Il lavoratore del futuro deve senz’altro interagire con l’ambiente digitale che lo circonda, di recente in un’intervista ho parlato di architetti quali designer dei media contemporanei – perché architetti? Perché costruiscono e strutturano reti e sinfonie di media. L’architetto è un mestiere che permette di realizzare opere funzionali e opere d’arte senza intaccare la sua identità. Vedo in questa distinzione la differenza fra notizia ed informazione. Oggi la dimensione artistica è una componente essenziale in ogni lavoro. Ancche i giornali in un certo senso devono ricostruire il valore del loro lavoro attraverso la tutela del contenuto, proponendo interazioni inedite con il pubblico al fine di diventare un opera d’arte cui nessuno vuole fare a meno. Pensiamo ad un mondo contrapposto quale quello delle stampanti 3D, anche in questo caso sarà l’arte a fare la differenza. Oggi l’arte è ben più di una necessità. Le tre parole scelte quest’anno per la VII edizione del premio Nostalgia di Futuro rappresentano il punto di partenza o meglio di rinascita per i media. Ritorno sulla figura professionale dell’architetto perché è un narratore, uno storyteller e contemporaneamente un archivista. Trovo dunque un’ipertinenza ideale fra architetto e giornalista.

I media sono intrinsecamente archivi di un contemporaneo che si produce incessantemente. Lavorare praticamente in tempo reale e allo stesso tempo riscrivere la realtà del momento, sono da sempre caratteristiche della professione giornalistica, ripartiamo da qui, dai fondamentali di una professione che da sempre aiuta a costruire architetture indispensabili alla comprensione del mondo.

Vi aspetto il 18 novembre per discutere di ICT per i media: Interazione – Contenuto – Tutela – Generazioni a confronto, saremo tutti protagonisti perché il metodo scelto per l’appuntamento è l’Atelier di Intelligenza Connettiva.

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Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".