Gina Nieri (Consiglio d’amministrazione Mediaset) allieva di Giovannini al primo corso del Master Luiss, da lui stesso creato per preparare giornalisti e comunicatori, ha vissuto le tappe fondamentali della rivoluzione televisiva. Inizia in FIEL ed arriva al vertice di Mediaset. Oggi si propone un nuovo farwest nel mondo dei media che coinvolge tutti, mentre in passato era terreno di battaglia solo delle televisioni private perché la pubblicità sui nuovi media cresce. Secondo lo studio eMarketers la quota di mercato di Internet supererà quella della TV. Siamo a “Internet terzo incomodo fra Stampa e TV”, titolo lungimirante di un incontro organizzato dal nostro Osservatorio TuttiMedia nel 2000.
L’Osservatorio TuttiMedia invitava a riflettere sul web come possibile competitore nella torta pubblicitaria. Nel resoconto che Media Duemila pubblica sull’incontro si legge: “Giovanni Giovannini, presidente TuttiMedia e direttore Media Duemila invita a Milano in un cenacolo per dirsi la verità in un incontro senza pretese ma proprio per questo utile e significativo per interrogarsi sul ruolo di Internet. L’equazione pubblicità Internet è la novità”.
Il tempo della post verità era ancora da venire. Oggi l’ultima indagine dell’AGCOM indica un valore complessivo del SIC (Sistema integrato delle comunicazioni) pari a 17,1 miliardi di euro (1, 05 del PIL), la televisione prende il 49,5%, l’editoria il 26,3% e aumenta la pubblicità on line con 9,7%. I dati si riferiscono al 2015 ed in questi tempi veloci sicuramente in un anno è già cambiato molto. In sostanza l’attenzione che Giovannini da Presidente TuttiMedia chiedeva era un grido d’allarme come altre delle sue preoccupazioni sul cambiamento in atto nel mondo editoriale che lui immaginava e che noi viviamo. La televisione che continua ad aggregare più risorse dalla pubblicità comincia ad essere tallonata da YouTube e non solo perché arrivano nuovi canali di intrattenimento quale è Netflix, player mondiale.
YouTube, Netflix siamo ad un nuovo farwest?
In passato abbiamo dovuto combattere per il diritto all’esistenza. Molti di noi ricordano bene i tempi in cui non c’era nessuna forma di legalizzazione. Tante sono state le battaglie contro pretori che non riconoscevano la sentenza della Corte Costituzionale che permetteva la trasmissione in ambito locale prima della legge del febbraio 1985. Poi il fermento spontaneo e pioneristico si è trasformato in realtà imprenditoriali. Da allora la strada è molto lunga e ha trasformato la televisione in un mezzo iper regolamentato. Io non parlavo di far west allora e non ne parlo adesso, dove sul mercato si confrontano realtà diverse che su molti aspetti di business fanno la stessa cosa, offrono contenuti all’attenzione del pubblico e ne traggono risorse pubblicitarie o da abbonamenti. La differenza è che si tratta di realtà globali che di questa dimensione internazionale fanno un arma che li porta a pretendere di essere fuori da qualunque reegola. La competizione è sleale e il terreno equo di gioco una chimera. A questo bisogna aggiungere che porre dei limiti ad evidenti violazione di diritti diventa sempre più difficile. Ieri il pretore decideva di chiudere un’emittente, di bloccare una trasmissione ed il risultato era l’oscuramento, l’impossibilità a trasmettere. Ora è evidente che la sede di produzione delle regole è l’Europa che fatica a trovare strade efficaci.
Il contesto è completamente diverso oggi, come si difende un media tradizionale?
Noi continuiamo il nostro lavoro di mediazione, la Rete disintermedia. Di fatto il web permette di saltare molti passaggi, basta pensare alla prenotazione di viaggi, di alberghi, biglietti. Ma non penso che questo genere di azioni si possa paragonare al mondo del giornalismo e della politica. Noi con la nostra televisione facciamo scelte e ne siamo responsabili. Come si suole dire ci mettiamo la faccia, non mi sembra che per il web accada lo stesso.
Bollino blu dell’informazione…
Sì, ricordo che già Giovannini ne parlava quando ha costituito il nostro Osservatorio TuttiMedia, e questo concetto è stato ripreso da una recente ricerca presentata a Milano che ha precisato l’importanza del brand nel mondo editoriale. Il brand è fondamentale, sono certa che i nostri marchi sono percepiti dalle persone come garanzia di affidabilità. Nel diffondere le notizie e creare contenuti non violiamo la privacy o altri diritti, in più dobbiamo rispettare comportamenti e procedure al fine di garantire all’utente un ambiente safe. Mi chiedo se gli algoritmi che sono in grado di fare una perfetta serie televisiva rispettano le stesse regole.

Alcuni concetti come la privacy per i giovani hanno meno senso e valore…
Serve educazione alla Rete perché non è priva di rischi e per non perdere valori che da sempre sono importanti e lo continuano ad essere. Oggi ci sono persone disposte a farsi fotografare integralmente pur di avere sconti. In internet si percepisce un senso di libertà, che effettivamente esiste ma che non è per forza positivo. La Rete è il posto del tutto gratis, il non luogo che ti fa sentire grande, potente, ma resta uno strumento in mano a poche organizzazioni globali. Credo che dovremmo educare alla Rete al fine di fornire strumenti intellettuali utili a difendersi. Perché se Internet è il luogo delle possibilità positive, lo rimane solo se anche al suo interno il rispetto di principi fondamentali sia imposto e le violazioni vengano sanzionate. L’irresponsabilità non può essere la norma in Rete.
In ogni caso mi sento ottimista. I ragazzi prima o poi capiranno che c’è sempre un costo dietro i contenuti. Oggi corriamo il rischio di distruggere la creatività, la cultura ha un costo altrimenti perde di valore e identità. La gratuità nella fruizione secondo me è un vero problema, ad esempio esistono 1 milione e mezzo di abbonamenti di pacchetti pirati per il calcio. Siamo nella spirale della disruption autopunitiva, ma rispetto al passato abbiamo fatto passi avanti. La Commissione Europea ha aperto le procedure contro gli abusi dei nuovi grandi player, gli Stati chiedono loro di pagare le tasse, e avviano anche procedure per bandire le fake news … ma qui bisogna stare attenti. Uno sforzo ambizioso come quello di portare legalità e responsabilità nella rete e nei suoi operatori, non può riuscire per interventi parziali dei singoli stati, la sede è l’Europa. All’intero del Digital Single Market ci sono diversi atti che possono servire, la AVMS sui contenuti, la direttiva Copyright, la responsabilità degli intermediari: basta che Commissione e Parlamento non perdano di vista l’obiettivo fare dell’Europa un luogo equo per tutte le realtà che vi si misurano e non un mercato passivo alla mercé degli operatori globali.
La nuova battaglia comincia…
Sì, ma riguarda la vivibilità dentro la Rete che deve essere assicurata. Penso ad argomenti di attualità quale il cyberbullismo, la tutela delle donne e dei bambini, delle notizie. Il mondo che comincia a capire e muoversi.
L’Europa ha un ruolo fondamentale…
Educare è il primo passo concreto poi bisogna stabilire principi etici e ricordare che l’uomo è al centro del processo di innovazione tecnologica che deve essere al suo servizio e non il contrario. Portiamo un po’ del passato nel futuro che è oggi e l’equilibrio si ritrova.

Gina Nieri

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".