In un tempo segnato dall’accelerazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale e dalla crescente frammentazione delle fonti informative, il tema della qualità dell’informazione torna al centro del dibattito pubblico. La televisione è davvero destinata a perdere la sua centralità oppure continua a rappresentare uno spazio di costruzione della conoscenza e della coesione sociale?
Francesco Giorgino, Direttore dell’Ufficio Studi Rai, giornalista, docente universitario e conduttore del programma XXI Secolo, riflette su questi temi nella sua ultima intervista rilasciata a MediaTrends. A questo link l’intervista integrale.
Televisione e informazione
Tra i passaggi più significativi dell’intervista emerge innanzitutto la convinzione che la televisione continui a svolgere una funzione fondamentale nel sistema informativo italiano: “La televisione continua ad essere nel nostro Paese uno dei mezzi più utilizzati dagli italiani per informarsi- precisa Giorgino-. La tv ha un tasso di penetrazione superiore al 90% ed è il primo mezzo di informazione degli italiani”.
Coesione Sociale
Per Giorgino, il valore della televisione non risiede soltanto nella sua capacità informativa, ma anche nel suo contributo alla coesione sociale e alla condivisione di valori comuni, soprattutto attraverso il servizio pubblico.
Francesco Giorgino in questa frase richiama il pensiero di Derrick de Kerckhove sull’ecosistema digitale che ha moltiplicato le possibilità di accesso all’informazione, ma ha anche contribuito a frammentare gli spazi condivisi di esperienza e interpretazione della realtà. Quello che il sociologo canadese definisce “senso comune” – non come conformismo, ma come patrimonio cognitivo condiviso permette a una comunità di riconoscersi e dialogare – sembra oggi sempre più fragile, disperso tra algoritmi, bolle informative e consumi mediatici personalizzati.
Generazione Z e Alpha
Giorgino nella riflessione dedicata alle nuove generazioni sostiene che la Generazione Z e la Generazione Alpha non hanno abbandonato la televisione, ma ne hanno trasformato le modalità di fruizione: “Questi cluster generazionali fruiscono il mezzo televisivo in una modalità diversa – dice – quindi non contestualmente alla messa in onda dei prodotti editoriali, ma in un momento successivo”.
Informazione verificata
Un altro tema centrale dell’intervista riguarda la crescente domanda di informazione verificata. Secondo Giorgino, le grandi crisi degli ultimi anni – dalla pandemia ai conflitti internazionali – hanno riportato i cittadini verso fonti professionali e autorevoli. A questo proposito afferma: “Di fronte alla complessità di certi temi i cittadini sviluppano una domanda di accesso a contenuti professionalizzati e all’informazione certificata. Domanda suffragata da un bisogno di verità”.
Una tendenza che rappresenta un’opportunità per il giornalismo di qualità, chiamato oggi a distinguersi in un ecosistema caratterizzato da una sovrabbondanza di contenuti e dalla diffusione di fenomeni di disinformazione.
Proprio sul ruolo del giornalista nell’era dell’intelligenza artificiale, Giorgino propone una lettura equilibrata, lontana sia dagli entusiasmi sia dagli allarmismi: “Le tecnologie non sono mai di per sé buone o cattive. È l’uso che ne facciamo che può essere buono o cattivo”.
AI strumento
L’intelligenza artificiale può infatti diventare uno strumento prezioso per il fact-checking e la verifica delle informazioni, ma può anche contribuire alla produzione e diffusione di contenuti falsi o manipolati. Per questo motivo diventa sempre più importante il ruolo professionale del giornalista come garante della qualità e dell’affidabilità dell’informazione.
Di particolare interesse per chi si occupa di innovazione nei media è anche la visione ecosistemica proposta dal Direttore dell’Ufficio Studi Rai. “Nessun mezzo – sostiene Giorgino – sostituisce completamente quello precedente: i media si accumulano, convivono e si trasformano reciprocamente”.
Un nuovo patto tra televisione, piattaforme digitali e nuove generazioni
Una prospettiva che richiama la necessità di costruire un nuovo patto tra televisione, piattaforme digitali e nuove generazioni, valorizzando la complementarità dei linguaggi e la centralità dell’audiovisivo.
L’intervista pubblicata da MediaTrends offre dunque una riflessione ampia sul futuro dell’informazione e sul ruolo che il servizio pubblico può continuare a svolgere nell’accompagnare i cittadini nella comprensione della complessità contemporanea. Un contributo particolarmente significativo in un momento storico in cui la sfida non è soltanto tecnologica, ma culturale e democratica.
Televisione pubblica strategica
de Kerckhove commentando l’intervista di Giorgino ha affermato che “la televisione pubblica può continuare a svolgere una funzione strategica, non soltanto come fonte di informazione affidabile, ma come luogo di costruzione di un immaginario collettivo e di una cittadinanza consapevole. La sfida, come suggerisce Giorgino, è quella di coniugare innovazione, pluralismo e credibilità, creando nuove forme di partecipazione capaci di coinvolgere anche le giovani generazioni”. Per de Kerckhove le tecnologie della comunicazione producono valore sociale quando riescono a rafforzare le connessioni tra le persone e a ricostruire quel “cervello collettivo” indispensabile alla vita democratica.
Il dibattito è aperto.
