“Le impressioni dalla prima riunione del tavolo sull’editoria di martedì a Palazzo Chigi sono molto positive. Direi che siamo al giro di boa, con un governo che ha mostrato di condividere non solo le preoccupazioni degli Editori sulle dimensioni della crisi, ma soprattutto le linee di intervento che come FIEG abbiamo individuato”. A dirlo è il presidente FIEG Maurizio Costa, che intervistato dal Messaggero spiega le richieste avanzate dagli editori al governo per rilanciare il settore.
“Abbiamo individuato quattro priorità strategiche. La prima riguarda la tutela del diritto d’autore e la valorizzazione dei contenuti editoriali di qualità”, dice il presidente, sottolineando la necessità di una norma che metta fine al “saccheggio sistematico di contenuti”. La seconda proposta riguarda la “revisione profonda dei modelli organizzativi che incentivi la qualità dell’informazione e promuova l’innovazione”. Sottolinea la necessità di rifinanziare il Fondo strategico a sostegno dei processi di trasformazione dell’editoria: “è indispensabile che il Fondo 2015 sia in continuità con il 2014”.
Costa si sofferma anche sulla “modernizzazione della rete distributiva e del sistema delle edicole”, terzo pilastro delle proposte FIEG. La quarta priorità, spiega Costa, è il “contrasto della crisi insieme alla promozione dello sviluppo”. “Niente interventi a pioggia, ma azioni mirate nell’oggetto e limitate nel tempo”.
Tra le proposte FIEG, spiega infine il presidente, “l’estensione dell’aliquota Iva del 4% a quotidiani e periodici online” e sgravi per chi fa pubblicità.

Intanto sul tavolo Agcom la richiesta di no alla proposta di Poste Italiane di recapitare la corrispondenza, e con essa i giornali agli abbonati, a giorni alterni in 5.296 comuni, perché inaccettabile, secondo  gli editori della FIEG nel corso dell’audizione svolta presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nell’ambito della consultazione pubblica sull’attuazione di un modello di recapito a giorni alterni della corrispondenza avanzato da Poste Italiane.
“Questa proposta – spiegano gli editori – rappresenta una palese violazione dei diritti di cittadinanza e del diritto all’informazione, negando l’accesso all’informazione quotidiana e penalizzando l’accesso all’informazione periodica ai cittadini di 5.296 (su 8.046) comuni italiani”.
“La proposta di Poste – ha dichiarato Maurizio Costa, Presidente della FIEG – è ancora più grave se si considera che in molti degli oltre 5mila comuni interessati il recapito postale costituisce l’unico mezzo di accesso alla stampa. Negare ad un quarto dei cittadini italiani la possibilità di ricevere ogni giorno il proprio quotidiano e con tempestività il proprio periodico costituisce, oltre che un pesante e irreparabile danno per le imprese editrici, una lesione grave di un principio costituzionalmente garantito quale quello del diritto all’informazione”.
Gli editori si appellano all’Agcom, Autorità con il compito tra gli altri di vigilare e garantire a tutti i cittadini l’accesso all’informazione, affinché non autorizzi l’attuazione del modello proposto che costituisce una palese violazione della direttiva europea sul mercato dei servizi postali che prescrive la distribuzione a domicilio della posta, e quindi dei giornali agli abbonati, almeno cinque giorni lavorativi a settimana. In tale contesto è pretestuoso considerare la scelta di un quarto dei cittadini di vivere nei 5.296 comuni individuati da Poste una “circostanza o condizione geografica eccezionale”, tale da consentire di derogare al principio garantito dalla direttiva europea.

Di seguito le osservazioni della Fieg sul documento di consultazione e la Delibera Agcom su Poste – Nota integrativa 7 maggio 2015