Ogni epoca detiene le sue marche distintive: opere, forme di comunicazione e comportamenti che consentono di cogliere l’anima profonda di una società. Quali sono le figure emblematiche del nostro tempo? In cosa consiste il loro valore immaginario? Che tipo di società esse annunciano?

L’effervescenza dei social network come Facebook e Justin.tv, i piaceri che divampano nei siti come YouPorn, il successo televisivo della serie Dexter, quello cinematografico del film Avatar e del cartoon Ratatouille, la risonanza dell’opera di David Cronenberg, l’istrionismo dei tele-politici come Berlusconi e Sarkozy, l’onda emotiva che ha condotto all’elezione trionfale di Obama alla presidenza degli Stati Uniti d’America, l’inedita partecipazione magica che investe le nuove tecnologie, la vocazione edonistica che ritma il vissuto collettivo… Questo saggio (pubblicato da Lupetti editore) immerge il lettore nei meandri del paesaggio mediatico e della cultura elettronica dove si sostanziano il nostro immaginario, i nostri sogni e le nostre passioni.

Con un linguaggio accessibile, esempi concreti e l’uso congiunto della sociologia, della filosofia e delle scienze della comunicazione, Gioia Tragica descrive e interpreta le forme elementari della vita elettronica, ovvero la condizione esistenziale ambigua che scandisce la vita contemporanea, in equilibrio sospeso tra il tripudio festivo e il sentimento della precarietà, tra l’opulenza dei consumi e la crisi dei valori, tra le vibrazioni ludiche e lo spleen.

Lo spirito edonistico che impregna le forme di esperienza e nutre le icone qui descritte rappresenta la scintilla da cui si forgia la cultura contemporanea, fondata com’è sul gioco, sulla festa e sulla ricreazione. In tale carnevale diffuso, punteggiato di eccessi, di estasi e di sovversioni, si presentano nuovamente sulla scena figure grottesche e un sentimento tragico di antica memoria, che rinviano all’integrazione della morte nella vita, del dolore nel piacere, dell’ombra nella luce.

Che sia un fan, un consumista, un assiduo telespettatore oppure un critico della cultura mediatica, il lettore scoprirà ciò che si nasconde nella superficie e che fermenta nel fondo del Web, del cinema, della televisione e del sistema degli oggetti, percependo sino a che punto egli non è più il semplice spettatore o utente dei media: il suo immaginario ne costituisce invece la base, mentre il suo comportamento ne è l’agente invisibile. Siamo tutti contemporaneamente i creatori occulti di queste opere e le loro creature.

 

Vincenzo Susca

È maitre de conférences di Sociologia dell’immaginario all’Università Paul-Valéry Montpellier 3 e ricercatore al Centre d’étude sur l’actuel et le quotidien dell’Università Paris Descartes Sorbonne (Parigi). McLuhan Fellow all’università di Toronto, svolge attività di ricerca presso l’Irsa (Montpellier) e l’Università Iulm (Milano). Direttore editoriale della rivista “Les Cahiers européèns de l’Imaginaire” (Parigi).

Tra le sue pubblicazioni: Tutto è Berlusconi (Milano 2004, Parigi 2006), con A. Abruzzese; Ai confini dell’immaginario (Milano 2006, Porto Alegre 2007); Traspolitica (Milano 2008, San Paolo 2010), con Derrick de Kerckhove; Ricreazioni (Milano 2008, Parigi 2009), con C. Bardainne.