LIVIA SERLUPI CRESCENZI  –

È importante, ai fini della crescita, saper utilizzare tutto ciò che l’Europa mette a disposizione per i differenti Paesi e anche per il sistema Italia. È incredibile che un paese fondatore come l’Italia non sia in grado di mettere a frutto i diritti che ha acquisito in Europa per mancanza di organizzazione e per mancanza di progetti.  Lo puntualizza Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea con delega all’industria durante l’evento, avvenuto a Roma, dedicato da Euractiv al tema dei fondi Ue.

Il Commissario ha sottolineato poi che “Non possiamo pensare di utilizzare fondi europei se non c’è personale qualificato nelle amministrazioni pubbliche, ma anche nel  privato, capace di elaborare progetti altamente competitivi. Non è una questione di numeri, ma di qualità di presentazione del progetto”. Una nuova visione dunque, che preveda “un sistema più efficace, una preparazione e una mentalità diversa. Anche la stampa ha un ruolo importante da giocare” perché deve spiegare alle imprese e ai cittadini “i meccanismi comunitari e informare sulle opportunità” .

Ma per utilizzare al meglio i fondi Ue “bisogna svincolare i cofinanziamenti dal calcolo del Patto di Stabilità –  secondo il vicepresidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella. Inoltre “bisogna sostenere le Regioni in difficoltà. Il riparto dei fondi 2014 – 2020 penalizza le regioni del Sud dove la coesione è più necessaria che al nord”.

L’importanza delle Regioni è stata ampiamente richiamata anche dal governatore dell’Abruzzo Giovanni Chiodi in rappresentanza dell’Assemblea delle Regioni d’Europa: “Il modello di governance proposto per la prossima programmazione risulta troppo sbilanciato sui programmi nazionali per politiche ordinarie, penalizzando in maniera inaccettabile lo sviluppo territoriale a cui invece i fondi strutturali sono destinati”.

La preoccupazione per una corretta gestione dei fondi comunitari è stata evidenziata anche dall’ex ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca che sottolinea quanto “questo ciclo di programmazione è stato gestito malissimo perché l’intero paese è andato indietro. Dobbiamo quindi fare uno sforzo ancora più drammatico. Ci sono da programmare una cifra che può essere largamente superiore ai 50 miliardi di euro per un Paese schiacciato sul quotidiano” e sono “tre i capisaldi che devono impedire fra sette anni di trovarci come oggi: un programma operativo, cioè una radicale modifica dei programmi operativi, un presidio per l’attuazione e una svolta territoriale”. Bisogna puntare sulla qualità “è inutile preparare programmi operativi nei quali ci sono enunciazione di intenti” perché, rimarca Barca, “i programmi operativi sono delle liste di azioni che enunciano i risultati attesi e riguardano l’impatto sulla qualità della vita delle persone. La qualità della vita dei cittadini deve aumentare”. È necessario costituire una agenzia dell’attuazione “che restituisca al centro la capacità, coerente con un modello federalista, di potere presidiare i processi di attuazione, di realizzare le verifiche, di essere di ausilio a quelle amministrazioni che sono più indietro”. È necessario poi rendicontare su un sito lo stato avanzamento lavori, aggiunge l’ex ministro e coinvolgere la società civile. “Svolta territoriale, poi, vuol dire una politica di coesione economica sociale e territoriale per ogni singolo intervento”.

Un intervento importante per la nostra economia, anche se poco valorizzato, è offerto dalla cultura come ha specificato Silvia Costa, europarlamentare europea. Purtroppo “nei dibattiti esiste un comune sentire” che quando si traduce in programmi vede “tagli prima di tutto nell’ambito della cultura, non soltanto in Italia ma anche in Europa”. Viceversa “l’industria culturale creativa oggi rappresenta in Europa il 7% del Pil impiegando circa 6 milioni di addetti”. Si tratta di un milione di piccole imprese che devono affrontare le “sfide tecnologiche, del digitale e di accesso al credito”. La relatrice in Parlamento del programma sui patrimoni culturali ha messo in risalto, in questo senso, la battaglia vinta per  inserire nei fondi strutturali il riferimento alla cultura e all’industria culturale. E, oggi, ha aggiunto “nell’ambito di Horizon 2020, cioè l’importantissima nuova strategia per la ricerca che è giocata tutta sull’innovazione, il termine cultura è stato recuperato ed esiste un ampio spazio dedicato”. Non meno importante il programma comunitario Europa Creativa, ben strutturato oggi, che darà sostegno al patrimonio culturale per una crescita intelligente inclusiva e sostenibile.

Livia Serlupi Crescenzi

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