Ogni nazione o regione ha la sua cultura, radicata nella sua storia. I concetti-base sono fondati sulla razionalità, o sull’amore, o sulla compassione, o sulla supremazia, o sulla difesa della proprietà, o sulla vendetta, o sulla dignità. Comportamenti non sempre coerenti, spesso mescolati, che hanno contribuito a costruire strutture legislative e governances specifiche. Esempi che tutti conoscono: la cultura cristiana, quella buddista, quella islamica, quella imperialista, quella razzista, quella totalitarista. Nella giurisdizione di alcune culture i crimini e gli antagonismi, considerati tali, sono puniti anche con la morte, mentre altrove certi criminali sono assolti senza pudore passando per soprusi o cavilli legali. Insomma: una giustizia standardizzata non c’è ancora, così come non c’è ancora il rispetto universale delle persone, nonostante che la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite sia assunta come un patrimonio comune dell’umanità. Da ristudiare: https://www.ohchr.org/en/udhr/pages/Language.aspx?LangID=itn
253 – GALERE INCIVILI
Il rapporto del Committee to Protect Journalists ha segnalato nello scorso anno 274 giornalisti in prigione nel mondo a causa del loro lavoro (escluso quelli fermati e poi rilasciati). Cina, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Iran principali carcerieri. Ma se i giornalisti sembrano essere un po’ più tutelati, migliaia di cittadini sono rinchiusi senza futuro, in violazione dei diritti umani. Nonostante le proteste umanitarie, sono state eseguite anche numerose condanne a morte. Amnesty International, escludendo gli Stati che considerano i dati sulla pena di morte un segreto di stato o dai quali arrivano informazioni limitate (come Cina, Corea del Nord, Siria e Vietnam), ne ha monitorate 246 in Iran, 107 in Egitto, 45 in Iraq, 27 in Arabia Saudita … e 7 negli Usa. In attesa di fine-vita, Amnesty ne conta più di 28.000 (più di 2.400 negli Usa). Purtroppo la cultura dominante di certi Paesi ritiene le carceri solo un mezzo punitivo. https://cpj.org/https://www.amnesty.org/en/
254 – SUPERPOTENZE DIGITALI
Cinquant’anni fa sapevamo che il pianeta poteva essere a rischio, ma non c’era ancora l’innovazione tecnologica digitale e il confronto politico era dominato dalla guerra fredda delle superpotenze Usa e Urss, armate poco più che convenzionalmente. Oggi, sotto rischi ambientali evidenti, sembra che le sfide globali siano cybernetiche. I protagonisti della nuova colonizzazione sono grandi colossi privati web-soft come Amazon, Alphabet-Google, Microsoft, JD, Alibaba, Facebook, Tencent, ByteDance-TikTok … (più gli hackers, non tanto solitari). Sono leader non solo per organizzare comportamenti e stimolare consumi, ma anche per suscitare costumi, indirizzare intelligenze artificiali, gestire algoritmi economici, evitare contributi fiscali. Dicono che Mark Zuckerberg stia inventando il ‘metaverso’, una piattaforma geoeconomica onnipotente, un ecosistema virtuale per gestire miliardi di utenti-consumatori. Invidia o complottismo? Certo è che il sovranismo digitale ha già i suoi imperatori. L’Unione Europea ha avviato normative di tutela del mercato e della concorrenza, ma intanto i buoi son già fuori dal recinto. Per sapere di più sulle Web-Soft companies:
255 – LE REGOLE CINESI

Vita ‘borghese’ per i cinesi? Sviluppo tecnologico e industriale, diffusione di proprietà individuali, incremento dei consumi, diffusione dei social, notizie contro il potere politico: una Cina liberalizzata senza comunismo? E’ arrivato l’altolà del Politburo: il potere economico dei grandi imprenditori (big tech e immobiliari in primis) e l’appeal delle star dello spettacolo con i loro followers va ridimensionato al servizio dello Stato. Le linee-guida, che preannunciano prossime normative formali, stabiliscono che i privati non potranno gestire imprese editoriali stampa o audiovisive e che il governo disciplinerà direttamente il trattamento dei dati e i risultati economici di ricavi indotti dai social media. In realtà il governo vuol evitare che queste piattaforme indirizzino opinioni e consumi e influenzino i cittadini, ostentando ricchezze, comportamenti critici e cyber-illegalità. Lo politica interna attuale di Xi Jinping è ispirata alla ‘prosperità comune’ e a questa si deve allineare il mondo industriale e digitale cinese. Sarà un regolamento giuridico più avanzato di quello occidentale? Certo sarà più autoritario e con la diffusione del 5G la gestione delle reti internet sarà sempre più controllata. http://www.cac.gov.cn/

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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it