di CARLO MOCHI SISMONDI

 

La prima edizione di FORUM PA, nel marzo del 1990 (penultimo governo Andreotti!), aveva come sottotitolo “mostra/convegno dell’introduzione delle tecnologie nella PA”: sono dunque vent’anni che parliamo, in un modo o nell’altro, di PA digitale! Da allora abbiamo vissuto diverse stagioni: quella delle autostrade dell’informazione e quella della RUPA (la Rete Unitaria per la Pubblica Amministrazione); quella del Codice dell’Amministrazione digitale e quella dell’SPC (Sistema Pubblico di Connettività).
Dopo vent’anni, quel che è certo è che abbiamo raccolto molto meno di quanto allora sperassimo. Oggi sentiamo citare ancora come obiettivi da raggiungere concetti quali la dematerializzazione, l’interoperabilità, la cooperazione, e così via: tutte cose che eravamo certi sarebbero state ovvie molto prima. E, in tutti questi anni, i cittadini hanno certamente visto qualche cambiamento, ma meno radicale di quanto avevamo loro promesso.
Perché questo insuccesso e perché la PA digitale è ancora da venire? A mio parere sostanzialmente per tre motivi:
1. Una carenza nella “permanenza dello sforzo” da parte politica. In altre parole, un susseguirsi di stop and go, di repentini cambi di direzione, di accelerazioni non supportate da motori adeguati e di rallentamenti in momenti di take off;
2. L’illusione di poter trarre frutti dall’innovazione tecnologica senza un adeguato supporto nell’innovazione normativa ed organizzativa. Che la tecnologia non bastasse lo si è più detto nei convegni che praticato nelle amministrazioni, le quali spesso hanno comprato ferro e linee di codice sperando in un loro magico potere salvifico;
3. La mancata individuazione, per l’e-government, di killer application in grado di aggregare una massa di utenti tale da scatenare interesse e interessi pubblici e privati.
Tuttavia, se così è stato per il passato e se questi sono i tre principali motivi di insuccesso della PA digitale, io non mi sento poi tanto pessimista e vedo dei timidi segnali di speranza per il futuro. Cercheremo di darne puntuale conto nel FORUM PA 2010 (presso la Fiera di Roma dal 17-20 maggio).

Nel frattempo ecco, in rapida sintesi, le mie osservazioni:
– I Governi sono progressivamente più stabili: se i primi vent’anni di FORUM PA ne hanno visti passare ben 14 (con una media di meno di un anno e mezzo ciascuno), ora presumibilmente avremo durate più lunghe, vicine a quelle fisiologiche e, quindi, avremo anche la speranza di politiche meno altalenanti;
– Un nuovo quadro normativo – invero non totalmente nuovo, perché riprende molto delle riforme degli anni ‘90, ma lo fa con più cogenza e più strumenti applicativi – ci offre uno scenario di innovazione organizzativa, di valutazione, di orientamento ai risultati che può essere un ecosistema adatto perché i semi dell’innovazione tecnologica non vadano dispersi;
– Alcuni progetti concreti portati avanti dal Ministro Brunetta – reti amiche, le nuove norme sugli incassi digitali per le amministrazioni pubbliche, la posta elettronica certificata – possono potenzialmente avere quella funzione di relais che, finora, i famosi “eventi della vita” non hanno avuto.
Tutto bene allora? È presto per dirlo, perché non mancano gravi note dolenti. In particolare, le scelte politiche riguardo alla priorità dell’innovazione restano insufficienti: basti pensare alla beffa degli 800 milioni promessi per la larga banda e successivamente “congelati”.
In questo contesto ambivalente, FORUM PA 2010 si impegna fortemente per l’innovazione e vuole essere il luogo geometrico in cui si ritrovano, fisicamente e virtualmente, gli innovatori italiani che decidono di rimboccarsi le maniche e provare a dare una smossa a questo Paese, per uscire da questa crisi più forti di quando ci siamo entrati. Ce la faremo? Forse sì, se non saremo soli.

 

Carlo Mochi Sismondi

direttore generale FORUM PA

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