Oltre Orwell. Il gemello digitale”,  il libro di Maria Pia Rossignaud e Derrick De Kerckhove, edito da Castelvecchi, è stato presentato per la prima volta con ospiti di eccezione.  Nel panel moderato da Alessandro Nardone, CEO e fondatore della rivista Orwell, gli autori ne hanno discusso con Paolo Maria Ferri, professore di Teoria e tecniche dei nuovi media e Tecnologie per la didattica presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca, Giorgio Baglio, Country Manager ed editore responsabile di Upday for Samsung, e Patrizia Rutigliano, Vice-Presidente esecutiva per gli affari istituzionali, la sostenibilità, la comunicazione e il marketing di SNAM.

“Volevamo scrivere un libro che fosse accessibile ai più e non un trattato esclusivamente per gli addetti ai lavori” ha dichiarato Rossignaud, che ha sottolineato come il leit motiv della pubblicazione sia la consapevolezza che “l’uomo deve usare la trasformazione digitale ma non deve essere la trasformazione digitale a usare l’uomo”. Il Professor de Kerckhove ha poi sottolineato come “la figura principale della cultura alfabetica dalla quale noi discendiamo è l’individuo, autonomo sul piano psicologico, sociale e politico. Il gemello digitale è l’espressione della stessa cosa sul piano digitale ma, invece di essere all’interno di noi stessi, questo “Sé” che contiene la nostra coscienza, la memoria, il giudizio e il modo di prendere decisioni, si trasla in una sorta di intermediario”.

Il Professor Ferri ha sottolineato come sia fondamentale che la società si faccia carico di insegnare alle giovani generazioni almeno i rudimenti di questa nuova “cultura digitale” che sta modificando il mondo e le nostre vite. “Fornire degli strumenti culturali e metodologici” ha dichiarato Ferri, “che permettano ai giovani se non di capire a fondo i meccanismi di funzionamento, almeno di non essere inconsapevoli all’interno di un sistema tecnologico che oggi permea quasi ogni aspetto dell’esistenza, sarebbe una grande dimostrazione di responsabilità da parte nostra, oltre che una misura lungimirante”. Perciò bisognerebbe iniziare dalle scuole secondarie ed abbandonare l’approccio naif che oggi va per la maggiore. Anche Patrizia Rutigliano si è concentrata su quest’aspetto accomunando il mondo della formazione, quello dell’editoria e quello della comunicazione. “Un problema fondamentale da affrontare riguarda la necessità di avere docenti di fisica, tecnologia, ingegneria che amino insegnare anche alle fasce di età più giovani. Dato che la maggior parte dei ragazzi decide cosa fare intorno ai 13-14 anni, l’incidenza della formazione in questa fascia d’età dev’essere molto più forte al fine, per esempio, di far sì che non sia più soltanto il 5% delle ragazze a scegliere di dedicarsi a queste tematiche”. Ma come fare? La comunicazione deve essere intelligentemente mirata a formare le giovani generazioni. “Finora abbiamo usato la comunicazione benissimo per fare marketing e vendere, ma bisogna entrare nell’ottica che c’è bisogno di una visione anche pedagogica”.

Del resto, come sottolinea Baglio, il problema non è rappresentato solo dall’uso che i giovani fanno degli strumenti digitali, ma anche dalle scelte di alcuni professionisti. “Non si può fingere che l’immagine da noi costruita on-line sia una copia perfetta della nostra identità reale” ha dichiarato il country manager di Upday for Samsung, “quindi anche i giornalisti devono iniziare a discernere con più serietà le fonti che scelgono”. In altri termini, un profilo Instagram non equivale a una raccolta di accuse per un processo.

In chiusura Nardone ha sottolineato come “oggi sempre più spesso l’informazione coincide con la comunicazione”. Mentre, almeno in teoria lo sappiamo, non è così. Meccanismi viziati, orientati al guadagno e scevri da un orientamento etico stanno sempre più viziando la digital transformation alimentando percezioni distorte o teorie complottistiche. Per questo, tutti i relatori hanno rimarcato l’importanza di un discorso continuativo che si apra all’opinione pubblica e il libro Oltre Orwell vuole essere un primo significativo passo in questa direzione.