Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per chiedere il rilascio degli operatori dellinformazione ma i deputati marocchini hanno respinto il testo allunanimità. Di mezzo c’è anche il Pegasus Project

“Immediato rilascio dei giornalisti detenuti in Marocco” ed in particolare di Omar Radi, Souleimen Raissouni e Taoufik Bouachrine, in prigione poiché accusati di reati sessuali: accuse che il Paese africano userebbe per scoraggiare i reporter a fare il proprio lavoro. Il Parlamento Europeo nei giorni scorsi ha approvato una risoluzione il cui contenuto è stato  respinto all’unanimità dai deputati marocchini. La questione rischia di generare una crisi internazionale in quanto il Parlamento del Marocco ha anche deciso di mettere in discussione ogni forma di rapporto e collaborazione con Bruxelles.

Il Pegasus Project

All’interno del testo della risoluzione che il Pe ha approvato il 19 gennaio scorso c’è anche un capitolo dedicato al “Pegasus Project”, il software spia che il Governo di Rabat utilizzerebbe per monitorare attivisti e giornalisti, e per controllare il dissenso interno alla società. L’esistenza di Pegasus è stata resa nota lo scorso anno da un’inchiesta dell’organizzazione Human Rights Watch. Lo spyware è salito nuovamente alla ribalta delle cronache con lo scoppio del Qatargate che coinvolge proprio Qatar e Marocco.

Entrambi i Governi, secondo l’accusa, sarebbero impegnati da anni nel condizionare i lavori di istituzioni comunitarie su diversi dossier. Fra di essi ci sarebbe proprio il fascicolo Pegasus. Il software è di proprietà della società israeliana Nso Group ed ufficialmente è uno strumento per aumentare la sicurezza e combattere il terrorismo. In realtà, però, Pegasus si sarebbe rivelata un’arma in mano a Governi repressivi per controllare società civile e giornalisti.

Immediato rilascio per i giornalisti

Tornando al testo approvato dal Parlamento Europeo, si legge che i deputati “chiedono l’immediato rilascio provvisorio per Omar Radi, Souleimen Raissouni e Taoufik Bouachrine e tutti i giornalisti in prigione, e la fine delle vessazioni nei confronti di tutti i giornalisti del Paese, nonché dei loro avvocati e delle loro famiglie. Inoltre, condannano fermamente l’uso improprio che le autorità marocchine fanno delle accuse di violenza sessuale per scoraggiare i giornalisti dal fare il loro lavoro”.

Nella stessa risoluzione, l’Aula esprime profonda preoccupazione per le accuse di corruzione nei confronti di alcuni deputati e chiede l’applicazione delle stesse misure applicate ai rappresentanti del Qatar. I deputati ribadiscono inoltre l’impegno a indagare e ad affrontare in modo approfondito i casi di corruzione nei quali sono coinvolti paesi terzi che tentano di acquisire influenza in seno al Parlamento europeo.

Infine, la risoluzione invita l’Ue e i suoi Stati membri a continuare a sollevare i casi di giornalisti e prigionieri politici detenuti con le autorità marocchine e a usare la loro influenza per ottenere miglioramenti concreti della situazione dei diritti umani nel Paese. La risoluzione, non legislativa, è stata adottata con 356 voti a favore, 32 contrari e 42 astensioni.

Omar Radi, Souleimen Raissouni e Taoufik Bouachrine

Ma chi sono i tre giornalisti citati da Bruxelles? Il primo, Omaro Radi, è un giornalista investigativo e attivista per i diritti umani ed ha effettuato inchieste su corruzione e movimenti sociali. Arrestato nel 2020, nel 2021 è stato condannato a sei anni di carcere per stupro e offesa al pudore. Il reporter Soulaimane Raissouni era caporedattore del quotidiano Akhbar Al Yaoum: nei suoi editoriali criticava spesso la corruzione del Governo e sosteneva la riforma politica. Anche Raissouni è in carcere dal 2020 e recentemente è stato condannato a cinque anni di carcere per violenza sessuale. Taoufik Bouachrine, infine, è giornalista ed editore, tra i fondatori del quotidiano al-Massae. Bouachrine è finito in manette nel 2018 e nel 2021 è stato condannato a 15 anni di carcere per reati sessuali.

Quando si vuole mettere in prigione un giornalista, lo si accusa di violenze sessuali

Del caso dei giornalisti marocchini ha parlato pochi giorni fa il reporter algerino Khaled Drareni: “In Marocco ci sono oggi tre giornalisti in carcere: Taoufik Bouachrine, Omar Radi e Soulimane Raissouni. Sono accusati di stupro, ma sono falsità. Sappiamo bene che le vere ragioni di queste incarcerazioni sono il loro lavoro giornalistico e l’indipendenza. Lì, quando si vuole mettere in prigione un giornalista, lo si accusa di violenze sessuali e da noi di attentato all’unità nazionale e alla sicurezza dello Stato”.

La libertà d’informazione ed il giornalismo in Marocco, quindi, sono sotto attacco ed all’orizzonte si prepara una nuova bufera. Come già accennato, infatti, Il Parlamento marocchino riunitosi appositamente in seduta plenaria ha lanciato un monito al Parlamento europeo. “La sessione plenaria congiunta delle due Camere è stata un forte momento istituzionale durante il quale gli eletti della nazione, di tutte le categorie e di tutte le appartenenze politiche messe insieme, hanno assunto la loro responsabilità collettiva e hanno assunto pienamente il loro ruolo di fronte allo slittamento dei loro omologhi europei”, ha sottolineato il quotidiano Aujourd’hui le Maroc.

 

 

Articolo precedenteIl Metaverso e le frontiere dell’esplorazione digitale
Articolo successivoIl punto di NewsGuard su ChatGPT e disinformazione
Giornalista, esperto di comunicazione, copywriter. Laureato in Scienze della Comunicazione e successivamente specializzato in digital journalism e content marketing. Collabora con diversi quotidiani, portali web e agenzie di comunicazione, tra cui Media 2000, Antimafia 2000, iGv Network, Il Mattino.