio giuridico pubblico, riaffermando il ruolo delle istituzioni, dal momento che queste ultime ontologicamente sono tenute a perseguire l’interesse pubblico e il soddisfacimento dei diritti, anche digitali, dei cittadini, mentre i poteri economici privati sono mossi da finalità diverse.

Ci troviamo in una fase davvero stimolante, dobbiamo essere felici di vivere oggi, perché il cambiamento non riguarderà solo gli strumenti e la fisionomia dello spazio-non spazio digitale, non interesserà solo il Metaverso, ma investirà anche il quadro regolatorio di riferimento, i diritti e i doveri dei diversi attori protagonisti della scena digitale.

Siamo in un’epoca di transizione e di trasformazione a livello europeo e globale. Agli Stati spetta il compito di trovare nuove forme di cooperazione anche con i poteri privati per costruire una società conforme ai principi e ai valori degli ordinamenti democratici. È il momento di avviare una collaborazione concreta tra soggetti diversi e tra eterogenei ecosistemi di regole (le norme giuridiche, le regole informatiche, le regole poste dai Big Tech…). A noi tutti spetta il compito di ricordare che troppo spesso percepiamo le piattaforme private come spazi giuridici pubblici e che la consapevolezza giuridica è imprescindibile per vivere la dimensione digitale dell’esistenza.

Tutelare i diritti e le libertà nel ciberspazio costituisce la sfida del nostro tempo.

 

 

 

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.