di ERMINIO CIPRIANO

 

Multimedialità. È la parola chiave per riassumere il secondo incontro organizzato dall’Associazione Amici di Media Duemila, insieme all’Osservatorio TuttiMedia e alla Federazione Nazionale della Stampa, sulla presentazione del libro di Michele Mezza “Sono le news, bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale” (edito da Donzelli).

Da Malinconico (Fieg), a Natale e Siddi (Fnsi), a Verna (Usigrai), tutti hanno insistito sulla necessità di un’informazione seria e qualificata, soprattutto in Rete, che possa servirsi delle nuove tecnologie senza diventarne schiava.

“Servono buoni giornalisti capaci e preparati – ha detto il segretario della Fnsi Franco Siddi – soprattutto in Rete” dove il trattamento professionale dell’informazione è ancora più indispensabile. Per quanto riguarda il futuro del giornalismo Siddi ha spiegato che “le notizie restano comunque le principesse dell’informazione dovunque viaggiano (in radio, in tv, su Internet)” e che “il giornale non è più solo quello cartaceo, abbiamo bisogno di comprendere che la multimedialità deve diventare una realtà”.

Carlo Malinconico ha chiarito: “gli editori sanno che c’è un mondo che avanza in modo rapido, la maggior parte è consapevole di queste novità tecnologiche, che è indispensabile muoversi dietro la multimedialità, ma un operatore economico come l’editore cerca anche certezze, un giusto modello di business”. Il Presidente della Fieg ha sottolineato nuovamente come la tutela del contenuto editoriale sia necessaria per poter investire. Già sul numero di Media Duemila (n. 277) dedicato a diritti d’autore nell’era di Internet Malinconico scrive: “noi proponiamo di rivedere la legge sul diritto d’autore cercando di coprire anche la parte che riguarda le produzioni multimediali, che oggi manca di tutela. Battiamoci per un diritto al compenso“.

Toni Capuozzo si è soffermato sugli “attrezzi del mestiere” e sulla difficoltà di utilizzare questi strumenti in alcune zone di guerra . L’inviato speciale del Tg5, di ritorno dall’Afghanistan, ha sottolineato come da un lato “le trasformazioni tecnologiche” aiutano i giornalisti nel loro lavoro quotidiano, dall’altro ha spiegato come “con l’industrializzazione delle notizie, il prodotto che prima facevi con sette persone oggi lo fai con tre”.

“Se non si rompono le regole il mondo non avanza” ha detto Giuliano Beretta, accennando all’editore Murdoch come esempio emblematico. Il Presidente di Eutelsat si è poi soffermato sul satellite Ka-Sat, lanciato in orbita lo scorso 26 dicembre, che consentirà di portare Internet in qualsiasi posto, “così l’informazione non può essere bloccata localmente e la comunicazione è sempre più senza frontiere”.

Carlo Verna ha messo in guardia dal rapido sviluppo tecnologico che rischia di abbattersi sugli operatori dell’informazione. “La Rai deve conquistarsi un nuovo primato, deve accettare qualche rischio in più” ha detto il segretario Usigrai, evidenziando come “occorre un servizio pubblico che dal punto di vista tecnologico sia più avanti” altrimenti “si rischia di rimanere indietro”.

“Gli editori sono cattivi – ha detto provocatoriamente Roberto Natale – perché spesso, insieme ad alcuni direttori, non hanno fatto partire i nostri inviati pensando che il copia e incolla fosse più efficace” ed evidenziando così la mancanza nel nostro Paese di veri editori puri. Il Presidente della Fnsi auspica che anche l’informazione nelle scuole, fatta da giornalisti ed insegnanti insieme, possa ridare linfa al sistema: “mi preoccupa che milioni di ragazzi crescano senza aver incrociato un giornale o un altro mezzo di informazione”.

Infine Michele Mezza, autore del libro, ha chiarito: “è fondamentale la citazione (riportata nel testo ndr) di Tim Berners-Lee, il padre del Web, il quale si affanna sempre a spiegare che Internet non è un’innovazione tecnologica ma è un’innovazione sociale. A cambiare prima dei device – come ha spiegato il giornalista Rai anche nella videointervista per l’Osservatorio TuttiMedia – sono gli utenti, i lettori, gli spettatori, la gente, è la società. Di conseguenza un’impresa quale quella editoriale, profondamente immersa nella società, deve reinterrogarsi sulla sua attualità. Io credo – ha proseguito Mezza – che stia cambiando vorticosamente il modello industriale di fare informazione, che non si può più basare su una verticalizzazione interna, e i profili professionali  delle singole figure. Certo quella del giornalista, ma anche quella dell’imprenditore, che sempre più deve essere un broker di competenze, di potenze, di soluzioni, che devono essere ottimizzate e finalizzate a profilare prodotti per nicchie di utenza sempre più limitate ma sempre più profonde”.

L’innovazione è un’arma vincente che non deve viaggiare solo a parole. Editori e giornalisti devono imparare a servirsene proponendo un’offerta multimediale, multicanale, multipiattaforma, che non abbandona mai l’utente-lettore ovunque si trovi. Questo è l’auspicio dei relatori intervenuti all’incontro della nostra Associazione. La speranza è che dalle parole si passi finalmente ai fatti.

 

Erminio Cipriano

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