L’Onu scende finalmente in campo nel conflitto tra Israele e Hamas, mentre Donald Trump elabora un piano di pace per l’Ucraina (ma, nel contempo, ha pronto un piano d’azione contro il Venezuela). Nella guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, per la prima volta le Nazioni Unite dicono una parola importante: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dà l’ok al piano di pace degli Usa e avalla l’insediamento nella Striscia di una forza di stabilizzazione internazionale per garantire la sicurezza e consentire l’avvio della ricostruzione nel territorio devastato da due anni di conflitto sanguinoso. La risoluzione dell’Onu indica, inoltre, le linee un po’ nebulose di un possibile futuro percorso verso uno Stato palestinese indipendente.

Il New York Times parla “di un importante passo avanti nella crisi mediorientale”. Russia e Cina – nota il quotidiano – si sono astenute dal voto che fornisce “un mandato legale alla visione dell’Amministrazione Trump” su come andare oltre il cessate-il-fuoco, che, per quanto fragile e spesso violato, sostanzialmente tiene. La forza di stabilizzazione internazionale avrà il compito, non semplice, di disarmare Hamas.

Sul versante ucraino, bombardamenti notturni reciproci su installazioni militari ed energetiche e combattimenti che spostano di poco la linea del fronte s’intrecciano con timide e ancora acerbe aperture negoziali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky visita diverse capitali europee, raccogliendo solidarietà concreta – aiuti e contratti -, ma è sotto pressione in patria per la corruzione che intaccano la credibilità del governo e mettono in pericolo il suo braccio destro Andrij Yermak.

In questo contesto per Kiev difficile e delicato, Axios rivela l’esistenza di un piano di pace di Trump in 28 punti, sul modello di quello per il Medio Oriente presentato a fine settembre e ora in fase d’attuazione. L’azione del magnate presidente in politica estera rischia, però, d’essere condizionata dagli sviluppi del ‘caso Epstein’, con la pubblicazione dei documenti relativi al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere a New York nel 2019.

A Washington,  c’è in visita il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Il New York Times scrive: “Un tempo paria politico per gli Usa, il principe saudita detta ora i termini dei rapporti… Sette anni fa, Mbs non poteva visitare Washington. Ieri, arrivando alla Casa Bianca, ha ottenuto gli F-35, i chips più veloci al mondo e un ruolo centrale nel ridisegno del Medio Oriente”.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.