Il  libro di Eric Le Ray: “Le journal sans journalistes ou le 5e pouvoir des gens ordinaires” (il giornale senza giornalisti o il V° potere della gente comune) analizza le fasi del cambiamento nel mondo editoriale e ne definisce tre. L’ultima è in corso e secondo il giornalista canadese porterà alla scomparsa della carta.

Oggi  La gente è il messagio – scrive Le Ray  che propone  l’aggiornamento della famossissima frase di Mcluhan  Il mezzo è il messaggio. Il libro è provocatorio, ma non pessimista sul futuro della stampa e dei giornalisti.

Le Ray ripercorre le tappe dell’ evoluzione. Il caso Trump diventa esempio da manuale per spiegare l’avanzata del potere dei nuovi media che sconfiggono i tradizionali, tutti a favore di Hillary Clinton, questo per lui succede perchè è la genmte comune a prendere potere.
Certo del ruolo ancora fondamentale della stampa nella sfera pubblica del mondo, invita noi tutti a separare l’ambiente in cui viviamo che è totalmente nuovo, dall’informazione. Infatti, le immagini e le parole sono rappresentazioni ancora essenziali per permettere ai cittadini di comprendere la realtà in cui sono immersi, e servono ieri come oggi per promuovere e sostenere opinioni sulle questioni sociali, morali, etiche e politiche.
Per Le Ray la carta stampata non attraversa una crisi economica, ma un cambiamento attitudinale, in quanto non è più il luogo primario delle informazioni. La mancanza di fiducia nei giornalisti da parte dei cittadini è elemento essenziale di questa crisi: le raccomandazioni degli amici e le opinioni degli esperti hanno sostituito il racconto del giornalista. La diffidenza, secondo Le Ray, si è accumulata nel corso del tempo, verso i media tradizionali perché i giornalisti professionisti sono stati percepiti sempre più vicini ai partiti politici e al potere di ogni tipo.
Il lettore, da consumatore di contenuti è diventato anche distributore e produttore d’informazioni, da qui parte la rottura che ha decretato la fine del monopolio della fabbrica editoriale tipo. Ai giornalisti chiede di rinnovarsi nelle pratiche, di porsi domande per comprendere quali sono le condizioni indispensabili per riconquistare la fiducia del pubblico, primo passo per arrivare a sconfiggere algoritmi e raccomandazioni.
Siamo alla “Distruzione creativa” (Schumpeter), che annuncia la morte dell’ex “potere di mediazione” per testimoniare la nascita di un nuovo “potere di mediazione” più contemporaneo e moderno, più individuale: il passaggio dalla galassia Gutenberg alla galassia di Steve Jobs. Siamo al Quinto potere che non deve essere inteso solo nel senso che “la sfera della comunicazione assorbe la sfera dell’informazione e della cultura di massa”.
Il Quinto potere siamo noi, la società civile, dice La Ray, ed a questo proposito ricorda che il Washington Post ha abolito il difensore civico nel 2013, sostenendo: “Il pubblico può ora assumere questo ruolo”.
Si chiede se i cittadini possono sostituire i meccanismi di autoregolamentazione giornalistica tradizionali, in una società democratica dove ai giornalisti è chiesto di informare e proteggere i cittadini da abusi di potere e, ora, anche da pratiche di spionaggio, ormai, diffuse della nostra vita privata.
Cita l’NSA per gli USA e la CSE canadese. Le Ray teme che il giornalismo di inchiesta possa finire proprio per le pratiche di controllo digitale, riporta ad esempio Julian Assange e Edward Snowden a dimostrazione dei limiti delle nostre libertà con WikiLeaks 7.0.
Ribadisce che lo Stato di diritto e la separazione dei poteri sono alla base delle nostre democrazie e proprio per la necessità di difendere questi valori spinge la categoria a recuperare credibilità e soprattutto la legittimità, riflettendo su quali miglioramenti sono insiti nell’opportunità che oggi hanno tutti i cittadini di diventare giornalisti. In un sondaggio via Twitter nel dicembre 2016 il giornalista Jean-Jacques Bourdin ha chiesto se è lecito o opportuno che chiunque possa diventare un “Cittadino giornalista” oggi. Le risposte sono state disastrose per l’immagine del giornalista, così come per il sondaggio di RMC in Francia, che ha posto la domanda: “I media ci mentono?” Su un campione di 8000 utenti il 91% ha risposto positivamente. Questi sono segnali deboli da non sottovalutare, secondo Le Ray perché potrebbe far emergere un nuovo selvaggio Far West per il mondo delle informazioni e delle opinioni, senza etica o responsabilità. Ecco perchè dice che il mondo di Internet richiede un ripensamento delle pratiche di autoregolamentazione.
