Donne in una società che le penalizza ancora molto. ISTAT, Deloitte e Lenstore ci danno tre visioni dello stesso gap che affligge la nostra società. L’Istat rivela che la diminuzione dell’occupazione durante la pandemia è stato un fenomeno che hanno subito di più le donne. La Deloitte denuncia che in  Italia  solo un quarto degli iscritti a facoltà Stem oggi è donna. E solo il 27% del totale degli universitari italiani è impegnato in percorsi di studio in questi settori. La Lenstore ha analizzato 30 paesi europei per scoprire quali offrono le migliori opportunità alle donne impiegate nel sistema sanitario: l’Italia è in coda.

ISTAT: Diminuzione dell’occupazione femminile durante il COVID-19

La diminuzione dell’occupazione (-0,4% rispetto a novembre, pari a -101mila unità) coinvolge le le donne, i lavoratori sia dipendenti sia autonomi e caratterizza tutte le classi d’età, con l’unica eccezione degli ultracinquantenni che mostrano una crescita; sostanzialmente stabile la componente maschile. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 58,0% (-0,2 punti percentuali).

Il numero di persone in cerca di lavoro torna a crescere (+1,5%, pari a +34mila unità) in modo generalizzato e solo per 15-24enni si osserva una diminuzione. Il tasso di disoccupazione sale al 9,0% (+0,2 punti) e tra i giovani al 29,7% (+0,3 punti).

A dicembre, il numero di inattivi cresce (+0,3%, pari a +42mila unità) tra donne, 15-24enni e 35 49enni, mentre diminuisce tra gli uomini e le restanti classi di età. Il tasso di inattività sale al 36,1% (+0,1 punti).

Nonostante il calo di dicembre, il livello dell’occupazione nel trimestre ottobre-dicembre 2020 è superiore dello 0,2% a quello del trimestre precedente (luglio-settembre 2020), con un aumento di 53mila unità.

Nel trimestre calano le persone in cerca di occupazione (-5,6%, pari a -137mila) e aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,1%, pari a +17mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione registrate tra marzo e giugno 2020, unite a quella di dicembre, hanno portato l’occupazione a un livello più basso di quello registrato nel dicembre 2019 (-1,9%, pari a -444mila unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-235mila) e autonomi (-209mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione degli over50, in aumento di 197mila unità, soprattutto per effetto della componente demografica. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 0,9 punti percentuali.

A dicembre 2020, le ore pro capite effettivamente lavorate settimanalmente, calcolate sul complesso degli occupati, sono pari a 28,9, livello di 2,9 ore inferiore a quello registrato a dicembre 2019; la differenza scende a 2,5 ore tra i dipendenti, per i quali il numero di ore lavorate è pari a 28,0.

Nell’arco dei dodici mesi, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-8,9%, pari a -222mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +482mila).

Dal 1° gennaio 2021 è stata avviata la nuova rilevazione Forze di lavoro che recepisce il Regolamento (Ue) 2019/1700. Secondo quanto previsto dal Regolamento, e come anticipato dalla nota per la stampa del 10 dicembre 2020, l’uscita del dato di gennaio 2021 è posticipata al 6 aprile contestualmente al rilascio del dato di febbraio. L’Istat renderà disponibili a breve informazioni di maggiore dettaglio

Deloitte: ancora poche le donne con profili professionali Stem

Secondo la ricerca della Fondazione Deloitte un’azienda su quattro non trova i profili professionali Stem di cui ha bisogno. E sono ancora meno le donne impiegate in questo ambito. Un grande paradosso, in un Paese con un tasso di disoccupazione femminile elevatissimo e un bisogno crescente di competenze tecniche e scientifiche.
In  Italia  solo un quarto degli iscritti a facoltà Stem oggi è donna. E solo il 27% del totale degli universitari italiani è impegnato in percorsi di studio in questi settori.

Il Covid spinge i nuovi corsi in medicina e lauree Stem Dalle proposte di nuovi corsi di laurea che le università italiane hanno presentato al Cun (Consiglio Universitario Nazionale), emerge che tra i pochi “effetti collaterali” positivi della pandemia in corso c’è la presa di coscienza dell’importanza della ricerca scientifica e un conseguente aumento dell’offerta formativa Stem negli atenei italiani. Una notizia positiva, perché «se c’è qualcosa che è diventato evidente a tutti con il Covid-19 è che in futuro, la competizione globale sarà tutta incentrata sulla capacità di innovazione scientifica e tecnologica», dichiara Stefania Papa, People & Purpose Leader di Deloitte.
Un terreno su cui l’Italia può crescere molto: caratterizzata da poli di eccellenza assoluta, ma anche da altissimi tassi di “fuga dei cervelli”, il nostro Paese fa ancora troppo poco per incentivare la cultura tecnico-scientifica tra i nostri giovani. Come dimostrano i risultati della ricerca della Fondazione Deloitte, nel 2019 soltanto il 27%  dei nostri immatricolati universitari era iscritto a un corso di laurea Stem. E di questo 27% solo un quarto era costituito da ragazze. Un gender gap ancora molto consistenze e che, pure, non ha niente a che vedere con le capacità o le propensioni di maschi e femmine: secondo i dati raccolti dalla nostra ricerca, infatti, le studentesse impegnate in percorsi universitari Stem si laureano con voti di laurea mediamente più alti e in meno tempo dei loro colleghi maschi.
Eppure, le donne che lavorano in ambito scientifico, oggi, sono ancora una minoranza. Una situazione paradossale, in un Paese che oggi sfiora il 30% d disoccupazione giovanile e che, nel solo mese di dicembre 2020, secondo Istat, ha prodotto 101 mila nuovi disoccupati, di cui 99 mila donne. «Un dato preoccupante che ci deve spingere a riflettere sulla necessità di cambiare rotta, investendo con più decisione su donne e scienza in modo da colmare quel gap occupazionale che, secondo la nostra ricerca, porta quasi un’azienda su quattro (23%) a non trovare i profili professionali Stem di cui ha bisogno», sottolinea Stefania Papa.
«Cybersecurity, tecnologie biomediche, robotica e intelligenza artificiale: basta fare pochi esempi per capire quanto è importante che l’Italia investa in istruzione e ricerca Stem e includa le ragazze in questo ambito strategico. Cosa ancora più importante: oggi abbiamo la possibilità di trasformare questo proposito in azione concreta, grazie alle risorse del Next Gen Eu», conclude la People&Purpose Leader di Deloitte. «Non dobbiamo disperdere questa opportunità. Sarebbe un grande spreco di talenti e di risorse economiche. Sarebbe una partita persa per tutti: per le donne, per la scienza e per il Paese».

