I grandi del Mondo si riuniscono a Roma per il Vertice del G20: in agenda i problemi dell’Umanità da risolvere, con la certezza che non ne risolveranno neppure uno. Su uscita dalla pandemia e rilancio dell’economia, conflitti globali e tensioni regionali, vi saranno al più impegni di massima; sul clima, il presidente del Consiglio Mario Draghi punta a un pre-accordo per mettere in sicurezza la Cop26, la conferenza di Glasgow che dal 31 ottobre al 12 novembre misurerà progressi e battute d’arresto nella lotta contro il riscaldamento globale, nella scia degli Accordi di Parigi.

Tra il Vertice di Roma che chiude di fatto l’anno di presidenza di turno italiana del G20 e l’evento di Glasgow c’è una sorta di staffetta che sottolinea l’attenzione al clima, ma che non è, di per sé, garanzia di successo.

Dei tre protagonisti più attesi del G20, a Roma ce ne sarà solo uno: il presidente Usa Joe Biden, che farà anche visita a Papa Francesco. Il presidente cinese Xi Jinping si collegherà da remoto; e così pure farà il presidente russo Vladimir Putin, trattenuto in patria – ha detto, al telefono con Draghi – dal riacutizzarsi dell’emergenza Covid.

In realtà, Xi e Putin avvertono un clima di ostilità intorno a loro: serrano i ranghi sull’energia e sull’Afghanistan, reagiscono con provocazioni cibernetiche – i nuovi attacchi attribuiti alla Russia, nonostante i moniti di Biden a Putin al Vertice di Ginevra a giugno – o alzando il livello del confronto da economico-commerciale a diplomatico-militare – le minacce di Pechino a Taiwan -.

Indipendentemente dal lavorio preparatorio condotto per tutto l’anno dall’Italia, con una fitta serie di riunioni settoriali ministeriali, il momento internazionale non è favorevole a messe cantate come questo Vertice: il G7 e il G20 non hanno apparati esecutivi che vincolino i Paesi agli impegni presi; e, rispetto al G7, il G20 è più rappresentativo, ma molto meno coeso.

Un assaggio delle difficoltà lo ha già dato il Vertice sull’Afghanistan, che la presidenza italiana, dopo faticosi preparativi e con defezioni importanti – Xi e Putin non intervennero neppure virtualmente -, riuscì a convocare il 12 ottobre, ottenendo, però, risultati modesti: aiuti umanitari, ma non soluzioni diplomatiche.

Se è difficile riunire i Grandi del Mondo, metterli d’accordo è ancora più difficile. E proteggerli richiede uno spiegamento di mezzi e forze considerevole, tanto più che sabato Roma sarà pure teatro di una manifestazione anti-governativa con venature ‘no vax’.

In coincidenza col Vertice, è stata predisposta una ‘no-fly zone’ per il G20: solo elicotteri delle forze dell’ordine sorvoleranno la città. Nell’area di massima sicurezza, tiratori scelti sui tetti e nuclei Nbcr dei vigili del fuoco specializzati contro minacce chimiche e batteriologiche; e operazioni di bonifica sono state predisposte ovunque si recheranno le delegazioni ospiti.

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.