Nel dibattito pubblico italiano, il principio della par condicio rappresenta uno dei pilastri fondamentali per garantire il pluralismo e l’equilibrio dell’informazione, soprattutto nei momenti più delicati della vita democratica come le campagne elettorali e referendarie. Tuttavia, la sua applicazione concreta continua a sollevare criticità e tensioni, spesso influenzate da letture ideologiche più che da un approccio rigoroso e tecnico. In questo contesto riportiamo l’opinione di Elisa Giomi (Commissario Agcom), che richiama l’attenzione su squilibri evidenti nel sistema mediatico e sulle lacune nei meccanismi di vigilanza e intervento dell’Autorità, evidenziando l’urgenza di riforme efficaci per tutelare davvero il pluralismo e l’equità dell’informazione.

“Ho votato contro l’archiviazione dell’esposto relativo a La7, decisa invece dal resto del Consiglio, e favorevolmente all’ordine di riequilibrio imposto a Rete4 e Nove, dove il monitoraggio Agcom ha accertato una sottorappresentazione delle posizioni del No.

Ma non basta. Per la trasmissione “Quarta Repubblica” avevo infatti chiesto di applicare anche la misura prevista in casi analoghi, ovvero la lettura durante la trasmissione di un testo che desse evidenza della violazione della legge sulla Par condicio, come peraltro fatto da questa stessa Consiliatura per programmi quali “Il cavallo e la torre” e in passato per “Di martedì”.

Ho inoltre fatto presente che l’unico bilanciamento efficace di spazi “maggiorati” e privi di contraddittorio riservati a figure di primo piano del Governo consiste nel garantire spazi di analoga durata a figure di analogo rilievo dell’opposizione in trasmissioni di analogo format e collocazione oraria. Ma la maggioranza del Consiglio ha respinto questa mia proposta.

Non dovrebbero esserci tentazioni ideologiche in materie che richiedono rigore. Gli squilibri nei programmi informativi come i TG infatti arrivano a  superare anche soglie del 60% tra le due posizioni e il tempo in cui il governo prende parola rappresenta una quota rilevante del totale dell’informazione, a detrimento non solo delle opposizioni politiche ma soprattutto di argomenti di interesse dei cittadini come: lavoro, ambiente, disagio sociale, economia ed innovazione. A rimetterci è soprattutto il pluralismo, cruciale nelle società di cultura europea. Ma sarebbe sbagliato attribuirne la responsabilità alla legge n. 28 del 2000 sulla par condicio.

Il punto critico, infatti, sono i regolamenti attuativi con cui Agcom disciplina, spesso in modo mutevole, l’applicazione concreta della legge nelle campagne elettorali e referendarie.

Oggi gli squilibri vengono misurati su base settimanale o ancor più ampia. Ma  più lungo è il periodo di osservazione, più lunga diventa l’inerzia dell’Autorità rispetto alla violazione. E anche quando Agcom interviene, l’ordine di riequilibrio produce effetti solo dalla settimana successiva. E cosa accade se l’emittente non ottempera? Poco. Si apre un procedimento sanzionatorio che si conclude dopo mesi, spesso a votazione conclusa, risolvendosi con il pagamento di una multa complessivamente blanda. Insomma, è facile per un’emittente o committente “comprare” spazi in più a favore di una posizione o uno schieramento.

L’Autorità, rivedendo i regolamenti applicativi, potrebbe imporre riequilibri in tempi stretti, reiterare gli ordini fino al pieno ripristino della parità di accesso e adottare misure realmente idonee a impedire che la violazione produca i suoi effetti irreversibili sulla campagna, come nello spirito della legge 28/2000.

È difficile accettare che, nel 2026, Agcom possa approntare e impiegare strumenti rapidissimi per tutelare interessi economici come i diritti sportivi online con Piracy Shield e non si sia ancora dotata di una procedura altrettanto veloce per difendere il pluralismo politico e l’eguaglianza tra le posizioni in campo.

Occorre infine che Agcom affronti anche il nodo della comunicazione politica sul web e nei podcast, terreni in cui, come è sotto gli occhi di tutti, la pubblicità politica si svolge senza regole”.

Articolo precedenteTrump avverte l’Iran: “Distruggeremo South Pars se attaccherà ancora Qatar”
Articolo successivoIran, raid su gas e petrolio. Trump minaccia Teheran e Riad avverte: “Pazienza non è infinita” – La diretta
Sara Aquilani
Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi della Tuscia e si è specializzata in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Attualmente lavora per TuttiMedia/Media Duemila.