Filosofie di Avatar, il libro a cura di Antonio Baronia e Antonio Tursi, l’ho avuto dal mio compagno di blog che ringrazio perché propone, come sempre, una riflessione sul presente già futuro. Una riflessione che parte dal film.

Il libro, già nella prefazione, propone domande alle quali cercare risposte. Una però per me è chiara, evidente, perciò la propongo immediatamente. Alla domanda …”Dove sta in Avatar, il punto di equilibrio fra la tradizione e l’innovazione?” Rispondo che per me sta nel racconto, un racconto d’amore tradizionale tra la principessa ed il grande guerriero travestito da umile soldato (in questo caso uomo trasformato in Avatar).

Le immagini del film Avatar sono immagini da terzo millennio, la storia è storia di sempre: il principe che salva la principessa.

Oggi spesso vogliamo per forza costringere il presente tecnologicamente avanzato in una forma di fantascienza.

Discutendo con Derrick proprio del concetto di Avatar e della sua rappresentazione mi sono rammaricata del fatto che l’uomo tecnologicamente avanzato vuole raffigurarsi diversamente da ciò che è. Non lo trovo giusto. Noi oggi siamo connessi e grazie alla connessione possiamo essere ognipresenti.

La teoria del corpo elettrico di Derrick de Kerckhove la immagino guardando le mie mani su una tastiera che velocemente digitano messaggi, mail e aprono Skype per partecipare ad una riunione oltreoceano o solo a Milano restando comodamente seduta sulla mia poltrona preferita.

 

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