 

Studio Lenstore donne e Sanità: in Svizzera la paga più alta – In Francia il numero più alto di impiegate – Italia ottavo posto tra i paesi peggiori

Lenstore ha analizzato 30 paesi europei per scoprire quali offrono le migliori opportunità alle donne impiegate nel sistema sanitario. Prendendo in considerazione il salario, le ore di lavoro e i giorni di ferie, quale è il paese che offre le maggiori opportunità alle donne nelle professioni sanitarie nel 2021?

Durante il corso degli ultimi 12 mesi, i diversi sistemi sanitari in tutto il mondo sono stati sotto gli occhi di tutti a causa dello scoppio della pandemia. Il lavoro incredibile di medici e infermieri nel corso di questi mesi è stato di ispirazione per tante persone che vogliono intraprendere la stessa carriera. Tuttavia, ci siamo mai chiesti quante siano le donne in prima linea, e quali paesi offrono maggiori opportunità di carriera per le donne nel settore sanitario?
La Francia è il paese migliore per le donne nelle professioni sanitarie

La Francia è il paese migliore in Europa per le donne impiegate nel settore sanitario, riportando il numero più alto di donne iscritte alla facoltà di Medicina; 110.000 più del doppio rispetto a tutti gli altri paesi analizzati nello studio.

I francesi sono anche generosi per quanto riguarda il diritto alle vacanze, offrendo fino a 34 giorni di ferie all’anno, secondi solo alla Slovenia che offre ai suoi lavoratori 35 giorni di ferie all’anno.

L’Olanda e la Finlandia occupano la seconda e la terza posizione tra i paesi con le maggiori opportunità per le donne impiegate nel settore sanitario. Infatti, le donne impiegate nel settore sanitario in Olanda lavorano solo 25 ore alla settimana (l’orario lavorativo più corto in Europa) e ricevono un salario annuale medio di 42.276,00 €. La Finlandia è il quarto paese con la percentuale maggiore di donne impiegate nel settore sanitario (86%).

L’Italia si classifica ottava tra i paesi con le minori opportunità di carriera per le donne nell’industria sanitaria

Preceduta dalla Romania e seguita dal Belgio, l’Italia si classifica ottava tra i paesi peggiori per le donne nelle professioni sanitarie. Con un divario salariale del 24% nei confronti degli uomini, la sanità italiana ha ancora una lunga strada da fare per raggiungere la parità di genere.

La Svizzera è prima tra i paesi che offrono la paga più alta per le donne nelle professioni sanitarie

Svizzera, Islanda e Lussemburgo sono i tre paesi con il salario migliore per le donne impiegate nelle professioni sanitarie, offrendo un salario medio di oltre 70.000 €, oltre il doppio rispetto al Regno Unito, con un salario medio di 33.000 €.

È interessante notare che l’Irlanda mantiene la quinta posizione tra i paesi con il salario più alto per le donne nelle professioni sanitarie (43.274,00 €).

I paesi europei con pari opportunità tra uomini e donne nel settore sanitario

Mentre la Francia mantiene il primato tra i paesi con le migliori opportunità per le donne che lavorano nell’industria della sanit à , quali destinazioni si distinguono per offrire pari opportunità ai lavoratori nel sistema sanitario nazionale?

I 5 paesi in cima alla lista sono:

1. Romania

2. Ungheria

3. Serbia

4. Svezia

5. Danimarca

La Romania e la Svezia si classificano entrambe seconde per uguaglianza di genere nelle professioni sanitarie, con un divario salariale dell’11%. Sebbene ci sia ancora da lavorare per raggiungere un’uguaglianza di genere completa nel lavoro, altri paesi presentano un divario salariale ancora maggiore. In Francia per esempio, gli uomini nelle professioni sanitarie guadagnano fino al 21% in più rispetto alle donne e nel Regno Unito il divario retributivo può raggiungere il 32% in favore del sesso maschile.

In termini di ore di lavoro, la Romania non ha differenze di genere. Uomini e donne lavorano entrambi una media di 40 ore settimanali.

Roshni Patel di Lenstore commenta:

‘Con lo scoppio della pandemia, i servizi sanitari in tutto il mondo hanno assunto un’importanza ancora maggiore rispetto al solito. Il lavoro straordinario di medici e infermieri ha ispirato moltissimi giovani a intraprendere una carriera nell’industria della sanit à. Alla luce di queste considerazioni, è importante sottolineare le opportunità salariali e le agevolazioni offerte alle donne che vogliono praticare queste professioni.’

‘Mentre la pandemia si protrae nel 2021, è importante considerare i paesi migliori per le donne dove intraprendere una carriera nel settore sanitario.’

Si può accedere allo studio completo cliccando qui: https://www.lenstore.it/ricerca/donne-nella-sanita/

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