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Finestra sull’EuropaMedia Duemila prosegue  una collaborazione con il Coris della Sapienza, pubblicando articoli di studenti e studentesse centrati sui temi dell’Unione europea, con attenzione, in particolare, all’innovazione normativa e tecnologica.

L’attuale direttiva 2009/125/CE sulla progettazione ecocompatibile ha portato a conseguire numerosi traguardi in termini di tutela dell’ambiente per le imprese e i consumatori dell’Ue: solo nel 2021, essa ha generato un risparmio di 120 miliardi di euro di spesa energetica.

Il 30 marzo 2022, la Commissione europea ha proposto di ampliare l’attuale direttiva, presentando un nuovo regolamento sulla progettazione ecocompatibile di prodotti sostenibili, prospettando il passaggio da un’economia dell’usa e getta a un’economia del riuso.

La nuova proposta riguarda diversi prodotti finali come tessili, mobili, automobili, ma anche prodotti intermedi come ferro, acciaio e alluminio, che incidono moltissimo sull’ambiente. Si punta a rendere i prodotti sul mercato più durevoli, più affidabili, più riutilizzabili, più facili anche da riparare.

Il nuovo regolamento fissa obblighi di informazione sul prodotto, così che il consumatore possa valutarne l’impatto sull’ambiente; e prevede l’introduzione di un ‘passaporto digitale’ per ogni prodotto. Ci sono, inoltre, vincoli di trasparenza per chi vorrà disfarsene e condizioni di parità in ambito Ue: si punta a favorire la qualità evitando la frammentazione causata da normative discordanti.

Le aziende interessate sono soprattutto quelle del tessile e del settore della moda. L’intento è di facilitare il passaggio a una moda il più sostenibile possibile, raccontando la storia del prodotto e facendo appassionare il cliente-consumatore al modo in cui è stato realizzato rispettando l’ambiente.

L’industria della moda è la seconda in Italia con un fatturato di 100 miliardi di euro nel 2019 e rappresenta il 5,5% del totale del Pil italiano. I 20 maggiori marchi rappresentano un terzo del fatturato complessivo. La moda italiana ha sempre dato molta importanza all’utilizzo di tessuti di pregio e si contrappone a quella che viene definita Fast Fashion, ovvero il consumo rapido di indumenti di bassa qualità a un basso costo.

L’Ue presta molta attenzione alle piattaforme e agli acquisti online per evitare che vengano immessi nel mercato prodotti non conformi alle sue regole. È evidente che tutto questo non deve penalizzare il consumatore più fragile, perché, anche se si può pensare a un aumento dei costi dei singoli prodotti, si cercherà di non fare ricadere i costi aggiuntivi sui prezzi finali.

Il nuovo regolamento mira, invece, a generare una tendenza al risparmio nel lungo periodo in termini di consumi di energie e risorse, un miglioramento delle prestazioni, una durabilità del prodotto maggiore (evitando di conseguenza lo spreco e l’aumento dei rifiuti).

Tutti tasselli che rendono questo regolamento nettamente migliorativo e più efficace rispetto alla direttiva in atto. Si stima, entro il 2030, un risparmio di 132 Mtep di energia primaria, pari a circa 150 miliardi di metri cubi di gas naturale, quasi equivalenti all’import 2021 di gas russo nell’Ue.

Chiara Pannozzi

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