Le Ray divide la nostra storia recente in tre fasi. Nella prima parte della storia di Internet la maggior parte dei protagonisti del mondo editoriale ha adottato e adattato le pratiche in uso nei mezzi di comunicazione tradizionale. La definisce l’era del copia e incolla, dal mondo analogico a quello digitale. Poi si è passati all’era della complementarietà, si è cercato di trovare e promuovere sinergie fra i diversi mezzi e piattaforme. Dal 2016, invece, il giornalista canadese vede il grande cambiamento nell’era che definisce della sostituzione: il mondo digitale prende il sopravvento.
Ma anche in questa nuova fase libertà, concorrenza e nessuna sovvenzione sono l’unica via per garantire una reale indipendenza dei mezzi di comunicazione, dice Le Ray. In questo contesto le informazioni di qualità che seguono le esigenze e la realtà della gente comune fanno il resto.
Sprona il giornalista professionista a non aver paura delle novità perché il citizen journalism può commettere errori e, dunque, invita all’azione perché dopo Trump, la stampa deve reinventarsi per evitare di finire quale forma d’arte, ricordata nei musei.
Propone di lavorare alla definizione della professione giornalistica basata sull’etica dell’eccellenza dove la qualità principale del giornalista è quella di dubitare di tutto, compreso se stesso. Ricorda Toffler: “Se non si dispone di una strategia sei parte della strategia di qualcun altro”.
Di una cosa è certo: i media devono dirigersi verso ricerche di reddito diversificate o addirittura estranei alla loro attività originaria. Il New York Times, per esempio, vende kit pasto, consegnati a casa, ha creato un club del vino, che suggerisce buoni vini online ed ha realizzato un negozio di merce con il marchio New York Times. In più organizza conferenze in tutto il mondo, il prezzo medio del biglietto è di $ 4000, ma per partecipare bisogna essere scelti dal quotidiano. Da un lato i media tradizionali si reinvetano e dall’altro nascono nuove associazioni come quella delle stampa indipendente online (SPIIL), fondata in Francia nel mese di ottobre 2009 che ha attualmente 148 membri che pubblicano 175 titoli di stampa, società che sperimentano modelli di business sostenibili.
Tuttavia è interessante leggere che per Le Ray il Quinto potere non garantisce il pluralismo dell’informazione. L’enorme progresso tecnologico ha trasformato le informazioni rendendo più deboli alcuni e più forti altri ma proprio in questo quadro si intravvedono nuovi cambiamenti e privilegi da abbattere.
Infine sottolinea che il Quinto potere in via di costituzione è anch’esso tumultuoso, può significare migliorare o peggiorare, ma incarna la libertà di scelta, la sovranità degli individui sulle loro vite e le loro decisioni. La disinformazione circola anche in questo contesto, ma allo stesso modo in cui i consumatori rifiutano i prodotti sbagliati, l’informazione corretta scaccia l’incorretta.
L’attenzione di Le Ray è sul cittadino medio, o la gente comune come amava chiamarli George Orwell, che non ha necessariamente una tessera stampa ma che sfida il Quarto potere tradizionale. Il processo tradotto in un nuovo modello è stato creato attorno al concetto teorico di “La gente è il messaggio”. Il modello analizza i nostri tempi e la costruzione di una nuova realtà sociale diversa da quella di McLuhan che si basava sul concetto di “medium è il messaggio” che non comprendeva la rivoluzione delle tecnologie digitali mobili personalizzate. Oggi Internet, associato alle tecnologie digitali mobili, al cloud computing e ai social media, contribuisce alla costruzione sociale di una nuova realtà, un nuovo volto del mondo che ha una dimensione inedita, ma non senza costi di produzione.

Eric Le Ray uomo dei media canadese, giornalista tradizionale appassionato d’innovazione tecnologica nella comunicazione, amico del nostro direttore scientifico Derrick de Kerckhove.

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Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.